[iOS] Come effettuare chiamate asincrone

La modalità sicuramente più performante per richiamare dei servizi online di back-end da una vostra app è quella delle chiamate asincrone.

1° METODO (con dispatch_async). Il classico metodo in iOS, che definirei “nativo”, è quello che utilizza il dispatch_async:

// Add to top of file
#import <;dispatch/dispatch.h>;

// Use it
dispatch_async(dispatch_get_global_queue(DISPATCH_QUEUE_PRIORITY_DEFAULT, 0), ^{
     NSData* responseData = [NSData dataWithContentsOfURL:[NSURL URLWithString:@"http://tuo-sito/servizio"]];

/* ... your code here ...*/

});
}

Non occorre importare nessuna libreria. Nella responseData vi è la risposta HTTP, da cui potete recuperare i vostri dati. Tale metodo richiama il Grand Central Dispatcher per eseguire la chiamata e ricevere una risposta (asincrona) dal server in background. Intanto, la vostra app continua ad eseguire sul thread principale il lavoro, senza bloccarsi in attesa dei dati del servizio richiamato.

2° METODO (con ASIHTTPRequest ). Il metodo che, invece, preferisco è quello che utilizza l’utilissima libreria ASIHTTPRequest, che ci permette di effettuare in modo semplice chiamate HTTP (sincrone e asincrone) e interagire con servizi REST (vedi l’articolo “La filosofia REST“, su questo blog). E’ una libreria particolarmente utile per effettuare anche upload e download di file, chiamate con autenticazione sicura HTTPS, e molto altro … e vi consiglio vivamente di provarla.

La potete scaricare direttamente dal sito ufficiale: ASIHTTP-request downloads

Come si spiega qui: Setup-Instructions, per installarla nel vostro progetto, occorre importare le seguenti librerie/framework (che trovate direttamente in xCode – click sulla root di progetto >> Build Phases >> Link Binary With Libraries):

  • CFNetwork,
  • SystemConfiguration
  • MobileCoreServices
  • libz.dylib (attualmente c’è libz.1.2.5.dylib)
Ecco un esempio di chiamata in POST ad un servizio REST che restituisce un JSON:
//import libs
#import "ASIFormDataRequest.h"

/* ... your code in controller ...*/

- (void)fetchedData:(NSData *)responseData {

    NSArray* json = [NSJSONSerialization
                     JSONObjectWithData:responseData
                     options:kNilOptions error:nil];

    NSMutableArray *postTMP = [[NSMutableArray alloc] initWithCapacity:[json count]];

    for (NSDictionary *dict in json) {
        Post *post = [[Post alloc] init];
        post.titolo = [dict objectForKey:@"titolo"];
        post.articolo = [dict objectForKey:@"articolo"];
        post.snippet = [dict objectForKey:@"snippet"];
        post.urlImage = [dict objectForKey:@"urlImage"];
        post.urlThumb = [dict objectForKey:@"urlThumb"];
        [postTMP addObject:post];
    }

    //mi assicuro che l'array non possa essere modificato.
    self.posts = [postTMP copy];
    NSLog(@"posts count: %d",[self.posts count]);

    [self.tableView performSelectorOnMainThread:@selector(reloadData) withObject:nil waitUntilDone:YES];
}

- (void)requestFinished:(ASIHTTPRequest *)request {

    NSLog(@"Response %d ==>; %@", request.responseStatusCode, [request responseString]);
    NSData *responseData = request.responseData;

    [self performSelectorOnMainThread:@selector(fetchedData:) withObject:responseData waitUntilDone:YES];

}

- (void)requestFailed:(ASIHTTPRequest *)request
{
    //[progressAlert release];
    NSError *error = [request error];
    NSLog(@"ERROR %@",error);

    if ([[request error] code] == ASIConnectionFailureErrorType  ||
        [[request error] code] == ASIRequestTimedOutErrorType){
        UIAlertView *alert = [[UIAlertView alloc] initWithTitle:NSLocalizedString(@"ERROR", nil) message:NSLocalizedString(@"CONNECTION_FAILED",nil)
            delegate:self cancelButtonTitle:NSLocalizedString(@"OK",nil) otherButtonTitles:nil];
        [alert show];
        [alert release];
        //return;

    }
    else{
        UIAlertView *alert = [[UIAlertView alloc] initWithTitle:NSLocalizedString(@"ERROR",nil) message:
        NSLocalizedString(@"GENERIC_ERROR",nil)
            delegate:self cancelButtonTitle:NSLocalizedString(@"OK",nil) otherButtonTitles:nil];
        [alert show];
        [alert release];
        //return; 
    }  
}

- (void)viewDidLoad
{
    [super viewDidLoad];

    NSURL *url = [NSURL URLWithString:@"http://francescoficetola.it/services/test.php"];

    ASIFormDataRequest *myRequest = [ASIFormDataRequest requestWithURL:url];

    [myRequest setDefaultResponseEncoding:NSUTF8StringEncoding];
    [myRequest setResponseEncoding:NSUTF8StringEncoding];
    [myRequest setRequestMethod:@"POST"];
    [myRequest setPostValue:@"valueMyParameter" forKey:@"myParameter"];

    [myRequest addRequestHeader:@"Accept" value:@"application/json"];
    [myRequest addRequestHeader:@"Content-Type" value:@"application/json; charset=UTF-8;"];
    [myRequest setDelegate:self];

    [myRequest startAsynchronous];

}
Nel metodo viewDidLoad, si prepara la richiesta asincrona in POST, settando i valori da inserire nell’header HTTP, come il Content-Type, lo User-Agent e la codifica da utilizzare. Con il comando startAsynchronous, la richiesta viene inviata al servizio specificato nella URL. Per effettuare una chiamata in GET, occorre modificare in setRequestMethod:@”GET”

 

Occorre definire poi i due metodi di success ed error callback:
  • requestFailed: è il metodo che viene richiamato se la risposta non è andata a buon fine. E’ possibile intercettare anche il relativo status code, per visualizzare i relativi messaggi di errore all’utente;
  • requestFinished: è il metodo che viene richiamato in caso di ricezione con successo della risposta, raccolta dalla variabile responseData. L’elaborazione di quest’ultima viene effettuata con un metodo (che non fa parte della libreria ASIHTTPRequest) che, in un thread di background, estrae dal JSON una lista di oggetti (in questo esempio, i post di un forum), ricaricandoli poi in una UITableView (con il metodo nativo reloadData).
In alternativa, è possibile dichiarare le funzioni di callback di successo ed errore direttamente prima della chiamata asincrona, definendo dei blocks:
/*  ...  */   

   [request setDelegate:self];
   [request setCompletionBlock:^{         
        NSString *responseString = [request responseString];
        NSLog(@"Response: %@", responseString);

        /* your code here in success case */

    }];
    [request setFailedBlock:^{
        NSError *error = [request error];
        NSLog(@"Error: %@", error.localizedDescription);

       /* your code here in error case */

    }];

   [request startAsynchronous];

/*  ...  */
Direi che entrambi i metodi sono abbastanza semplici, ma quello con la ASIHTTPRequest offre sicuramente maggiore controllo e un ricco set di funzionalità per la connettività ai nostri servizi. Eccole tutte: http://allseeing-i.com/ASIHTTPRequest/How-to-use
Creative Commons License
This work by Francesco Ficetola is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Based on a work at www.francescoficetola.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.francescoficetola.it/2012/11/03/ios-come-effettuare-chiamate-asincrone/.

[REST] La filosofia REST: il Web ha già tutto quello di cui si ha bisogno!

L’argomento stavolta è REST (REpresentational State Transfer), vera e propria filosofia informatica. Infatti, la prima volta di cui se ne parlò fu nel 2000, nel capitolo 5 della tesi di PhD in Filosofia Informatica di Roy Fielding, uno dei principali autori delle specifiche HTTP, dal titolo Architectural Styles and the Design of Network-based Software Architectures.

Ma cosa è veramente REST? Uno standard, un modello o cosa? Purtroppo non è ancora un vero e proprio standard e, forse, non è neanche giusto che lo sia. Definisce un modello di progettazione di architetture software o, elegantemente, uno “stile architetturale”. L’idea di base del REST è quella di vedere il Web (ma anche altri “sistemi”)  come una piattaforma per l’elaborazione distribuita dei dati. E il Web ha già tutto quello di cui si ha bisogno, ossia l’infrastruttura che si basa sul protocollo HTTP e le informazioni, che diventano vere e proprie risorse. Non ha senso inserire un overhead ulteriore e, dunque, uno strato software come avviene con i Web Services in SOAP.

Riporto un passo estratto dalla tesi di Fielding in cui si introduce il senso di questo stile:

The Representational State Transfer (REST) style is an abstraction of the architectural elements within a distributed hypermedia system. REST ignores the details of component implementation and protocol syntax in order to focus on the roles of components, the constraints upon their interaction with other components, and their interpretation of significant data elements. It encompasses the fundamental constraints upon components, connectors, and data that define the basis of the Web architecture, and thus the essence of its behavior as a network-based application. […]

REST emphasizes scalability of component interactions, generality of interfaces, independent deployment of components, and intermediary components to reduce interaction latency, enforce security, and encapsulate legacy systems. I describe the software engineering principles guiding REST and the interaction constraints chosen to retain those principles, contrasting them to the constraints of other architectural styles.

 

Questo stile è diventato molto in voga negli ultimi anni per la realizzazione di Web Services altamente scalabili ed efficienti. Per approfondire l’argomento e per esempi pratici, ecco il link alle lezioni di HTML.it: RESTful Web Services – La guida, da cui ho estratto gran parte delle informazioni qui di seguito riportate.

Ecco i 5 principi su cui si basa il REST:

  • identificazione delle risorse
  • utilizzo esplicito dei metodi HTTP
  • risorse autodescrittive
  • collegamenti tra risorse
  • comunicazione senza stato
Una risorsa è qualsiasi elemento oggetto su cui è possibile effettuare operazioni ed è identificabile univocamente (attraverso una URI – Uniform Resource Identifier).
Il primo passo consiste nell’individuare le risorse da esporre tramite il Web Service, dove la loro rappresentazione “esterna” verso il client non sempre rispecchia l’implementazione o il modello interno dell’applicazione web.
Gli URI devono essere autoesplicativi, per far capire di che risorsa si tratta. Dopo aver trovato il modo di identificare le risorse, occorre definire quali operazioni effettuare su di esse. Si sfrutta quello che già si ha, ossia i metodi HTTP come GET, POST, PUT e DELETE.

 

Semplici regole nella definizione delle URI:
  • preferire l’utilizzo di nomi a quello di verbi
  • contenere la lunghezza degli URI
  • preferire uno schema posizionale, ossia una struttura gerarchica di un percorso piuttosto che la presenza di più argomenti: http://www.mionegozio.com/ordini/2011/07/01 al posto di http://www.mionegozio.com/ordini/?anno=2001&mese=07&giorno=0
  • evitare le estensioni, che legano un Web Service alla sua implementazione: ad esempio, è da preferire un URI del tipo:
http://www.mionegozio.com/ordini/?id=123
ad uno del tipo:
http://www.mionegozio.com/ordini/ordine.php?id=123

 

REST, quindi, non fa altro che mappare uno a uno le tipiche operazioni CRUD (creazione, lettura, aggiornamento, eliminazione di una risorsa) e i metodi HTTP:
  • POST –> Create (Crea un nuova risorsa)
  • GET –> Read (Ottiene una risorsa esistente)
  • PUT –> Update (Aggiorna una risorsa o ne modifica lo stato)
  • DELETE –> Delete (Elimina una risorsa)
Il tipo di rappresentazione di una risorsa inviata dal Web Service al client è indicato nella stessa risposta HTTP tramite un tipo MIME e il client stesso può anche richiedere una risorsa in uno specifico formato sfruttando l’attributo Accept di una richiesta HTTP di tipo GET. Grazie alla possibilità di rappresentazioni multiple possiamo progettare una applicazione web offrendo un gli output di un servizio in formati differenti a seconda del client. Formati più utilizzati sono XML, (X)-HTML e JSON. Su quest’ultimo trovate anche un articolo su questo sito: [JSON] Introduzione al diffuso formato di scambio dei dati
Alcuni framework sono in grado di gestire in automatico la cosiddetta content negotiation, cioè la fornitura di una rappresentazione nel formato richiesto dal client.

 

Le interazioni tra client e server devono essere senza stato, rispettando la comunicazione stateless nativa del protocollo HTTP. La gestione dello stato (se necessaria) avviene sul client, ottimizzando le prestazioni del server che non deve curare lo stato di una sessione e può essere effettuato con l’uso di chiavi di sessione, come i cookie.
Il fatto che i principi REST escludano la gestione dello stato della comunicazione non deve però far pensare che i Web Service RESTful siano senza stato. L’acronimo REST sta per REpresentational State Transfer, sottolineando proprio la centralità della gestione dello stato in un sistema distribuito. Lo stato che REST prende in considerazione è però quello delle risorse e dell’intera applicazione.

  • Lo stato delle risorse è dato dall’insieme dei valori delle caratteristiche di una risorsa in un dato momento. Un Web Service è responsabile della gestione dello stato delle risorse. Un client può accedere allo stato di una risorsa tramite le diverse rappresentazioni della risorsa stessa e contribuire a modificarlo per mezzo dei metodi PUT, POST e DELETE dell’HTTP.
  • Lo stato del client è rappresentato dall’insieme del contesto e delle risorse ottenute in uno specifico momento. Il server può influenzare le transizioni di stato del client inviando differenti rappresentazioni in risposta alle sue richieste.
  • Lo stato dell’applicazione, cioè del risultato dell’interazione tra client e server, è dato dallo stato del client e delle risorse gestite dal server. Lo stato dell’applicazione determina le modalità di modifica dello stato delle risorse e del client.

A differenza di quanto avviene in buona parte delle applicazioni Web, dove lo stato dell’applicazione viene spesso mantenuto dal server insieme allo stato della comunicazione, lo stato dell’applicazione in un’architettura RESTful è il frutto della collaborazione di client e server, ciascuno con i propri ruoli e responsabilità.

Come da acronimo, una applicazione passa da uno stato all’altro, principio noto come HATEOAS, usando i collegamenti ipertestuali: una applicazione è intesa come rete di risorse in cui un client naviga seguendo i collegamenti ammissibili tra una risorsa e l’altra, come una macchina a stati finiti.

Un bel articolo sulle differenze tra SOAP e RESTful, lo potete leggere sempre su HTML.it:

RESTful VS. SOAP. REST propone una visione del Web incentrata sul concetto di risorsa mentre i SOAP Web Service mettono in risalto il concetto di servizio.

  • Un Web Service RESTful è custode di un insieme di risorse sulle quali un client può chiedere le operazioni canoniche del protocollo HTTP
  • Un Web Service basato su SOAP espone un insieme di metodi richiamabili da remoto da parte di un client

L’approccio dei SOAP Web service ha mutuato un’architettura applicativa denominata SOAService Oriented Architecture, a cui si è recentemente contrapposta l’architettura ROAResource Oriented Architecture, ispirata ai principi REST. SOAP utilizza HTTP come protocollo di trasporto, ma non è limitato né vincolato ad esso, dal momento che può benissimo usare altri protocolli di trasporto. SOAP non sfrutta a pieno il protocollo HTTP, utilizzandolo come semplice protocollo di trasporto. REST invece sfrutta HTTP per quello che è, un protocollo di livello applicativo, e ne utilizza a pieno le potenzialità.

È evidente che l’approccio adottato dai Web Service basati su SOAP è derivato dalle tecnologie di interoperabilità esistenti al di fuori del Web e basato essenzialmente su chiamate di procedura remota, come DCOM, CORBA e RMI. In sostanza questo approccio può essere visto come una sorta di adattamento di queste tecnologie al Web.

Inoltre i Web Service basati su SOAP prevedono lo standard WSDLWeb Service Description Language, per definire l’interfaccia di un servizio. Questa è un’ulteriore evidenza del tentativo di adattare al Web l’approccio di interoperabilità basato su chiamate remote. Infatti il WSDL non è altro che un IDL (Interface Description Language) per un componente software. Da un lato l’esistenza di WSDL favorisce l’uso di tool per creare automaticamente client in un determinato linguaggio di programmazione, ma allo stesso tempo induce a creare una forte dipendenza tra client e server.

REST non prevede esplicitamente nessuna modalità per descrivere come interagire con una risorsa. Le operazioni sono implicite nel protocollo HTTP. L’approccio REST tende a conservare e ad esaltare le caratteristiche intrinseche del Web evidenziandone la predisposizione ad essere una piattaforma per l’elaborazione distribuita. Quindi, non è necessario aggiungere nulla a quanto è già esistente sul Web per consentire ad applicazioni remote di interagire.