La crisi dei piccoli Comuni: sempre meno servizi nelle aree interne

Su LuBannaiuolu.net si leggono due notizie negative per il mio paese:

Addirittura, fino a qualche mese fa, si parlava di installare un inceneritore nella piana del Sele. Un paese che con il Terremoto del 1980, di cui è appena trascorso il 32° anniversario, è stato distrutto quasi interamente e che si è visto segnare il destino di una Comunità che non si è più risvegliata.

In merito all’ultimo episodio della chiusura dell’ufficio postale di Quaglietta, ecco cosa penso. Ennesima “mazzata” nei confronti di una Comunità che perde un altro servizio, come tanti altri che si è vista sottrarre da anni a questa parte.
Stanno chiudendo scuole, uffici pubblici/privati, fabbriche, ecc. Mettiamo in conto anche che il servizio “Provincia” si allontanerà ancora di più dai nostri centri…
Ma i nostri paesini hanno già perso quella che è la vera forza, costituita dai propri giovani che non ritornano più a casa, per cercar “fortuna” altrove. Dove la “fortuna” al giorno d’oggi è il lavoro.

Quindi, la domanda è: “Che senso ha avere servizi se poi nn c’è gente sufficiente che ne possa usufruire?“.  La risposta “logica” e più realistica potrebbe essere: “Si, occorre togliere quel servizio, risparmiare, non poter far altrimenti, anche se vorrebbe dire creare disagio a quelle poche persone che sono rimaste“. La direzione verso cui si sta andando, in un periodo come questo, è il risparmio …i cosiddetti tagli dei costi nelle “aree interne” e che si stanno spopolando.

La protesta è lecita, ma l’accorpamento/detrazione dei servizi è purtroppo giustificabile. Dove si può agire? Dal basso, come sempre. Dando lavoro, opportunità/spazio, un incitamento e una pacca sulla spalla ad un giovane…

Vita da programmatore (da “Il MessaGGiero”)

(Tratto da “Il MessaGGiero”: http://www.messaggiero.it/weblog/pivot/entry.php?id=7 )

La definizione per il termine “Programmatore” su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Programmatore riporta testualmente:
Il programmatore (o coder) è il professionista che scrive dei programmi software in un determinato linguaggio di programmazione“.

Non so voi ma io leggendo questa definizione mi sento più un chip elettronico che una persona in carne ed ossa.

La mia definizione di programmatore è molto diversa da quella ufficiale, ossia:

Il programmatore è chi, pensando di far soldi come professionista dei computer, si ritrova a fare la fame per il profitto di qualcun altro“.

Molta gente del settore, si sente offesa se chiamata semplicemente “programmatore“, appellandosi al fatto che esistono varie qualifiche.

La lista delle qualifiche è la seguente:

1 – Programmatore junior:
Il povero disgraziato che inizia quest’ infame carriera ignaro del proprio destino.

2 – Programmatore senior:
Il povero diavolo che ormai si è resoconto della fesseria che ha fatto ma non può tornare indietro.

3 – Analista Programmatore:
Il povero diavolo al punto 2 che dopo aver chiesto un aumento all’azienda, invece dei soldi, gli rifila la qualifica.

4 – Analista:
Il povero diavolo al punto 3 che dopo aver chiesto nuovamente all’azienda un aumento gli avanza la qualifica congratulandosi con lui, con sorrisi a 44 denti, per il salto di carriera e per le tante possibilità che il nuovo titolo gli offrirà per il suo futuro.
Il povero deluso, si renderà conto solo il giorno dopo, che continua a fare il programmatore con lo stesso stipendio di prima.

Nell’immaginario comune, si pensa al programmatore come una persona introversa, occhialuta che programma tutto nella sua vita dal software che scrive fino alla cadenza oraria per andare a fare la pipì!

Tutto questo è assolutamente errato!. La vita del programmatore è una vera avventura, volendo usare un termine informatico è una vita assolutamente “RANDOM” (casuale).

Il programmatore di per se (indipendentemente dalla qualifica) non è una vera e propria categoria unica ma bensì una macro categoria che si scinde in vari filoni.

I filoni principali sono:

1 – Programmatore impiegato in enti statali.

2 – Programmatore impiegato in enti para-statali.

3 – Programmatore per aziende software nel settore privato.

4 – Programmatore “consulente” impiegato presso un’azienda di consulenze settore privato.

5 – Programmatore “consulente” freelance settore privato a partita Iva.

Sicuramente queste 5 categorie non coprono tutti i possibili casi ma credo a mio avviso che siano almeno le più rappresentative.

Analizziamole una per una. Continua la lettura

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La crisi c’è sempre stata

Periodo di crisi questo. Eppure penso che ci sia sempre stata. Da quando ho iniziato a lavorare, ho visto che la situazione non è cambiata soltanto nell’ultimo anno, dalla caduta del governo Berlusconi per intenderci, ma probabilmente è involuta tempo fa. ” La crisi c’è, ma non si vede” (riprendendo la citazione della nebbia a Milano del film di Totó).

Prima o poi, come si dice, “i nodi vengono al pettine” e il disagio che c’è oggi non è altro che la conseguenza di cattivi comportamenti protratti nel tempo. Mi chiedo che futuro avremo noi giovani, che siamo una generazione che, se non si poggiasse sull’aiuto economico dei nostri genitori, sarebbe destinata davvero allo sbando?

Io posso reputarmi davvero fortunato, visto che lavoro, che al giorno d’oggi è diventato un lusso di pochi. Poi ci sarebbe da aprire qui una diatriba sul declassamento e la bassa specializzazione di certi soggetti ma, visti i chiari di luna, al momento non è il caso di discuterne.

Scrivo questi pochi pensieri di getto perché mi spiace per tutti coloro che si sentono messi da parte da uno Stato che assolutamente non aiuta i giovani, che parla solo di tasse, pensioni, stipendi dei politici…

Un giovane italiano rappresenta il futuro del paese ed è innaffiando dalla radice che si fa crescere un albero, non estirpandone soltanto le foglie!

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