iParcheggiatori: estratto dell’intervista ad Antonio Puledda sul funzionamento dell’app

Estratto dell’intervista all’amico Antonio Puledda in cui spiega, alla trasmissione “diMartedì” in onda su La7 il 18 Novembre scorso, il funzionamento dell’app iParcheggiatori. So soddisfazioni! :)

iParcheggiatori: intervista su La7

La produttività è alla base del benessere sociale…

Con l’alternarsi di saggi governi, il popolo italiano ha ormai raggiunto un alto grado di maturità! I lavoratori, operai ed impiegati, hanno finalmente capito che la produttività è alla base del benessere sociale e l’unica strada per uscire dalla crisi. Oramai, le due grandi piaghe dell’assenteismo e del secondo lavoro che tanti danni hanno provocato all’economia italiana possono dirsi, finalmente, vinte e debellate.

(Voce narrante in “Fantozzi subisce ancora”)

 

Elezioni politiche 2013 – OpenPolis: Voi siete qui

Vi consiglio di fare il test delle Politiche 2013 a questo link: http://politiche2013.voisietequi.it

Ecco cosa si legge sul sito:

Perso nella campagna elettorale?

Orientati qui!

Le distanze tra liste elettorali sono calcolate confrontando le diverse posizioni su 25 temi.

Le liste hanno risposto direttamente a tutti i temi, tranne Pd, Fli e M5S il cui posizionamento è stato elaborato da Openpolis.

Alla fine del sondaggio, vi verrà visualizzata la mappa e il grafo con il legame (più o meno vicino) tra voi e i Partiti di queste Politiche 2013. E’ interessante farlo, perchè vi fa capire, sui 25 temi scelti, qual è la posizione assunta da ogni singolo partito e come voi più vi avviciniate a quelle idee, magari guidandovi nella votazione.

Openpolis - Politiche 2013

Ecco i 25 temi proposti nel sondaggio

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[Accessibilità] Legge Stanca: finora una norma in bianco. Sta cambiando?

Logo di accessbilità CNIPAAccessibilità dei siti istituzionali? Finora solo utopia. Una legge rimasta nel cassetto, senza il supporto di un vero e proprio organismo di vigilanza (forse il CNIPA?) capace di regolamentare un obbligo che è diventato legge nel 2004 (Legge Stanca sull’accessibilità – Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”). Eppure è una legge, ma che in Italia resta solo un mero termine, che per gli organismi pubblici diventa una linea guida “facoltativa”.

La Legge Stanca, nei confronti della pubblica amministrazione, reca degli obblighi, a cui applicare, in teoria, sanzioni in caso di infrazione.

E’ previsto, infatti, che i siti Web delle pubbliche amministrazioni creati ex-novo o soggetti a «rinnovo, modifica o novazione» dovranno essere accessibili (entro 12 mesi) secondo le linee guida definite nel regolamento tecnico e che i nuovi contratti stipulati siano colpiti da nullità, qualora non rispettino i requisiti di accessibilità (Art. 4).

Ma è rimasta teoria insomma, soggetta ad interpretazione e incostituzionale in alcuni punti: Legge Stanca: la sanzione della nullità dei contratti

Una “norma in bianco”? Chi ne paga le conseguenze? I cittadini tutti. Siti internet che dovrebbero offrire “sportelli elettronici” online, quasi sempre inaccessibili, non usabili e che arrecano danno e disservizio. L’Italia vuole stare al passo tecnologico con il resto di Europa? Ma se sta indietro almeno 10 anni sulla roadmap verso la digitalizzazione dei servizi della PA?

Le PA abbracciano un bacino di utenza molto ampio e il livello di rischio è relativamente alto e non possono trascurare il requisito dell’accessibilità, che è legge!

accessibileSi parla di Agenda Digitale, ma prima di tutto si dovrebbe far applicare alla lettera la Legge Stanca, multando o mettendo offline quei siti che non superano i 22 requisiti di accessibilità che la normativa impone. Scandaloso l’esempio dell’ISTAT che l’anno scorso mise online il questionario per il referendum presentando una form inaccessibile. Esemplare è stata la denuncia del liceale leccese non vedente, Vincenzo Rubano, che li ha “sputtanati” con l’ottima iniziativa “Ti tengo d’occhio“, il sito web dedicato all’accessibilità e che ha come obiettivo primario, appunto, quello di denunciare siti e programmi poco o per nulla accessibili ai ciechi e agli ipovedenti (vedi anche articolo, “Ti tengo d’occhio sito istituzionale”). Si, perché l’unica cosa che si può fare è denunciare i cosiddetti CED interni delle PA, che dovrebbero essere centri informativi di eccellenza. La domanda è lecita: è ancora utile avere un CED interno nella Pubblica Amministrazione?

Voci del silenzioNe approfitto per informarvi che ieri a Catanzaro si è tenuta la conferenza  “Le voci del silenzio”, che propone di individuare i crocevia per l’incontro, la promozione e la conoscenza di problemi economici-sociali, con particolare riferimento alla ricerca di tutte le azioni atte a favorire e facilitare il recupero e l’inserimento nel tessuto socio-economico dei portatori di handicap, tossicodipendenti, ex reclusi. Tra i tanti illustri relatori previsti nel programma della conferenza, figura proprio Vincenzo Rubano, il quale presenterà il suo progetto “Ti tengo d’occhio”. Lo studente salentino, inoltre, presenterà alla platea “V4B – Video4Blind”, la sua originale idea per rendere “visibili” ai non vedenti i video pubblicati su Youtube e su altri media similari.

Dopo l’approvazione del Decreto Crescita 2.0 qualcosa sembra muoversi. Tra le novità più importanti introdotte dal decreto:

  • gli utenti sono invitati a segnalare eventuali inadempienze all’Agenzia per l’Italia Digitale; nel caso la segnalazione sia fondata, sarà richiesto l’adeguamento del servizio entro 90 giorni dalla segnalazione;
  • gli obblighi della legge Stanca si estendono anche ai soggetti privati che forniscono servizi alle PA;
  • il 31 marzo di ogni anno, le PA saranno tenute a pubblicare l’elenco degli obiettivi di accessibilità per l’anno corrente;
  • nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, le sanzioni per inadempienza andranno a gravare sui dirigenti responsabili in termini di valutazione prestazionale.

Andranno a gravare sui dirigenti responsabili in termini di valutazione prestazionale? Non penso gli abbasseranno gli stipendi o manderanno a casa…

I webinar di Dati.gov.it: due nuovi seminari online sui dati aperti

I webinar di Dati.gov.it: due nuovi seminari online sui dati aperti

Pubblicato il: Ven, 07/12/2012 – 18:15 su DataGov.it – (LINK)

Chiudiamo questo primo anno solare di attività con due nuovi webinar dedicati, come sempre, ai temi dell’open government e i dati governativi aperti. Nelle prossime due settimane avremo modo di approfondire: i formati più evoluti con cui le PA possono rilanciare il loto patrimonio informativo aperto; e quali saranno gli obblighi normativi a cui gli enti pubblici dovranno rispondere dal 1 gennaio 2013 in tema di trasparenza e opendata.

Come di consueto i seminari si svolgeranno di giovedì dalle 12.00 alle 13.30, sono gratuiti e aperti a tutti (fino ad esaurimento posti) e –  a seguito di ogni webinar – i materiali e le registrazioni saranno rese disponibili su Innovatori PA – Gruppo Dati aperti. Di seguito il programma dei prossimi due webinar:

  • 13/12/2012 – Linked open data nella pubblica amministrazione. Uno degli aspetti più importanti della pubblicazione dei dati aperti da parte di una PA risiede proprio nella qualità del dati, finalizzata soprattutto a rendere quegli stessi “appetibili” per un riutilizzo creativo da parte degli sviluppatori. Nel corso del seminario online vedremo quali sono le caratteristiche principali dei LOD e come una ente pubblico può organizzarsi per esporre i propri dati in formato linked.  Relatori: Silvia Mazzini (Regesta.exe) Ginaluca Vannuccini (Comune di Firenze)
  • 20/12/2013 –  Nuovi obblighi per la PA in tema di trasparenza e open data. Seminario on line si concentra sui nuovi obblighi di trasparenza e di pubblicazione dei dati della PA in vista dell’approvazione del decreto Crescita2.0, delle modifiche introdotte sul CAD e, contestualmente, approfondisce da un punto di vista operativo come gli enti pubblici possano intervenire per adeguarsi. Relatori: Ernesto Bellisario (Associazione Italiana per l’Open Government ) e Roberto Scano (IWA)

Iscriversi ai webinar

L’iscrizione ad uno o più webinar può essere effettuata compilando questo modulo online. Trenta minuti prima dell’orario di inizio verrà inviata un’email a tutti gli iscritti con le istruzioni per accedere al Webinar.

Come si partecipa

I Webinar si svolgono su una piattaforma per la formazione a distanza che permette la comunicazione in modalità sincrona, l’interazione tramite chat, la condivisione di documenti, la visualizzazione di slide.
Per partecipare è necessario disporre di un collegamento a Internet, un browser (Internet Explorer, Firefox o altro), una versione aggiornata di Adobe Flash Player e una cuffia. Per verificare che il proprio computer sia correttamente configurato per il collegamento alla piattaforma di collaborazione a distanza, prima del Webinar è possibile eseguire un rapido test di connessione. In caso di esito negativo della verifica, vengono fornite delle semplici istruzioni per risolvere gli eventuali problemi riscontrati.

Per informazioni

È possibile richiedere maggiori informazioni riguardo ai webinar sull’open data attraverso il form Scrivi alla redazione.

L’Italia e i principi fondamentali di Internet: la Rete come strumento di democrazia

Finalmente, anche una Italia propositiva sulla promulgazione della “carta” dei principi fondamentali di Internet. E’ partita dal 18 settembre la Consultazione pubblica a cui vi invito a partecipare. Affrettatevi perché si chiuderà il giorno 1 novembre 2012

Il Ministero per l’Università e la ricerca vuole “arricchire e migliorare il documento che riassume la posizione italiana sui principi fondamentali di Internet” da portare all’Internet Governance Forum (IGF) di Baku. Tutti i cittadini possono contribuire al dibattito sui cinque temi tradizionali del Forum ri-etichettati per l’occasione: principi generali, cittadinanza in rete, consumatori e utenti della rete, produzione e circolazione dei contenuti e sicurezza in rete.

Ecco i link degli articoli tratti da LaRepubblica.it:

Vi allego l’estratto del documento ufficiale del MIUR, che potete scaricare anche da qui:

La posizione italiana sui principi fondamentali di Internet
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Bosone di Higgs, 600 scienziati italiani dietro la scoperta

Fiero di allegarvi un articolo sul Bosone di Higgs, che premia l’eccellenza italiana nel campo della ricerca, con l’auspicio di nuove attenzioni e investimenti da parte del nostro Governo a progetti del genere e alla formazione di “menti” italiane che nel Mondo si contraddistinguono per la loro professionalità e genialità.

Tratto da IlSole24ore:

Daniela Bortoletto è italiana, è professore in USA, alla Purdue University, un posto prestigioso e fa parte anche del team che lavora a Ginevra all’esperimento CMS, uno dei due giganteschi macchinari, tonnellate e tonnellate di ferro, cavi, elettronica che ha scovato l’elusivo bosone di Higgs, con una precisione tipo una parte su un milione. Simpaticamente ci dice che è un “cervello americano in fuga in Europa”, dato che lì una macchina come LHC hanno deciso, ancora anni fa, di non costruirla.

Ma la fisica italiana si distingue comunque non solo per la quantità dei ricercatori coinvolti, si parla a spanne di 600 persone, ma anche per la loor qualità sempre alta, in questi gruppi non si sta scaldare la sedia, e spesso altissima. Sergio Bertolucci è infatti il direttore scientifico di tutto il CERN, il più grande centro scientifico al mondo, e Fabiola Giannotti è a capo delle migliaia di fisici che lavorano all’esperimento ATLAS, gusto per fare due esempi ben importanti.

Ovviamente anche a Roma, dove si è svolta una conferenza stampa nella splendida sede dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, grande soddisfazione. Per tutti le parole del Presidente INFN Fernando FerroniI risultati presentati oggi dagli esperimenti ATLAS e CMS al CERN rappresentano un passo in avanti di straordinaria importanza per la conoscenza dell’Universo e dimostrano quanto la fisica delle alte energia sia entusiasmante, utile e necessaria allo sviluppo.

Ferroni ha giustamente messo anche in luce anche come “le tecnologie estreme impiegate negli esperimenti a LHC sono già state il punto di partenza per realizzare apparecchiature innovative quali ad esempio la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) e i magneti ad alto campo della Risonanza Magnetica (RM), contribuendo quindi a costruire una società migliore, come fortemente indicato e voluto dalla Comunità Europea.

Importante, su LHC , la parte economica e industriale. L’Italia ha dato un contributo di circa 480 milioni di euro in 6 anni per la costruzione di LHC. I ritorni industriali sono stati sempre comparabili, e in un anno anche superiore, alla spesa. Un cinquantina di industrie del nostro Paese ha partecipato alla costruzione di LHC, concentrandosi soprattutto sugli esperimenti che oggi hanno dato questi spettacolari risultati e in parte sulla costruzione dell’anello da oltre 20 chilometri di diametro. Competere su questi livelli, d’altronde, ha portato la nostra industria a essere leader in vari campi della tecnologia per le apparecchiature della cosiddetta Big Science. Il Bosone fa bene alla crisi insomma.

Da il Sole24Orehttp://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-07-04/italia-higgs-122758.shtml?uuid=AbCSJb2F

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Libertà di informazione? Rettifica dei contenuti online, anche se veritieri

Vi riporto l’appello pubblicato sul sito di Wikipedia, in merito al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Una legge che, se approvata, imporrebbe ad un sito di informazione (o anche ad un semplice blog) di rettificare i contenuti in seguito ad una segnalazione, entro 48 ore. Per le grosse piattaforme come Wikipedia, ad esempio, questa cosa sarebbe ingestibile e potrebbe comportarne anche la chiusura. Un attacco a quella che conosciamo (conoscevamo?) come libertà di informazione.

Ecco l’appello di Wikipedia:

Gentile lettrice, gentile lettore,

il comma 29 del disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali (rif.) – se approvato dal Parlamento italiano – imporrebbe ad ogni sito web, a pena di pesanti sanzioni, di rettificare i propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine.

Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno – già sancito dall’articolo 595 del Codice Penale italiano – ma con l’approvazione di questa norma sarebbe obbligata ad alterare i contenuti delle proprie voci indipendentemente dalla loro veridicità, anche a dispetto delle fonti presenti e senza possibilità di ulteriori modifiche. Un simile obbligo costituirebbe una limitazione inaccettabile all’autonomia di Wikipedia, snaturandone i principi fondamentali.

Wikipedia è la più grande opera collettiva della storia del genere umano, in continua crescita da undici anni grazie al contributo quotidiano di oltre 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo. Le oltre 925 000 voci dell’edizione in lingua italiana ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre.

L’Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non permettere che scompaia.

Questo, invece, è quanto riportato nel disegno di legge (da notare le frasi sottolineate!!!):

La IX Commissione, esaminato, per le parti di propria competenza, il nuovo testo del disegno di legge recante: «Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali» (n. 1415-B Governo), premesso che:

    • il testo approvato dal Senato reca modifiche al comma 29 dell’articolo 1, in base alle quali si precisa che i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica sono compresi nell’ambito dei siti informatici ai quali è esteso l’obbligo di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, mediante la pubblicazione, entro quarantotto ore dalla richiesta, delle dichiarazioni o rettifiche con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono;
    • la formulazione del testo, come modificato dal Senato, non esclude il rischio, già evidenziato nel parere espresso dalla Commissione sul disegno di legge in prima lettura presso la Camera dei deputati, che l’obbligo di rettifica ricada, per la generalità dei siti informatici, piuttosto che sugli autori dei contenuti diffamatori, sui gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, i quali, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo;
    • occorre invece ribadire l’esigenza che l’obbligo di rettifica, di cui all’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, come modificato dal comma 29 dell’articolo 1 del disegno di legge in esame, sia riferito esclusivamente ai giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5 della citata legge n, 47 del 1948;

Volunia: Marchiori dice addio

In questo blog si è già parlato di Volunia, il motore di ricerca innovativo tutto italiano ideato da Massimo Marchiori e delle difficoltà di decollare per mancanza di investimenti forti (ahimè, siamo in Italia) e di difficoltà organizzative. Marchiori dice addio, scrivendo un articolo e spiegando le sue ragioni. Ora cosa succederà al progetto Volunia? Penso che l’idea morirà insieme al suo creatore. Qualcuno la definisce “la solita italianata”, io marcherei la frase “fuga di cervelli”. Si perchè geni come Marchiori non sono fatti per rimanere in Italia.

Ecco di seguito l’articolo di Marchiori:

La vita è fatta di storie. E la storia che sto per raccontarvi non è tutta la storia che potrei raccontare, anzi (quella completa sarebbe lunga come un libro), ma contiene gli elementi principali.

Cominciamo dalla fine: non sono più direttore tecnico di Volunia. E non solo: non dirò più una sola parola tecnica, non darò più un’idea, non contribuirò alla manutenzione ed al miglioramento né del codice che ho scritto, né degli algoritmi che ho dato al progetto, e non ne creerò mai più di nuovi. A meno che la situazione non cambi.

Per capire come questo sia potuto succedere, occorre tornare indietro, all’inizio della storia.

Volunia
Volunia, è risaputo, nasce qualche anno fa, da una serie di mie idee che ho concretizzato in un progetto strutturato e ambizioso. Un progetto, a mio avviso, troppo bello per non essere realizzato; e dal potenziale enorme. Decisi così di mettermi in gioco, buttandomi anima e corpo in quest’avventura, anche a costo di enormi sacrifici personali.

Quello che però forse non sapete è che io non sono l’Amministratore Delegato di Volunia. In altre parole, non sono io il numero uno della società. Perché ho accettato allora? Perché in tutta la mia vita finora, avevo sempre lavorato con persone che mettevano in prima piano passione, fiducia, onestà. E poi, perché mi sono lasciato convincere da una argomentazione tutt’ora vera: che il progetto non sopravviverebbe senza di me. Ho creato un team e l’ho guidato nella costruzione da zero del sistema, ho affrontato le difficoltà di una startup e cercato soluzioni a mano a mano che la complessità aumentava,  sempre con la visione del progetto globale.

Sebbene fossi consapevole che lasciare la carica di Amministratore Delegato ad altri avrebbe potuto rivelarsi una scelta delicata da un punto di vista strettamente economico, ho accettato di impegnarmi in questo progetto perché quello che faccio nella vita – Volunia incluso –  non ha lo scopo primario di “fare i soldi”. Se il mio obiettivo fosse l’arricchimento personale, avrei da tempo abbandonato l’Università e l’Italia e accettato una delle offerte provenienti dall’estero. Mi sono invece immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile.

Ed anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo Paese per farlo..

Vero che un progetto del genere, per avere successo, deve generare utili. Avevo ideato questa parte del progetto in maniera precisa e scrupolosa, con idee specifiche ed algoritmi opportuni (che, ripeto, ora non darò più a Volunia) ma lo scopo finale era proporre agli utenti della rete modi nuovi di concepire il web e di sfruttarne le potenzialità.
Così, mi sono fidato, accettando di non essere il numero uno. Mi sono occupato di quello che era fondamentale: la direzione tecnica di Volunia.

Una direzione tecnica dovrebbe realizzare in completa autonomia le proprie idee innovative, nella maniera migliore ed il più efficientemente e rapidamente possibile. Così sarebbe ovviamente dovuto essere. Ma non è andata così, ed i risultati si sono visti.
Finora non ho parlato, sopportando molte avversità per il bene ultimo del progetto, ma gli ultimi avvenimenti mi impongono di intervenire.

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La raccomandazione e il gioco dell’oca

La raccomandazione (di Alberto Moravia)

Disoccupato e sfinito, indossando sotto l’unica giubba, l’unica camicia e l’unica cravatta, quella inamidata dal sudore, questa ridotta ad una corda, la testa piena di nebbia e le grinze della pancia che mi giocavano a tresette, pensai bene di consultarmi con un amico mio. Quest’amico si chiamava Pollastrini ed era autista presso due vecchie signorine che avevano una macchina più vecchia di loro e se ne servivano sì e no due volte alla settimana: un posto ideale. Lo trovai al garage, che rimestava nel cofano; come mi vide, subito comprese dalla mia faccia che stavo male e, prim’ancora che parlassi, mi diede una sigaretta. L’accesi con mano tremante e gli spiegai la cosa. Lui si grattò la testa, perplesso, e poi rispose:

E’ un brutto momento, non c’è lavoro e meno ce ne sarà in futuro; qui si parla che se continua questa bella abitudine che ha la gente di guidarsi la macchina da sé, la categoria degli autisti padronali dovrà scomparire…però, io sai che faccio? Ti mando dall’avvocato Moglie, che a suo tempo fu tanto buono con me. – Aggiunse che questo Moglie conosceva mezza Roma, che, se poteva un favore lo faceva e che, insomma, da cosa nasce cosa. Così dicendo, era andato alla cabina del garage e lì telefonò all’avvocato.

Il tram della circolare apparve, pieno zeppo dentro e con la gente appesa fuori sui predellini. Mi attaccai anch’io e così appeso, mi feci tutti i Lungoteveri fino a piazza Cavour. Arrivo, smonto, corro, salgo otto capi di scala in un palazzo signorile, suono, una cameriera mi fa entrare in una anticamera grande e bella, con due specchi incorniciati d’oro e due consolle di marmo giallo. Subito dopo l’avvocato si affacciò e mi invitò ad entrare dicendo:

– Sei fortunato, mi hai preso in tempo, stavo per andare in Tribunale. –

Era un uomo piccolo, con la faccia larga e gialla, e gli occhi neri come il carbone. Disse scartabellando non so che scartafaccio:

– Dunque, tu ti chiami Rondellini Luigi. –

Protestai con vivacità: – No, mi chiamo Cesarano Alfredo…ha telefonato per me Pollastrini… per una raccomandazione.. –

– E chi è Pollastrini?. –

Mi si annebbiò la vista e risposi con un fil di voce: – Pollastrini Giuseppe…l’autista delle signorine Condorelli.-

L’avvocato si mise a ridere, con un riso, per la verità, gentile, e disse:

– Ma sì certo… devi aver pazienza…lui ha telefonato e io gli ho parlato…tutto vero…ma sai com’è?… gli ho parlato e risposto con la mente ad altro, così che, quando ho buttato giù il telefono, mi sono domandato: ma chi era? Che ha detto? Che gli ho risposto? Ora tu sciogli il mistero: Dunque, se ben ricordo, Cesarano, tu vuoi una raccomandazione per diventare giardiniere al Comune? –

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