[SemanticWeb] Microformats: le pagine web acquistano significato

I Microformats permettono di inserire nelle pagine web i cosiddetti “smarter data” (informazioni “intelligenti”). In poche parole, non sono altro che semplici convenzioni per includere dati strutturati nelle pagine web ed arricchirle di informazioni (semantiche). Sono solo alcuni dei possibili semantic markup che hanno, appunto, lo scopo di inserire “conoscenza semantica” nelle nostre pagine. Nel panorama dei microformati ne esistono diversi e alcuni li utilizziamo quotidianamente mentre navighiamo o scriviamo articoli o post online. Alcuni di questi permettono di  ricavare le relazioni tra le persone dai blogrools (link “amici” nei nostri blog), commenti, coordinate ed altre info aggiuntive.

L’utilizzo dei microformats si è diffuso a tal punto che Google stessa dichiara che il 50% delle pagine su Internet contiene questi “semantic markup” e incoraggia a supportare l’iniziativa poiché i microformats migliorano e semplificano la ricerca dei contenuti. Ad esempio, Google appoggia e supporta il microformats hRecipe con l’iniziativa Rich Snippets.

Articoli interessanti su tale iniziativa sono i seguenti:

Rich snippets (microdati, microformati e RDFa) . Da quanto si legge qui, gli snippet, le poche righe di testo visualizzate sotto ogni risultato di ricerca (nei motori come Google), hanno lo scopo di dare agli utenti un’idea dei contenuti della pagina e del motivo per cui sono pertinenti alla query impostata.

Se Google comprende i contenuti delle pagine può creare rich snippet, vale a dire informazioni dettagliate utili per gli utenti che impostano query specifiche. Cioè questi rich snippet consentono agli utenti di capire se il sito è pertinente alla loro ricerca. Si aiuta Google a presentare queste informazioni pertinenti aggiungendo ulteriore codice di markup HTML nelle pagine. Questo codice di markup consente a Google di riconoscere determinati tipi di dati e di visualizzarli nei rich snippet quando opportuno.

Google consiglia di utilizzare i microdati, ma sono supportati tutti i tre formati che seguono. Non occorre conoscere già questi formati, è sufficiente una conoscenza di base del linguaggio HTML.

Esiste anche lo strumento di test dei rich snippet per assicurarsi che Google possa leggere ed estrarre i dati dai markup inseriti su una pagina: Rich Snippets Testing Tool

Nella tabella seguente vengono mostrati i microformati più popolari e le relative iniziative:


Un webservice online molto potente che ci aiuta a rinvenire e interagire con i microformati nelle pagine è microform.at, il quale prende in pasto una URL e rintraccia tutti i microformats presenti sulla pagina con relativo formato.

Facciamo un esempio: se sul sito microform.at inserisco come URL http://it.wikipedia.org/wiki/Calabritto, il webservice mi estrae tutti i microformati presenti nella pagina. In particolare, se scarico il formato KML (Keyhole Markup Language), un linguaggio basato su XML creato per gestire dati geospaziali in tre dimensioni, e lo importo su Google Earth, mi fa vedere su mappa i dati geospaziali acquisiti dalla URL inserita.

Vediamo alcuni microformats:

Friend of a Friend

FOAF (Friend of a Friend ) è una ontologia che descrive le relazioni tra le persone, le loro attività, ecc. Il principio di FOAF viene sfruttato da XFN (XHTML Friends Network) che lo ritroviamo, per esempio, nel plugin “blogroll” di WordPress, e  serve a descrivere le relazioni tra i siti, e relativi autori/proprietari, creando le relazioni tra le persone:

<a href="http://jane-blog.example.org/" rel="sweetheart date met">Jane</a>
<a href="http://dave-blog.example.org/" rel="friend met">Dave</a>
<a href="http://darryl-blog.example.org/" rel="friend met">Darryl</a>
<a href="http://www.metafilter.com/">MetaFilter</a>
<a href="http://james-blog.example.com/" rel="met">James Expert</a>

Per maggiori informazioni su XFN vedi: http://gmpg.org/xfn/intro

Un altro microformats particolarmente usato per inserire informazioni di geolocalizzazione in una pagina web è detto GEO. Si ispira alla omonima proprietà presente nel microformats vCard. Siti popolari, come Wikipedia e Yahoo!, utilizzano geo e altri microformats per esporre informazioni di geolocalizzazione.

<!-- The multiple class approach -->
<span style="display: none" class="geo">
  <span class="latitude">36.166</span>
  <span class="longitude">-86.784</span>
</span>

<!-- When used as one class, the separator must be a semicolon -->
<span style="display: none" class="geo">36.166; -86.784</span>

Altri microformats molto usati (specie da Google) sono quelli che riguardano l’inserimento di commenti, opinioni e recensioni, ricette con ingredienti  e istruzioni, come hRecipe e hReview. Il sito http://www.foodnetwork.com/  utilizza hRecipe e hReview per catalogare le ricette e le recensioni degli utenti.

Info su hRecipe: http://microformats.org/wiki/hrecipe

Info su hReview: http://microformats.org/wiki/hreview

Tra i microformats più famosi non possiamo non citare OpenGraph di Facebook, protocollo che consente a qualsiasi pagina web di diventare un oggetto presente in un grafo sociale.

Il grafo sociale ha lo scopo di rappresentare i legami tra le persone e le azioni che questi hanno con le risorse presenti tra loro e in rete. Il protocollo si attua mettendo nella pagina determinati tag e accedendo alle informazioni e ai dati correlati attraverso le API di Facebook.

 

Concludendo, i microformati, insieme ad altri semantic markup, sono ovunque nelle nostre pagine e permettono di ricostruire relazioni e collegamenti tra persone, risorse, contenuti sparsi sulla rete. Siamo ancora lontani da un processo di standardizzazione, che si spera arrivi con l’HTML5. Al momento navighiamo in un mare di tag che impregnano le nostre pagine web e che cercano di dargli un significato, vitali per l’interpretazione da parte dei software e per attuare quello che è definito machine learning.