La raccomandazione e il gioco dell’oca

La raccomandazione (di Alberto Moravia)

Disoccupato e sfinito, indossando sotto l’unica giubba, l’unica camicia e l’unica cravatta, quella inamidata dal sudore, questa ridotta ad una corda, la testa piena di nebbia e le grinze della pancia che mi giocavano a tresette, pensai bene di consultarmi con un amico mio. Quest’amico si chiamava Pollastrini ed era autista presso due vecchie signorine che avevano una macchina più vecchia di loro e se ne servivano sì e no due volte alla settimana: un posto ideale. Lo trovai al garage, che rimestava nel cofano; come mi vide, subito comprese dalla mia faccia che stavo male e, prim’ancora che parlassi, mi diede una sigaretta. L’accesi con mano tremante e gli spiegai la cosa. Lui si grattò la testa, perplesso, e poi rispose:

E’ un brutto momento, non c’è lavoro e meno ce ne sarà in futuro; qui si parla che se continua questa bella abitudine che ha la gente di guidarsi la macchina da sé, la categoria degli autisti padronali dovrà scomparire…però, io sai che faccio? Ti mando dall’avvocato Moglie, che a suo tempo fu tanto buono con me. – Aggiunse che questo Moglie conosceva mezza Roma, che, se poteva un favore lo faceva e che, insomma, da cosa nasce cosa. Così dicendo, era andato alla cabina del garage e lì telefonò all’avvocato.

Il tram della circolare apparve, pieno zeppo dentro e con la gente appesa fuori sui predellini. Mi attaccai anch’io e così appeso, mi feci tutti i Lungoteveri fino a piazza Cavour. Arrivo, smonto, corro, salgo otto capi di scala in un palazzo signorile, suono, una cameriera mi fa entrare in una anticamera grande e bella, con due specchi incorniciati d’oro e due consolle di marmo giallo. Subito dopo l’avvocato si affacciò e mi invitò ad entrare dicendo:

– Sei fortunato, mi hai preso in tempo, stavo per andare in Tribunale. –

Era un uomo piccolo, con la faccia larga e gialla, e gli occhi neri come il carbone. Disse scartabellando non so che scartafaccio:

– Dunque, tu ti chiami Rondellini Luigi. –

Protestai con vivacità: – No, mi chiamo Cesarano Alfredo…ha telefonato per me Pollastrini… per una raccomandazione.. –

– E chi è Pollastrini?. –

Mi si annebbiò la vista e risposi con un fil di voce: – Pollastrini Giuseppe…l’autista delle signorine Condorelli.-

L’avvocato si mise a ridere, con un riso, per la verità, gentile, e disse:

– Ma sì certo… devi aver pazienza…lui ha telefonato e io gli ho parlato…tutto vero…ma sai com’è?… gli ho parlato e risposto con la mente ad altro, così che, quando ho buttato giù il telefono, mi sono domandato: ma chi era? Che ha detto? Che gli ho risposto? Ora tu sciogli il mistero: Dunque, se ben ricordo, Cesarano, tu vuoi una raccomandazione per diventare giardiniere al Comune? –

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