I rischi per la sicurezza se si perde uno smartphone

Ormai si fa un uso esasperante degli smartphone nella nostra vita quotidiana. Lo utilizziamo per tutto, non solo per il lavoro, svolgendo le normali operazioni che, fino a qualche tempo fa, eravamo abituati a svolgere su un pc. Ci ha aiutato, soprattutto, l’usabilità degli attuali device che ci offrono connettività over-the-air, in qualsiasi posto ci troviamo, grazie alla necessità di averli continuamente connessi alla rete per sfruttarne tutte le funzionalità.

Eppure i problemi che tutti noi ci poniamo sull’utilizzo di software installati sui pc “non mobili”, sulla protezione, la sicurezza nella connettività, l’accesso protetto, ecc. non ce lo poniamo quando utilizziamo un telefonino, anzi, spesso lasciamo tutto memorizzato ed aperto magari sul browser o sulle app installate.

Pochi si fanno il problema di svuotare la cronologia dei siti web visitati, effettuare il logout dai siti sui quali ci si è autenticati, magari lasciando aperta la sessione. Molti usano i client di posta pre-installati (ad esempio, Mail su iPhone), sincronizzando le email quotidianamente. Eppure tutte queste informazioni rimangono lì, completamente accessibili. Dunque, la domanda che molti non si fanno è la seguente:

“Cosa succederebbe se perdessi o rubassero il mio smartphone?”

La risposta è semplice: tutti i dati memorizzati e sincronizzati su di esso, sarebbero completamente accessibili a chi se lo troverà tra le mani. Sarebbe a rischio quella che è definita la nostra sicurezza digitale. Pubblico di seguito uno studio, riportato su NewBigBlog, e che ci aiuterà ad accendere un campanello di allarme su un problema evidente e con un alto livello di rischio.

La Symantec ha recentemente eseguito una ricerca, smarrendo intenzionalmente cinquanta smartphone Android a New York, San Francisco, Ottawa e Washington.Il cosiddetto “Progetto Honeystick” voleva proprio testare le reazioni di coloro che avrebbero ritrovato i cellulari. Se molti hanno contattato il numero di emergenza per restituire lo smartphone smarrito, è altrettanto vero che il 95% ha curiosato più o meno innocentemente tra i dati e tra le informazioni più ambite ci sono quelle economiche e bancarie. Il 72% ha aperto video ed immagini, il 60% ha provato ad entrare nell’account Facebook e Twitter, mentre ben il 40% ha provato a curiosare tra le email fino a ricercare dati bancari. Oltre la metà delle persone hanno scoperto le password e la maggior parte ha cercato nell’elenco delle parole chiave.

Nella vita reale, quindi, perdere il proprio smartphone potrebbe generare molti problemi, dal furto d’identità o di account, alla divulgazione di contenuti privati fino a truffe e furti. È fondamentale, pertanto, utilizzare tutti gli strumenti di amministrazione per rendere più sicuro il nostro cellulare.

Quindi, ecco una lista di suggerimenti che potrebbero tutelare la vostra sicurezza e privacy digitale:

  1. Inserite una password di accesso al vostro smartphone. Spesso è configurabile nelle preferenze/impostazioni e si attiva in automatico dopo un dato tempo (minuti di inattività);
  2. Attivate un software di monitoraggio che rileva la posizione del vostro device nel caso di furto o smarrimento (spesso con rilevamento GPS, come fa la Apple con il sistema “Trova il mio iPhone”). Spesso questi sistemi permettono anche di controllare la cancellazione dei dati memorizzati sul device direttamente da remoto;
  3. Annotatevi su un pezzo di carta il codice IMEI del vostro cellulare. Questo codice è utile per segnalare il furto/smarrimento al vostro operatore che potrebbe, nel caso in cui la vostra SIM rimane all’interno del dispositivo, rilevare addirittura le celle più vicine in cui viene trasmesso il segnale e, quindi, la posizione. Anche se la procedura non è aggiornata, potete leggere le istruzioni per rendere inutilizzabile il telefono cellulare anche se si cambia la scheda telefonica (SIM card) a questo link: http://www.cellularitalia.com/comu/comu060704.php
  4. Non salvate nessuna password di accesso su blocco note o file memorizzati sullo smartphone e non lasciate aperte le pagine di siti web su cui vi siete precedentemente loggati. Assicuratevi di fare sempre il logout;
  5. Per maggiore sicurezza, cancellate anche la cronologia dei siti web visitati oppure disabilitatene il salvataggio nelle preferenze del browser;
  6. Se utilizzate apps di accesso diretto a servizi/portali online (ad esempio, l’app Facebook o Twitter direttamente installate sul vostro smartphone), invece di accedere mediante la pagina web, anche qui ricordatevi di effettuare il logout dopo averle utilizzate;
  7. Se sincronizzate gli account di posta sul device con app client (come Mail per iPhone), poiché le vostre email sono memorizzate localmente e, spesso, queste app non permettono di impostare una password di accesso, vi conviene eseguire il punto 1, altrimenti leggete sul sito online la vostra posta.
  8. Ovviamente, effettuate periodicamente copie di backup o sincronizzate i vostri dati con un pc (foto, contatti, messaggi e quant’altro)
Questi sono solo alcuni semplici suggerimenti, magari esistono dei programmi avanzati che permettono di aver maggiori livelli di sicurezza sui vostri dispositivi. Ebbene, se li conoscete, adottateli! Se qualcuno si trovasse fra le mani il vostro cellulare, potrebbe ricostruire e risalire a gran parte delle vostre informazioni.

10 ottimi motivi per cambiare lavoro

“Dobbiamo sempre provare a cambiare, a rinnovarci, cercare di ringiovanirci; altrimenti diventiamo solo più duri”
Johann Wolfgang Von Goethe

Girovagando sulla rete, ho trovato degli indicatori di salute che ci segnalano che siamo stanchi del nostro lavoro. Premetto che io sono appassionato del mio (anche se spesso capitano situazioni o periodi in cui mi sento stanco e penso “Ma chi me lo fa fare!”), ma ho risposto tra me e me alle domande che sto qui ad elencare.

Chi non alterna momenti di entusiasmo, fasi di relativo benessere e giorni di sconforto, quando pensa al proprio lavoro? Ecco le domande che occorre farsi per capire se si è stanchi e che dovrebbero spingere a prendere in mano la situazione per non sentirsi insoddisfatti.

1. Siete insofferenti quando vi recate a lavoro? Se la mattina faticate a svegliarvi per prepararvi e uscir di casa e, durante il tragitto, vi viene il magone al pensiero di trascorrere otto ore in ufficio, scatta un primo indicatore.

2. Avete il desiderio di cambiare lavoro? L’insoddisfazione porta al desiderio di cambiare lavoro, all’immaginarsi in un altro contesto lavorativo o a qualcosa che si vuol fare in un prossimo futuro. E’ sintomo che non vi piace quello che fate.

3. Cercate spesso altre opinioni sul vostro desiderio di cambiare lavoro? Quando iniziate a chiedere ad altri colleghi o conoscenti, cosa ne pensano circa la vostra insoddisfazione e quando, soprattutto, iniziate a spettegolare e a parlar male di persone che lavorano con voi, iniziate ad “odiare” l’ambiente lavorativo in cui vi trovate e si passa, dunque, al punto 4.

4. Avete risentimento verso i vostri colleghi e la società per cui lavorate? Il risentimento porta a parlare male dei colleghi e a vedere la società per la quale si lavora come un organismo oppressivo e che costringe a “sprecare ore preziose”.

5. Le vostre difese immunitarie ultimamente sono calate? I disturbi psicosomatici protratti nel tempo, portano momenti di stress, di stanchezza fisica e abbassamento delle difese immunitarie. L’organismo avvisa che occorre dare una svolta alle proprie abitudini.

6. Non date importanza a quello che fate o lo fate svogliatamente? Se reputate che le vostre azioni siano importanti per altri, ma non per voi, oppure le fate svogliatamente, si perde l’entusiasmo di crescere professionalmente. Si pensa che quel che si fa sia finalizzato ad accrescere un profitto altrui e non ci si sente più parte di un gruppo o organizzazione. Si ha la consapevolezza di non imparare più nulla in quella attività.

7. Siete meno produttivi? Questo indicatore è particolarmente pericoloso. A lungo andare il datore di lavoro potrebbe prendere provvedimenti o un cliente potrebbe lamentarsi. O si ritrova la voglia e lo stimolo, oppure occorre cambiar vita prima che siano gli altri a decidere le nostre sorti.

8. Dimenticate spesso gli impegni o commettete errori? Sintomo che si presta più attenzione in quel che si fa. Potrebbe recare un disagio o un pericolo per colleghi e clienti.

9. Non siete più propositivi e creativi? Se avete la fortuna di fare un lavoro creativo e non sapete più proporre idee, realizzarle, non introducete novità, il mestiere che state svolgendo non permette al vostro istinto creativo di emergere.

10. Non rispettate più alle regole?  Se le regole vi stanno strette, vi opprimono, ve le sentite imposte, ecco che non avete più la coscienza di lavorare per una organizzazione.

Queste sono solo alcune delle domande che fanno capire che si è insoddisfatti del proprio lavoro. Se la risposta è positiva per almeno la metà, allora iniziate ad attivarvi per trovare qualcosa di più stimolante. Potreste essere più creativi, propositivi, finalmente realizzati e in pace con voi stessi.

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La crisi c’è sempre stata

Periodo di crisi questo. Eppure penso che ci sia sempre stata. Da quando ho iniziato a lavorare, ho visto che la situazione non è cambiata soltanto nell’ultimo anno, dalla caduta del governo Berlusconi per intenderci, ma probabilmente è involuta tempo fa. ” La crisi c’è, ma non si vede” (riprendendo la citazione della nebbia a Milano del film di Totó).

Prima o poi, come si dice, “i nodi vengono al pettine” e il disagio che c’è oggi non è altro che la conseguenza di cattivi comportamenti protratti nel tempo. Mi chiedo che futuro avremo noi giovani, che siamo una generazione che, se non si poggiasse sull’aiuto economico dei nostri genitori, sarebbe destinata davvero allo sbando?

Io posso reputarmi davvero fortunato, visto che lavoro, che al giorno d’oggi è diventato un lusso di pochi. Poi ci sarebbe da aprire qui una diatriba sul declassamento e la bassa specializzazione di certi soggetti ma, visti i chiari di luna, al momento non è il caso di discuterne.

Scrivo questi pochi pensieri di getto perché mi spiace per tutti coloro che si sentono messi da parte da uno Stato che assolutamente non aiuta i giovani, che parla solo di tasse, pensioni, stipendi dei politici…

Un giovane italiano rappresenta il futuro del paese ed è innaffiando dalla radice che si fa crescere un albero, non estirpandone soltanto le foglie!

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I nostri silenzi

Quante volte vai per la strada e rimani in silenzio di fronte ad una realtà che vorresti modificare, quante volte avresti voglia di dire qualcosa che cambi le cose per migliorare la vita, quante persone non denunciano le situazioni più ovvie, quanti abitanti di una città non hanno modo di dire come si sentono, o cosa li infastidisce o ancora, cosa potremmo fare per cambiare tutto ciò.
Tutti i giorni, in ogni secondo che passa, vi sono milioni di silenzi nel mondo intero: silenzi verso noi stessi, verso la persona che ci è accanto, silenzi fra vicini, città, paesi e continenti. Questi silenzi cambiano in maniera significativa la vita di tutti. La mancanza di libertà di espressione o, peggio ancora, l’opportunità che neghiamo agli altri di dire quel che pensano, è una costante quotidiana. Cosa succederebbe se ciò cambiasse?
La mostra scultorea “I Nostri Silenzi” dell’artista Rivelino – che si contraddistingue per la monumentalità ed il numero delle sue opere – è basata concettualmente su queste riflessioni.
E’ composta da una serie di dieci imponenti busti in bronzo a cera perduta, di dimensioni 3.20 x 2.30 x 1.10 metri. I volti di queste opere raffigurano caratteristiche fisiche rappresentative di diverse razze, fornendo quindi tratti identificativi in cui possono rispecchiarsi tutte le persone del mondo. Tutte hanno la bocca chiusa da una placca che riporta differenti iscrizioni, i cui testi e schemi si ripetono sul petto e sulla schiena di ogni opera. Lo spettatore deve interpretare ciò che le sculture vogliono dirgli e, a sua volta, cosa desidera esprimere.
I percorsi espositivi sono stati valutati sulla base dell’intenzione identitaria della mostra affinché la maggior parte delle persone possa avervi accesso e possa ammirarla oltre che visivamente, anche attraverso gli altri sensi, risultando quindi fruibile pure da parte di persone non vedenti o ipovedenti grazie ad un cubo tattile che al suo interno contiene quattro sculture in scala che, anche se non viste, possono essere toccate.
Poche volte il Messico ha contato su una proposta scultorea di queste caratteristiche, opportunità che permette di consolidare, tramite l’are, il luogo che occupa nel mondo quale potenza culturale. Una mostra come “I Nostri Silenzi” ci coinvolge tutti e non potrà mai passare inosservata.

La mostra scultorea “I Nostri Silenzi” dell’artista messicano Rivelino si terrà dal 16 settembre all’11 ottobre 2010 a Roma, in Villa Borghese – Viale delle Magnolie (ingresso libero).

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La spada di Damocle

Dioniso, tiranno dei Siracusani, giudicò come egli stesso fosse beato. Infatti, poichè uno dei suoi adulatori, Damocle, ricordava in un suo discorso le sue milizie, l’autorità, la grandezza del regno, l’abbondanza delle ricchezze, la magnificenza della reggia, e diceva che non c’era mai stato qualcuno più beato: “Desideri dunque – disse – oh Damocle, poichè questa vita ti piace, assaggiarla e sperimentare la mia fortuna?”. Avendo egli detto che lo desiderava, Dioniso comandò che l’uomo fosse posto su un letto d’oro, con uno strato bellissimo di una coperta tessuta, ornato di magnifiche ricchezze , e ornò le molte tavolette di oro e di argento cesellato. Quindi comando che i servi scelti restassero alla mensa e li servissero diligentemente quando intuivano il cenno del suo capo. C’erano unguenti, corone; erano bruciati odori, le mense erano preparati con squisitissime pietanze. Damocle si riteneva fortunato. Dioniso comandò che nel mezzo della tavolata fosse appesa una spada lucente attaccata con un crine di cavallo al soffitto, affichè sovrastasse le cervici di quel beato. Pertanto non guardava quei bei servitori nè l’abbondante argento delle opere d’arte nè porgeva la mano alla mensa, già le stesse corone si dileguavano; infine il tiranno lo pregò di andarsene poichè non desiderava più essere beato. Così Dioniso dimostrò che niente era felice per lui, sul quale pendeva sempre qualche paura.

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Innamoratevi

Voi non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili
aspettate almeno una ottantina d’anni
scrivetele su un altro argomento
che ne so … sul male su un termosifone sui treni in ritardo,
non esiste una cosa più poetica di un altra.
Avete capito la poesia non è fuori è dentro.
Cos’è la poesia non chiedermelo più,
guardati nello specchio la poesia sei tu.
E scrivetele bene le poesie cercate bene le parole,
dovete sciegliere,
a volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola,
sciegliete,
che la bellezza è cominciata quando qualcuno a cominciato a sciegliere.
Guardate Eva, sapete quanto ci ha messo Eva prima di sgliegliere la foglia di fico giusta?
o questa, questa o questa … ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.
INNAMORATEVI!!
Se non vi innamorate è tutto morto
vi dovete innamorare e diventa tutto vivo si muove tutto
DILAPIDATE LA GIOIA!
INNAMORATEVI!!!
Sperperate l’allegria,
siate tristi e taciturni con esuberanza
fate soffiare in faccia alla gente la felicità…
INNAMORATEVI!!!
Questo è quello che dovete fare
per trasmettere la falicità bisogna essere felici
e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici, per essere felici dovete patire
stare male soffrire non abbiate paura di soffrire
tutto il mondo soffre.
E se non avete i mezzi non vi preoccupate tanto per fare poesia una sola cosa vi serve: TUTTO!
E non cercate la novità,
la novità è la cosa più vecchia che ci sia
e se il verso non vi viene da questa posizione
da questa da cosi, buttatevi in terra mettetevi cosi!
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza.
Perchè non mi si sono messo prima?
I poeti non guardano. Vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
INNAMORATEVI!!!
Se non vi innamorate è tutto morto
vi dovete innamorare che diventa tutto vivo
si muove tutto.
DILAPIDATE LA GIOIA!
INNAMORATEVI!!
Sperperate l’allegria
siate tristi e taciturni con esuberanza
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità
INNAMORATEVI!!!
Questa è la bellezza
come quei versi la
che voglio che rimangano scritti li per sempre.
Forza cancellate tutto.

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