[OpenData&SemanticWeb] Cittadinanza attiva con i Linked Open Data

Grazie al commento all’articolo “[SemanticWeb] DBpedia e il progetto Linked Data” lasciatomi da Michele Barbera (di SpazioDati.eu), sto approfondendo il discorso dei Linked Open Data, e ho letto tre validi e dettagliati riferimenti:

Ho estrapolato alcune informazioni utili per capire l’ambito di applicazione e gli obiettivi del riutilizzo delle informazioni del settore pubblico.

NOTA. I contenuti riportati di seguito vengono elaborati e presentati nel rispetto delle licenze dei riferimenti su citati (nella fattispecie Creative Commons Attribuzione-Non commerciale)

L’obiettivo dei Linked Data è quello di rendere i dati realmente comprensibili ai cittadini tramite applicazioni software sviluppate ad hoc e vedremo cosa vuol dire propriamente questa definizione. Ma è un processo che si attua soltanto se si seguono delle linee guida che permettono alle tecnologie dell’informazione di comprendere i dati e i loro collegamenti, ovvero l’informazione libera deve essere machine readable (che definiremo tecnicamente più avanti) in modo da poter creare una fitta rete di collegamenti e dare un significato al dato stesso (linked data).

 

Da dove nasce? Tutto ha origine dalla dottrina “Open Government” promossa dall’amministrazione Obama (anno 2009), arrivando a coniare la definizione diOpen Government Data, che si sta diffondendo nei paesi industrializzati con l’obiettivo di ottenere l’accesso libero e proattivo ai dati di un ambito specifico: istituzioni politiche e pubblica amministrazione. La dottrina prevede l’apertura di governi e PA verso nuove forme di trasparenza e partecipazione (e collaborazione) dei cittadini alla “cosa pubblica”.
Ma in realtà, la filosofia dell’accesso libero all’informazione nasce già prima, dal movimento Open Source, da termini come copyleft, Web2.0 (e, quindi, social software).
Nel Web tradizionale, la natura della relazione tra documenti è implicita perché l’HyperText Markup Language (HTML) non è in grado di esprimerne la semantica: i collegamenti (link) tra documenti non esprimono il tipo di relazione che li lega.
Tim Berners-Lee, nella sua prima proposta presentata al CERN nel 1989, espresse la necessità di creare un ipertesto globale, dove le informazioni fossero tutte collegate tra di loro, ma dove la ricerca dei contenuti avesse come risultato i documenti che davvero corrispondevano alla esigenze di chi fa la ricerca. Tale ipertesto globale (web semantico) si può creare con un sistema di gestione dell’informazione a grafo, i cui nodi sono collegati da link ipertestuali “etichettati”, ossia con la descrizione del tipo di relazione che si stabilisce tra due nodi. Si passa dal “World Wide Web” visto come una rete di documenti ad una “rete di dati” (Web of Data), dove i dati stessi sono inseriti in un contesto e, dunque, arricchiti di semantica. Cosa ancora più importante è che lo scopo del Web Semantico è quello di dare vita ad una “ragnatela” di dati elaborabili dalle macchine (machine readable, appunto). Il Web Semantico (o web dei dati) è l’obiettivo finale e i linked data offrono i mezzi per raggiungerlo.