Premio FORUM PA 2017: 10×10 = cento progetti per cambiare la PA

Al FORUM PA 2017 sono stati presentati i vincitori del “Premio FORUM PA 2017: 10×10 = cento progetti per cambiare la PA”. La mia azienda, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), ha partecipato con il progetto “BusinessContinuity, Disaster Recovery & Cyber Physical Security Center“, posizionandosi tra i primi 5 vincitori del premio. Personalmente ho partecipato attivamente all’iniziativa progettuale denominata “CYPSEC” (Cyber Physical Security Center), che prevede la realizzazione di una Centrale Operativa per il monitoraggio, il controllo e l’incident detection/response degli eventi di sicurezza logica e fisica, in grado di individuare le vulnerabilità e gestire le situazioni di pericolo.

Tale riconoscimento gratifica e premia il lavoro fatto insieme ai miei colleghi.

Di seguito gli abstract del progetto e il riconoscimento conferito ad IPZS:

Forum PA Challenge 2017 - IPZS - BC, DR e CYPSEC

Forum PA Challenge 2017 - CYPSEC
Titolo: Forum PA Challenge 2017 - CYPSEC (0 click)
Etichetta:
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FORUM PA 2017: Premio IPZS

Riferimenti:

Lavorare troppe ore è controproducente: facciamo un po’ di conti

Vi riporto un articolo di Joel Spolsky sulle sue riflessioni relative alle condizioni di forte stress e “sfruttamento” dei dipendenti di una società di informativa (di cui non cito il nome). Joel Spolsky è il fondatore della Fog Creek Software, una piccola ditta di software a New York. Laureato alla Università di Yale, ha lavorato come programmatore e manager presso Microsoft, Viacom e Juno. L’esempio si può benissimo adattare ai più svariati contesti lavorativi (non solo il campo informatico), specie dove si usa l’intelletto.

Esiste un’importante scuola di pensiero che riguarda il mondo dello sviluppo di software, di cui faccio parte, che afferma che i programmatori che lavorano per più di 40 ore la settimana per lunghi periodi di tempo sono meno produttivi di quelli che non sono chini sulla scrivania tutto il tempo. Questa teoria è esaminata e documentata in libri quali Peopleware di Timothy Lister e Tom DeMarco. Quando si è impegnati per più di otto ore al giorno in attività di programmazione, la qualità del lavoro prodotto viene compromessa a tal punto che è poi necessario dedicare due ore alla risoluzione dei bug per ogni ora trascorsa a scrivere codice. I risultati raggiunti dopo otto ore di lavoro sono infatti scadenti. Sono anche convinto che un dipendente con esperienza sia molto più valido di uno alle prime armi, e che un nuovo dipendente possa impiegare anche un anno per raggiungere il livello dei colleghi più esperti ed essere altrettanto produttivo. […]

Facciamo un po’ di conti. Se i programmatori sono obbligati a lavorare 90 ore la settimana, non possono sbrigare tutte quelle piccole commissioni che fanno parte della vita di tutti i giorni. Se sono al lavoro dalle 9.00 del mattino alle 10.00 di sera, 7 giorni su 7, quand’è che possono occuparsi del controllo delle emissioni per l’auto? Quand’è che possono pagare le bollette? O chiamare la mamma? Ve lo dico io quando: quando sono al lavoro. Tutte queste faccende vengono sbrigate durante l’orario di lavoro, quindi sottraiamo subito 10 ore di produttività dal totale della settimana. Bene, ora siamo scesi a 80 ore.

E le 40 ore di straordinari? Probabilmente sono inutili. Quasi tutti i programmatori obbligati a restare in ufficio fino a tarda sera utilizzano il tempo extra per navigare in Internet, chattare su IM o distrarsi con qualsiasi altro passatempo che non sia la scrittura di codice, e non perché siano pigri, ma perché il loro cervello chiude i battenti dopo un tot di ore di lavoro. […]

Supponiamo che per qualche ragione, prove alla mano, di queste 40 ore extra 10 vengano effettivamente dedicate alla scrittura di codice. A questo punto abbiamo 50 ore produttive. Ora aggiungiamo il costo di assunzione del personale per sostituire i lavoratori che si sono rovinati per il troppo lavoro. In genere, si stima che l’assunzione e la formazione di un nuovo dipendente costi all’incirca 12  mesi di retribuzione. Ciò include le spese di reclutamento, ma anche la minore produttività del nuovo dipendente mentre cerca di mettersi alla pari con i colleghi, il tempo che porta via agli altri dipendenti che devono intervistarlo e mostrargli tutto dopo l’assunzione, le spese di trasferimento, i premi di incentivazione, e altro ancora. […] Se vogliamo analizzare la situazione in base alle nostre 50 ore di lavoro settimanali, scendiamo a poco più di 25 ore produttive la settimana per lavoratore medio, perché quasi la metà dei dipendenti si trova ancora nel primo anno di lavoro e pertanto i costi iniziali non sono stati recuperati.

Settimane lavorative di 40 ore non solo sarebbero più umane, ma risulterebbero molto più proficue […]

[A proposito di softwareJoel Spolsky]

10 ottimi motivi per cambiare lavoro

“Dobbiamo sempre provare a cambiare, a rinnovarci, cercare di ringiovanirci; altrimenti diventiamo solo più duri”
Johann Wolfgang Von Goethe

Girovagando sulla rete, ho trovato degli indicatori di salute che ci segnalano che siamo stanchi del nostro lavoro. Premetto che io sono appassionato del mio (anche se spesso capitano situazioni o periodi in cui mi sento stanco e penso “Ma chi me lo fa fare!”), ma ho risposto tra me e me alle domande che sto qui ad elencare.

Chi non alterna momenti di entusiasmo, fasi di relativo benessere e giorni di sconforto, quando pensa al proprio lavoro? Ecco le domande che occorre farsi per capire se si è stanchi e che dovrebbero spingere a prendere in mano la situazione per non sentirsi insoddisfatti.

1. Siete insofferenti quando vi recate a lavoro? Se la mattina faticate a svegliarvi per prepararvi e uscir di casa e, durante il tragitto, vi viene il magone al pensiero di trascorrere otto ore in ufficio, scatta un primo indicatore.

2. Avete il desiderio di cambiare lavoro? L’insoddisfazione porta al desiderio di cambiare lavoro, all’immaginarsi in un altro contesto lavorativo o a qualcosa che si vuol fare in un prossimo futuro. E’ sintomo che non vi piace quello che fate.

3. Cercate spesso altre opinioni sul vostro desiderio di cambiare lavoro? Quando iniziate a chiedere ad altri colleghi o conoscenti, cosa ne pensano circa la vostra insoddisfazione e quando, soprattutto, iniziate a spettegolare e a parlar male di persone che lavorano con voi, iniziate ad “odiare” l’ambiente lavorativo in cui vi trovate e si passa, dunque, al punto 4.

4. Avete risentimento verso i vostri colleghi e la società per cui lavorate? Il risentimento porta a parlare male dei colleghi e a vedere la società per la quale si lavora come un organismo oppressivo e che costringe a “sprecare ore preziose”.

5. Le vostre difese immunitarie ultimamente sono calate? I disturbi psicosomatici protratti nel tempo, portano momenti di stress, di stanchezza fisica e abbassamento delle difese immunitarie. L’organismo avvisa che occorre dare una svolta alle proprie abitudini.

6. Non date importanza a quello che fate o lo fate svogliatamente? Se reputate che le vostre azioni siano importanti per altri, ma non per voi, oppure le fate svogliatamente, si perde l’entusiasmo di crescere professionalmente. Si pensa che quel che si fa sia finalizzato ad accrescere un profitto altrui e non ci si sente più parte di un gruppo o organizzazione. Si ha la consapevolezza di non imparare più nulla in quella attività.

7. Siete meno produttivi? Questo indicatore è particolarmente pericoloso. A lungo andare il datore di lavoro potrebbe prendere provvedimenti o un cliente potrebbe lamentarsi. O si ritrova la voglia e lo stimolo, oppure occorre cambiar vita prima che siano gli altri a decidere le nostre sorti.

8. Dimenticate spesso gli impegni o commettete errori? Sintomo che si presta più attenzione in quel che si fa. Potrebbe recare un disagio o un pericolo per colleghi e clienti.

9. Non siete più propositivi e creativi? Se avete la fortuna di fare un lavoro creativo e non sapete più proporre idee, realizzarle, non introducete novità, il mestiere che state svolgendo non permette al vostro istinto creativo di emergere.

10. Non rispettate più alle regole?  Se le regole vi stanno strette, vi opprimono, ve le sentite imposte, ecco che non avete più la coscienza di lavorare per una organizzazione.

Queste sono solo alcune delle domande che fanno capire che si è insoddisfatti del proprio lavoro. Se la risposta è positiva per almeno la metà, allora iniziate ad attivarvi per trovare qualcosa di più stimolante. Potreste essere più creativi, propositivi, finalmente realizzati e in pace con voi stessi.

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2011…Rieccoci!

Primo post del 2011. L’ultimo a Natale. Come mai? Fondamentalmente perché non ne avevo più voglia. Il fatto di essere occupato è solo una scusante, perché quando voglio riesco sempre a trovare il tempo per fare una cosa.

Ho pensato che scrivere su Internet i miei pensieri potesse farli arrivare a chi si interessa di me, ma spesso rimango sconfortato nel pensare che la gente è egoista e che a nessuno interessa leggere quello che scrivo. Ma a volte penso che non sia così … ed eccomi qui di nuovo.

Novità? Dal punto di vista lavorativo si, e parecchie. Non sto qui a scrivere tutti tutti i fatti miei, comunque l’impegno e lo sforzo dimostrato (a me stesso) finora stanno per essere premiati. Speriamo di fare bene sempre, e di farlo con la solita passione e costanza, perché spesso si è stanchi, delusi, non stimolati.

Per il resto non dico altro. Forse mi aprirò in qualche altro post. Vedremo…

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