Il Tag Cloud: dai blog al Big Data

Ultimamente si parla molto del tag cloud (o word cloud), uno strumento che sta diventando particolarmente utile nell’ambito della data analysis. Basta guardare il grande successo di Expert Systems, nell’ambito appunto dell’analisi semantica di varie fonti online (Expert Systems Rassegna Stampa). Ma il tag cloud c’è da un bel po’: nei blog, per esempio, esiste dalla notte dei tempi, e nell’era del Big Data e dell’Internet of Things ha acquisito la sua giusta notorietà, visto come uno strumento utile per filtrare un bel po’ di informazioni e concetti sulla miriade di contenuti sparsi in rete.

Il Tag Cloud non è altro che una rappresentazione visiva di concetti, detti keyword metadata (tags), ricercati su fonti online e visualizzati sotto forma di testo semplice. I tag sono solitamente parole singole e l’importanza di ognuno di essi è mostrata con un font di dimensione diffente e/o uno specifico colore. Avere una rappresentazione “a nuvola” ci aiuta ad estrapolare meglio i concetti del dominio di analisi e a navigarlo (magari associando ai singoli tag anche dei link ipertestuali agli articoli/fonti da cui sono stati estratti).

Solitamente i tag cloud si basano sul concetto di “frequency“, ossia associano a ciascun tag una frequenza, il numero di volte in cui quel tag è stato “rintracciato” in un singolo item (articolo, pagina web o fonte) e, dunque, sulla “popularity” di quel concetto sulla rete.
Esiste anche un modo per “categorizzare” i tag, con i cosiddetti tag cluster (clustering): i tag che si riferiscono allo stesso contesto (categoria o tassonomia) possono essere classificati in “sotto-nuvole”, dette appunto cluster. La categorizzazione avviene spesso applicando algoritmi di similarità semantica (Natural Language Processing) o statistici.

Sui blog, questa categorizzazione di informazioni viene generata dagli utenti mediante l’utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente, e si parla di Folksonomie. Vi invito a leggere l’interessante articolo: “Folksonomy: questione di semantica“.

Vi riporto ora delle librerie che ho studiato e utilizzato per la realizzazione di una tag cloud:

 

Creative Commons License
This work by Francesco Ficetola is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Based on a work at www.francescoficetola.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.francescoficetola.it/2012/12/06/il-tag-cloud-dai-blog-al-big-data/.

[21 Novembre 2012] Big Data Forum 2012 a Roma

Big Data Forum 2012

Per fare chiarezza sul fenomeno dell’esplosione dei dati e scoprire le soluzioni ICT che consentono di trasformarlo in vantaggio competitivo

21 NOVEMBRE 2012 – ROMA

Ore 9.30 – Centro Congressi Roma Eventi – Piazza della Pilotta, 4 – Roma

  • Quali sono le opportunità ed i benefici derivanti dall’utilizzo di soluzioni ICT per la gestione dei Big Data?
  • Qual è l’impatto sulla competitività dell’impresa?
  • Come gestire ed analizzare dati destrutturati derivanti da fonti esterne (siti Web, social media, ecc.)?
  • In quali settori si stanno diffondendo maggiormente tali soluzioni?
  • A supporto di quali attività dell’impresa?
  • Quali sono le soluzioni infrastrutturali che abilitano la gestione dei Big Data?

Il 21 novembre a Roma si terrà Big Data Forum, un evento nel corso del quale si cercherà di rispondere a queste e altre domande, focalizzandosi sul contributo di alcune soluzioni ICT nel miglioramento dei processi decisionali strategici e operativi.

La capacità di analizzare un’elevata mole di informazioni – spesso non strutturati – può rappresentare per le imprese operanti in alcuni settori una chiara fonte di vantaggio competitivo e di differenziazione.

Questo perché in proporzione all’aumento di nuove tipologie di informazione come i social media e il mondo Internet of Things, caratterizzate da un ciclo di vita molto breve (basti pensare che, secondo alcune stime, il 90% dei dati utilizzati oggi dalle imprese è stato creato negli ultimi 2 anni), aumenta anche l’esigenza di gestirle dal punto di vista della velocità, della varietà e della complessità.

Per far fronte a queste esigenze, le aziende dovranno dotarsi di nuove soluzioni ICT, sia a livello infrastrutturale che applicativo, per gestire e immagazzinare un’ampia quantità di dati e migliorare le proprie capacità di analisi e di previsione.

BIG DATA FORUM, propone un confronto su queste tematiche e su quali siano le migliori soluzioni da adottare per aumentare la competitività dell’impresa.

Il sito con le informazioni sull’evento e per registrarsiICT4Executive

————————————————————————

Vi linko anche all’articolo che spiega bene il fenomeno: Big Data: l’infografica per capire cosa sono e perchè possono cambiare il mondo

L’Italia e i principi fondamentali di Internet: la Rete come strumento di democrazia

Finalmente, anche una Italia propositiva sulla promulgazione della “carta” dei principi fondamentali di Internet. E’ partita dal 18 settembre la Consultazione pubblica a cui vi invito a partecipare. Affrettatevi perché si chiuderà il giorno 1 novembre 2012

Il Ministero per l’Università e la ricerca vuole “arricchire e migliorare il documento che riassume la posizione italiana sui principi fondamentali di Internet” da portare all’Internet Governance Forum (IGF) di Baku. Tutti i cittadini possono contribuire al dibattito sui cinque temi tradizionali del Forum ri-etichettati per l’occasione: principi generali, cittadinanza in rete, consumatori e utenti della rete, produzione e circolazione dei contenuti e sicurezza in rete.

Ecco i link degli articoli tratti da LaRepubblica.it:

Vi allego l’estratto del documento ufficiale del MIUR, che potete scaricare anche da qui:

La posizione italiana sui principi fondamentali di Internet
Continua la lettura

La morte dei forum? Colpa dei social network

Ho deciso di scrivere questa riflessione rispondendo, sicuramente in modo scontato, alla domanda di cui titolo della presente, dopo aver letto il post polemico di FaSan dello staff di SMItalia.net, community italiana del famosissimo forum SimpleMachines, che preannuncia la fine del ciclo di vita del sito stesso:

Come la storia ci insegna, in ogni cultura, religione, impero, cultura.. ma anche semplicemente business, c’è un periodo di impennata, un periodo statico ai massimi livelli, per poi cadere e morire.
Questo è quello che è successo qui in SMItalia e che spero vivamente accadrà sempre in ogniddove.
Si ringraziano le persone che hanno speso il loro tempo ed a volte il loro denaro, rinunciando ai divertimenti più disparati per dare il loro aiuto e il loro contributo a tutti gli utenti di SMI e di SMF per risolvere i problemi delle loro board.

E se non dovessimo vederci…buongiorno, buonasera e buonanotte.

FaSan

Dal post emerge forse un senso di delusione per la scarsa partecipazione e interesse al progetto?

A questo punto mi sono chiesto: è davvero la morte dei forum? Io penso che quelli di carattere “generalista”, ossia che raccolgono persone che riflettono su argomenti di carattere generale, non tecnico, siano morti da un pezzo. Eppure i forum/blog di carattere tecnico li vedo ancora molto utilizzati (ahimè, soprattutto all’estero) e io li uso quotidianamente per leggere, documentarmi e risolvere i miei problemi di lavoro. Almeno questi sono sicuro che sopravviveranno ancora per anni.

Prima i software di instant messaging e poi i social network, hanno “monopolizzato” la comunicazione degli internauti, offrendo strumenti e modi per lo scambio di informazioni (messaggi, foto, video, …) più immediati e sicuramente accattivanti dei forum.

Nell’articolo Community Forum or Social Network? si mettono in rilievo svantaggi e vantaggi dei forum e dei social network, con consigli sulla creazione di community online. La tecnologia applicativa dei due “strumenti” è la stessa, ma cambia il focus: il forum è focalizzato verso i contenuti e la discussione, il social network è punta a far emergere la personalità dell’utente e tutte le attività della comunità, così come le relazioni tra i suoi membri.

Riporto un grafico che ci fa capire quali sono gli strumenti sociali più utilizzati del momento (Fonte SocialMediaExamine – Social Media Marketing Industry Report 2012):

Un altro articolo interessante è quello di Massimo LizziForum vs Blog e Social-network , da dove ho estratto quanto segue:

All’epoca, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, pochi forum erano l’unico effettivo spazio virtuale di dibattito pubblico. Esserne esclusi significava quasi essere messi a tacere. Oggi i forum sono tantissimi e chiunque può con facilità aprirsi un blog o una pagina su Facebook, registrarsi su Twitter e far valere quel che pensa su qualsiasi cosa e pure su chi lo ha bannato. […]

Però i forum hanno sicuramente un difetto. Blog e socialnetwork permettono i confronti alle giuste distanze e ciascuno è responsabile della sua tribuna. Frequentazioni e non frequentazioni si autoregolano. I forum invece, oltre a dipendere da admin «dittatori», funzionano come una classe scolastica, un ufficio aziendale, un reparto di lavoro. Le persone che entrano in conflitto sono costrette a continuare quotidianamente a vedersi, a incontrarsi, a frequentarsi. E questo forma il clima.

 

Mi piace molto la parola clima che è stata usata. I social network rispecchiano le relazioni sociali così come avvengono(più o meno) tutti i giorni. Eppure sono un fiero sostenitore dell’importanza dei forum, come strumento utile per mettere in comunicazione e raccogliere informazioni di una Community. Si mantiene ancora una propria identità, una facoltà nel poter gestire un proprio spazio (lontano dai “monopolisti”), inserire quando si vuole nuove funzionalità, garantire un servizio, condividere determinate informazioni opportunamente selezionate e ricercabili. Non so fino a quanto FaceBook o Twitter siano affidabili e “usabili” per poter ricercare, nella miriade di commenti e di messaggi di stato della bacheca di una pagina della Community, le informazioni che ci servono e, soprattutto, fino a quando ce le metteranno a disposizione.

Lunga vita ai forum!

[OpenData&SemanticWeb] Cittadinanza attiva con i Linked Open Data

Grazie al commento all’articolo “[SemanticWeb] DBpedia e il progetto Linked Data” lasciatomi da Michele Barbera (di SpazioDati.eu), sto approfondendo il discorso dei Linked Open Data, e ho letto tre validi e dettagliati riferimenti:

Ho estrapolato alcune informazioni utili per capire l’ambito di applicazione e gli obiettivi del riutilizzo delle informazioni del settore pubblico.

NOTA. I contenuti riportati di seguito vengono elaborati e presentati nel rispetto delle licenze dei riferimenti su citati (nella fattispecie Creative Commons Attribuzione-Non commerciale)

L’obiettivo dei Linked Data è quello di rendere i dati realmente comprensibili ai cittadini tramite applicazioni software sviluppate ad hoc e vedremo cosa vuol dire propriamente questa definizione. Ma è un processo che si attua soltanto se si seguono delle linee guida che permettono alle tecnologie dell’informazione di comprendere i dati e i loro collegamenti, ovvero l’informazione libera deve essere machine readable (che definiremo tecnicamente più avanti) in modo da poter creare una fitta rete di collegamenti e dare un significato al dato stesso (linked data).

 

Da dove nasce? Tutto ha origine dalla dottrina “Open Government” promossa dall’amministrazione Obama (anno 2009), arrivando a coniare la definizione diOpen Government Data, che si sta diffondendo nei paesi industrializzati con l’obiettivo di ottenere l’accesso libero e proattivo ai dati di un ambito specifico: istituzioni politiche e pubblica amministrazione. La dottrina prevede l’apertura di governi e PA verso nuove forme di trasparenza e partecipazione (e collaborazione) dei cittadini alla “cosa pubblica”.
Ma in realtà, la filosofia dell’accesso libero all’informazione nasce già prima, dal movimento Open Source, da termini come copyleft, Web2.0 (e, quindi, social software).
Nel Web tradizionale, la natura della relazione tra documenti è implicita perché l’HyperText Markup Language (HTML) non è in grado di esprimerne la semantica: i collegamenti (link) tra documenti non esprimono il tipo di relazione che li lega.
Tim Berners-Lee, nella sua prima proposta presentata al CERN nel 1989, espresse la necessità di creare un ipertesto globale, dove le informazioni fossero tutte collegate tra di loro, ma dove la ricerca dei contenuti avesse come risultato i documenti che davvero corrispondevano alla esigenze di chi fa la ricerca. Tale ipertesto globale (web semantico) si può creare con un sistema di gestione dell’informazione a grafo, i cui nodi sono collegati da link ipertestuali “etichettati”, ossia con la descrizione del tipo di relazione che si stabilisce tra due nodi. Si passa dal “World Wide Web” visto come una rete di documenti ad una “rete di dati” (Web of Data), dove i dati stessi sono inseriti in un contesto e, dunque, arricchiti di semantica. Cosa ancora più importante è che lo scopo del Web Semantico è quello di dare vita ad una “ragnatela” di dati elaborabili dalle macchine (machine readable, appunto). Il Web Semantico (o web dei dati) è l’obiettivo finale e i linked data offrono i mezzi per raggiungerlo.

 

La start-up sei tu. La vita come impresa e il network sociale professionale

Ho letto un libro interessante, suggeritomi da @PepperZen, e scritto dal cofondatore e presidente di LinkedIn, Reid Hoffman, in collaborazione con Ben Casnocha.

Ecco il titolo: Teniamoci in contatto. La vita come impresa (traduzione dell’originale “The start-up of you”).

Questo libro è concepito come un dono che gli autori hanno voluto fare ai lettori, offrendo strumenti per migliorare la realtà non solo lavorativa, ma anche quotidiana, le relazioni con le persone con cui ci troviamo a contatto. Il tema predominante è quello delle start-up, iniziative che nascono per attitudine, grazie ad una mentalità imprenditoriale e ad una fitta di rete di contatti. Dove si rischia e si sa da dove attingere per ricavare informazioni, ovvero dal network di persone che ci circondano. Nel libro vengono date varie “dritte” su come creare e gestire il proprio network, usandolo come propria arma per passare da un Piano A ad un piano B e costruendosi un piano di “salvataggio” (detto Z). Interessanti sono anche le motivazioni che hanno portato all’adozione di determinate scelte nell’ambito dei social network, come LinkedIn – per esempio, il discorso dei gradi di separazione – e gli esempi di vita di alcuni personaggi che hanno fondato le loro start-up, divenute poi grandi società famose in tutto il mondo.

Ecco la mission di Hoffman e Casnocha con la scrittura di questo libro:

Per Ben e per me, questo libro rappresenta uno dei nostri doni alla società, per ricambiare ciò che abbiamo ricevuto. Siamo convinti che gli strumenti forniti in queste pagine possano migliorare sia la tua vita sia la società. A volte ricambiare può significare semplicemente diffondere idee dense di significato.

Per una sintesi e una recensione del libro, vi invito a leggere questo articolo: Il libro “Teniamoci in contatto”, molto più di un libro.

Cito un passo che mi ha particolarmente colpito durante la lettura:

Diventa una persona a cui le altre persone del tuo network siano motivate a rivolgersi in relazione a determinati argomenti. Rendi noti ai tuoi collegamenti i tuoi interessi e le tue competenze scrivendo blog post ed email, o creando gruppi di discussione. Quando le persone si rivolgono a te per ottenere informazioni, tu acquisti al tempo stesso informazioni da loro.

Per finire, trasmettere informazioni interessanti al tuo network in modalità push incrementa le probabilità che tu ottenga informazioni ricollegabili alla serendipity. Pubblica un articolo, manda una citazione via email, inoltra un’offerta di lavoro e fai piccoli doni di altro tipo alla tua rete. I tuoi amici lo apprezzeranno, e tu renderai più probabile che quelle stesse persone ti ricambino mandando a te informazioni in futuro.

Sperando di farvi cosa gradita e utile e di scambiare con voi informazioni che ci arricchiscano a vicenda, ho sottolineato ed estratto delle frasi che ho reputato importanti man mano che leggevo e vorrei condividerle qui con voi. Buona lettura!

Continua la lettura

[SemanticWeb] DBpedia e il progetto Linked Data

Condivido con voi un articolo interessante su DBpedia, che potete leggere al seguente link: https://webwatching.eustema.it/dbpedia-il-cuore-del-web-semantico/

Su questo blog, ho già citato DBpedia all’interno dell’articolo:

————————–

[Articolo tratto da WebWatching Eustema]

DBpedia è attualmente uno dei più importanti progetti legati al Web semantico, di cui oggi parliamo proprio per capire come internet stia evolvendo verso una dimensione più intelligente, basata sui dati collegati tra loro in modo strutturato (“Linked Open Data“).

Il progetto DBpedia consiste nella trasposizione in dati strutturati di tutto l’enorme patrimonio di conoscenze di Wikipedia, in modo che tali dati siano collegabili ad altri insiemi di dati ed utilizzabili in modo automatico dalle applicazioni. DBpedia è considerata da Tim Berners Lee (l’inventore del Web) come una delle parti più importanti proprio del progetto Linked Data, basato su RDF, il formato standard del Web semantico.

In parole povere, il formato RDF permette di “dare senso” alle informazioni, suddividendole in unità minime (“statement”), dette “triple”, ciascuna definita da 3 elementi(soggetto – predicato – oggetto) che consentono di creare relazioni con altre informazioni. Il soggetto è una risorsa, il predicato è una proprietà e l’oggetto è un valore (e quindi anche il puntamento  ad un’altra risorsa). Un esempio di tripla è “Umberto_Eco” “è_autore_di” “Il_nome-della_rosa”.

Lo stato dell’arte di DBpedia è il seguente: a settembre 2011 (ultimi dati disponibili) comprendeva più di 3.64 milioni di elementi, 1.83 milioni dei quali classificati in un’ontologia consistente, incluse 416.,000 persone, 526.000 luoghi, 106.000 album musicali, 60.000 film, 17.500 videogiochi, 169.000 organizzazioni, 183.000 specie animali e 5.400 patologie. Il tutto in 97 lingue e con link a 6,2 milioni di link ad altri dataset. Questi ultimi comprendono, tra gli altri,  GeoNames (il database con oltre 10 milioni di nomi geografici), il Progetto Gutenberg (una biblioteca con i testi dei libri di pubblico dominio), Musicbrainz (enciclopedia della musica), il CIA World Fact Book, eccetera, oltre a numerosi dataset ontologici che consentono di creare correlazioni tra i vari domini di conoscenza. Tutto in licenza Creative Commons.

Anche in Italia, naturalmente, sta crescendo DBpedia, con oltre 1 milione di entità estratte da Wikipedia in lingua italiana e nell’ambito del progetto Linked Open Data Italia. Quest’ultimo comprende, per ora, qualche dataset di un certo rilievo, come Dati.camera.itMusei Italiani e Scuole Italiane.

Link utili su questo argomento

L’attuale “nuvola” dei Linked Open Data (clicca sul link per ingrandire)

[SemanticWeb] Microformats: le pagine web acquistano significato

I Microformats permettono di inserire nelle pagine web i cosiddetti “smarter data” (informazioni “intelligenti”). In poche parole, non sono altro che semplici convenzioni per includere dati strutturati nelle pagine web ed arricchirle di informazioni (semantiche). Sono solo alcuni dei possibili semantic markup che hanno, appunto, lo scopo di inserire “conoscenza semantica” nelle nostre pagine. Nel panorama dei microformati ne esistono diversi e alcuni li utilizziamo quotidianamente mentre navighiamo o scriviamo articoli o post online. Alcuni di questi permettono di  ricavare le relazioni tra le persone dai blogrools (link “amici” nei nostri blog), commenti, coordinate ed altre info aggiuntive.

L’utilizzo dei microformats si è diffuso a tal punto che Google stessa dichiara che il 50% delle pagine su Internet contiene questi “semantic markup” e incoraggia a supportare l’iniziativa poiché i microformats migliorano e semplificano la ricerca dei contenuti. Ad esempio, Google appoggia e supporta il microformats hRecipe con l’iniziativa Rich Snippets.

Articoli interessanti su tale iniziativa sono i seguenti:

Rich snippets (microdati, microformati e RDFa) . Da quanto si legge qui, gli snippet, le poche righe di testo visualizzate sotto ogni risultato di ricerca (nei motori come Google), hanno lo scopo di dare agli utenti un’idea dei contenuti della pagina e del motivo per cui sono pertinenti alla query impostata.

Se Google comprende i contenuti delle pagine può creare rich snippet, vale a dire informazioni dettagliate utili per gli utenti che impostano query specifiche. Cioè questi rich snippet consentono agli utenti di capire se il sito è pertinente alla loro ricerca. Si aiuta Google a presentare queste informazioni pertinenti aggiungendo ulteriore codice di markup HTML nelle pagine. Questo codice di markup consente a Google di riconoscere determinati tipi di dati e di visualizzarli nei rich snippet quando opportuno.

Google consiglia di utilizzare i microdati, ma sono supportati tutti i tre formati che seguono. Non occorre conoscere già questi formati, è sufficiente una conoscenza di base del linguaggio HTML.

Esiste anche lo strumento di test dei rich snippet per assicurarsi che Google possa leggere ed estrarre i dati dai markup inseriti su una pagina: Rich Snippets Testing Tool

Nella tabella seguente vengono mostrati i microformati più popolari e le relative iniziative:


Un webservice online molto potente che ci aiuta a rinvenire e interagire con i microformati nelle pagine è microform.at, il quale prende in pasto una URL e rintraccia tutti i microformats presenti sulla pagina con relativo formato.

Facciamo un esempio: se sul sito microform.at inserisco come URL http://it.wikipedia.org/wiki/Calabritto, il webservice mi estrae tutti i microformati presenti nella pagina. In particolare, se scarico il formato KML (Keyhole Markup Language), un linguaggio basato su XML creato per gestire dati geospaziali in tre dimensioni, e lo importo su Google Earth, mi fa vedere su mappa i dati geospaziali acquisiti dalla URL inserita.

Vediamo alcuni microformats:

Friend of a Friend

FOAF (Friend of a Friend ) è una ontologia che descrive le relazioni tra le persone, le loro attività, ecc. Il principio di FOAF viene sfruttato da XFN (XHTML Friends Network) che lo ritroviamo, per esempio, nel plugin “blogroll” di WordPress, e  serve a descrivere le relazioni tra i siti, e relativi autori/proprietari, creando le relazioni tra le persone:

<a href="http://jane-blog.example.org/" rel="sweetheart date met">Jane</a>
<a href="http://dave-blog.example.org/" rel="friend met">Dave</a>
<a href="http://darryl-blog.example.org/" rel="friend met">Darryl</a>
<a href="http://www.metafilter.com/">MetaFilter</a>
<a href="http://james-blog.example.com/" rel="met">James Expert</a>

Per maggiori informazioni su XFN vedi: http://gmpg.org/xfn/intro

Un altro microformats particolarmente usato per inserire informazioni di geolocalizzazione in una pagina web è detto GEO. Si ispira alla omonima proprietà presente nel microformats vCard. Siti popolari, come Wikipedia e Yahoo!, utilizzano geo e altri microformats per esporre informazioni di geolocalizzazione.

<!-- The multiple class approach -->
<span style="display: none" class="geo">
  <span class="latitude">36.166</span>
  <span class="longitude">-86.784</span>
</span>

<!-- When used as one class, the separator must be a semicolon -->
<span style="display: none" class="geo">36.166; -86.784</span>

Altri microformats molto usati (specie da Google) sono quelli che riguardano l’inserimento di commenti, opinioni e recensioni, ricette con ingredienti  e istruzioni, come hRecipe e hReview. Il sito http://www.foodnetwork.com/  utilizza hRecipe e hReview per catalogare le ricette e le recensioni degli utenti.

Info su hRecipe: http://microformats.org/wiki/hrecipe

Info su hReview: http://microformats.org/wiki/hreview

Tra i microformats più famosi non possiamo non citare OpenGraph di Facebook, protocollo che consente a qualsiasi pagina web di diventare un oggetto presente in un grafo sociale.

Il grafo sociale ha lo scopo di rappresentare i legami tra le persone e le azioni che questi hanno con le risorse presenti tra loro e in rete. Il protocollo si attua mettendo nella pagina determinati tag e accedendo alle informazioni e ai dati correlati attraverso le API di Facebook.

 

Concludendo, i microformati, insieme ad altri semantic markup, sono ovunque nelle nostre pagine e permettono di ricostruire relazioni e collegamenti tra persone, risorse, contenuti sparsi sulla rete. Siamo ancora lontani da un processo di standardizzazione, che si spera arrivi con l’HTML5. Al momento navighiamo in un mare di tag che impregnano le nostre pagine web e che cercano di dargli un significato, vitali per l’interpretazione da parte dei software e per attuare quello che è definito machine learning.

2011…Rieccoci!

Primo post del 2011. L’ultimo a Natale. Come mai? Fondamentalmente perché non ne avevo più voglia. Il fatto di essere occupato è solo una scusante, perché quando voglio riesco sempre a trovare il tempo per fare una cosa.

Ho pensato che scrivere su Internet i miei pensieri potesse farli arrivare a chi si interessa di me, ma spesso rimango sconfortato nel pensare che la gente è egoista e che a nessuno interessa leggere quello che scrivo. Ma a volte penso che non sia così … ed eccomi qui di nuovo.

Novità? Dal punto di vista lavorativo si, e parecchie. Non sto qui a scrivere tutti tutti i fatti miei, comunque l’impegno e lo sforzo dimostrato (a me stesso) finora stanno per essere premiati. Speriamo di fare bene sempre, e di farlo con la solita passione e costanza, perché spesso si è stanchi, delusi, non stimolati.

Per il resto non dico altro. Forse mi aprirò in qualche altro post. Vedremo…

Creative Commons License
This work by Francesco Ficetola is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Based on a work at www.francescoficetola.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.francescoficetola.it/2011/04/05/2011-rieccoci/.