In Italia si è poveri e si rimane poveri

Il titolo trasmetterà angoscia alla maggior parte di voi, perché sicuramente chi legge questo blog sta sulla mia stessa barca, ossia non è sicuramente ricco. Ho letto e meditato su una frase detta da Giulio Sapelli, docente di economia politica e storia economica all’Università Statale di Milano, e su un articolo letto su Linkiesta.it : “I figli dei poveri restano poveri: quanto è ingiusta l’Italia“.

La frase di Sapelli dice questo: «È difficile a un figlio di operai – come ero io e lo ero molto felicemente – fare alcunché di diverso (oggi, in questo tempo terribile), da ciò che fa il padre; così come è difficile, se non si nasce ricchi, diventarlo, ricco».

Vorrei sottolineare una frase dell’articolo in cui si analizza come è mutata la nostra società negli ultimi anni e dove (probabilmente?) è da ricercarne la causa: “La banca diviene un super mercato di vendita di strumenti di distruzione di massa senza porto d’armi. Da allora tutti i ministri economici del mondo sono collegati con il capitale finanziario in più o meno rilevante misura o evidenza o mancanza di pudore“.

Negli ultimi mesi, se non anni, abbiamo sentito parlare di crisi fino alla nausea. Addirittura portata all’esasperazione, con decine di suicidi di imprenditori che si sentono negli ultimi tempi ai telegiornali (come se prima non ci fossero mai stati ?! ). Ancora più nausea fanno i politici che si meriterebbero di non essere votati alle prossime elezioni…nessuno! Tanto alcuni di loro, anche se stanno a casa, continueranno a percepire vitalizi e benefit vari, o a svolgere il loro lavoro da libero professionista.

Comunque, in questa riflessione si parla della disuguaglianza di reddito presente in Italia, che arriva ai livelli degli Stati Uniti e supera, addirittura, quella dei Paesi OCSE. I grafici che riporto di seguito sono quelli presenti sul sito di Linkiesta.it e tratti dall’articolo citato in precedenza. In particolare, viene utilizzato il coefficiente di Gini, indice di concentrazione (tra 0 e 1) per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza. Valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, con il valore 0 che corrisponde alla pura equidistribuzione (ad esempio, la situazione in cui tutti percepiscano esattamente lo stesso reddito); valori alti del coefficiente indicano una distribuzione più diseguale, con il valore 1 che corrisponde alla massima concentrazione (ovvero la situazione dove una persona percepisca tutto il reddito del paese mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo).

Quoto l’articolo del mio amico Mimmo sul suo blog DiarioAntiPolitico: “Più poveri e più incazzati“.

Quindi, come si fa a diventare ricchi (se già non lo si è) in Italia? O vincendo al Superenalotto o, peggio, rubando!

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[Spending Review] Esprimi la tua opinione al Governo (Beppe Grillo)

partiti hanno fallito. Di fronte al baratro hanno chiamato i tecnici. I tecnici a loro volta hanno fallito. Di fronte alla prospettiva di essere inseguiti, insieme ai politici, da cittadini armati di forconi hanno chiamato i supertecnici. I supertecnici hanno mangiato la foglia, anche perché non gli resta più nessuno da chiamare.
Amato, Bondi e Giavazzi sono rimasti con il cerino in mano. Devono tagliare, ma non sanno da dove iniziare. E allora perché non chiederlo on line alla casalinga di Voghera (“Italiani, segnalateci gli sprechi“)?
Sul sito del governo è stato pubblicato un modulo per ricevere i contributi dei cittadini sui tagli alla spesa con il titolo “Esprimi la tua opinione“. Un titolo che di per sé è un’istigazione a delinquere. Paghiamo politici, tecnici e supertecnici per contenere i costi dello Stato e questi hanno la faccia di bronzo di chiedere consiglio a noi, quando sanno benissimo dove tagliare, iniziando da loro stessi.
La pomposa “spending review” prevede un risparmio di 4,2 miliardi nel 2012 per evitare l’aumento dell’Iva di due punti a ottobre. Più che chiamarla “spending reviù“, con il solito malcostume di usare parole inglesi per darsi importanza, tipico dei provinciali, dovrebbero chiamarla “presa per il cù“. Infatti per tagliare non ci vuole nulla. Si possono risparmiare sette miliardi annui livellando le pensioni a un massimo mensile di 3.000 euro, recuperare i 98 miliardi evasi dalle società di slot machines, un miliardo non erogando finanziamenti pubblici ai partiti, 400 milioni annui tagliando contributi diretti e indiretti ai giornali, 600 milioni annui con il rientro dei nostri soldati dall’Afghanistan, 10 miliardi non comprando i cacciabombardieri F35, qualche miliardo con la soppressione delle Province, un centinaio di milioni annui di risparmio dal Quirinale che costa quattro volte Buckingham Palace, 22 miliardi rinunciando all’inutile TAV in Val di Susa, 3/4 miliardi annui con il ritorno allo Stato delle concessioni autostradali il cui utile va a società private come Benetton. Questi e altri punti sono contenuti nel sondaggio del blog di alcuni mesi fa “I 20 PUNTI DELLA MANOVRA ECONOMICA DEI CITTADINI”. Tralascio macchine blu, doppi incarichi, eliminazione dei vitalizi parlamentari, riduzione del 60% degli stipendi di deputati, senatori e consiglieri regionali, le scorte, un tetto massimo di 200.000 euro per i dirigenti di aziende statali, eccetera.
Aiutate i supertecnici. Esprimete la vostra opinione a http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm (se volete, per condividere, mettete in copia il suggerimento come commento nel blog).

(tratto dal Blog di Beppe Grillo – Esprimi la tua opinione al Governo)

25 Aprile 1945: Anniversario della Liberazione d’Italia

Si festeggia oggi l’anniversario della Liberazione d’Italia, nazione unita da patrioti che hanno dato la loro vita per opporsi alla dittatura nazifascista. Riflettiamo sul senso di quella giornata e ricordiamo tutti coloro si sono sacrificati per farci vivere ora nel benessere.

 

Condivido il bellissimo monologo di Siani sulle contraddizioni e differenze tra Nord e Sud, che comunque fanno insieme la nostra bella e strana Italia.

Buon anniversario del 25 Aprile a tutti!

 

La crisi c’è sempre stata

Periodo di crisi questo. Eppure penso che ci sia sempre stata. Da quando ho iniziato a lavorare, ho visto che la situazione non è cambiata soltanto nell’ultimo anno, dalla caduta del governo Berlusconi per intenderci, ma probabilmente è involuta tempo fa. ” La crisi c’è, ma non si vede” (riprendendo la citazione della nebbia a Milano del film di Totó).

Prima o poi, come si dice, “i nodi vengono al pettine” e il disagio che c’è oggi non è altro che la conseguenza di cattivi comportamenti protratti nel tempo. Mi chiedo che futuro avremo noi giovani, che siamo una generazione che, se non si poggiasse sull’aiuto economico dei nostri genitori, sarebbe destinata davvero allo sbando?

Io posso reputarmi davvero fortunato, visto che lavoro, che al giorno d’oggi è diventato un lusso di pochi. Poi ci sarebbe da aprire qui una diatriba sul declassamento e la bassa specializzazione di certi soggetti ma, visti i chiari di luna, al momento non è il caso di discuterne.

Scrivo questi pochi pensieri di getto perché mi spiace per tutti coloro che si sentono messi da parte da uno Stato che assolutamente non aiuta i giovani, che parla solo di tasse, pensioni, stipendi dei politici…

Un giovane italiano rappresenta il futuro del paese ed è innaffiando dalla radice che si fa crescere un albero, non estirpandone soltanto le foglie!

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