I have a dream

“I have a dream”

(di Martin Luther King – Washington 28 Agosto 1963)

 Martin Luther King

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

 

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Il pensiero umano non è come la logica…non procede con eleganza e senza sbalzi

Gli psicologi hanno registrato le cronache dei fallimenti del pensiero, dell’irrazionalità del comportamento reale. Anche compiti semplici possono talvolta mettere in crisi persone peraltro abilissime. Benché i principi di razionalità sembrino contraddetti altrettanto spesso quanto rispettati, restiamo attaccati all’idea che il pensiero umano debba essere razionale, logico e ordinato. Gran parte dell’ordinamento giudiziario si basa sul concetto di un pensiero e comportamento razionale. Gran parte della teoria economica si basa sul modello dell’individuo razionale che cerca di ottimizzare vantaggi, utilità e benessere personale. Molti studiosi di intelligenza artificiale usano la matematica della logica formale – il calcolo predicativo – come strumento principale per simulare il pensiero.

Ma il pensiero umano – e quei suoi parenti stretti che sono la soluzione dei problemi e l’elaborazione dei piani d’azione – sembra più radicato nell’esperienza passata che nella deduzione logica. La vita mentale non è lucida e ordinata, non procede con eleganza e senza sbalzi in forma logica e pulita. Al contrario, va avanti a sbalzi e strattoni, saltando da un’idea all’altra, collegando cose che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, formando intuizioni e concetti nuovi, saltando creativamente alle conclusioni. Il pensiero umano non è come la logica; è fondamentalmente diverso come spirito e qualità. La differenza non è né in meglio né in peggio. Ma è questa differenza a portare le scoperte creative e la grande solidità del comportamento.

Tratto da “La caffettiera del masochista” di Donald A. Norman

La caffettiera del masochista

Alla ricerca di nuovi stimoli…

New ExperienceInizio di una nuova esperienza. Mi sono preso un periodo di pausa per riorganizzare un po’ di cose. Essenzialmente per la ricerca di nuovi stimoli, ma soprattutto perché penso che nella vita ci siano dei passaggi obbligati e delle opportunità che vanno prese al volo. Fa paura pensare a quello che si lascia sicuramente. Ma è bello poi guardarsi indietro pensando ad una esperienza passata, alle persone conosciute, a sbagli o successi che hanno condizionato quegli momenti di esistenza.

Mi sento fortunato e fiero per come è andata finora. Consapevole di dimostrare ogni giorno i miei valori in ogni circostanza e di dare sempre il meglio, cercando di superare le difficoltà … ed anzi vederle come una continua sfida, per migliorare e crescere.

Mi faccio un grosso in bocca al lupo.

 

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La differenza tra l’osservare e il guardare

Guardare è un’attività che fa parte dell’esperienza quotidiana di ciascuno di noi, è attraverso quest’operazione che avviene il nostro primo contatto con la realtà circostante. Guardare è il mezzo più immediato, spontaneo ed efficace per entrare in possesso di informazioni, cogliere particolari di ciò che “sta intorno”, registrare elementi facenti parte di un mondo che è altro da noi.

Proviamo ora a dare una definizione dell’osservazione: che cosa distingue quest’ultima da ciò che abbiamo considerato come semplice “guardare”? I due termini hanno la stessa valenza o possiamo cogliere delle specificità?

Considerando attentamente le differenze che intercorrono tra l’atto del guardare e l’azione dell’osservare ci si può rendere conto di come, tra i due concetti, esista un’infinità di sfumature tali da produrre risultati alquanto differenti. L’atto del vedere, del guardare è spontaneo, immediato, generico, non selettivo.

Diverso è invece osservare.

Elementi che connotano l’osservazione sono la finalità, l’intenzionalità: una persona che osserva ha un preciso obiettivo che consiste nella conoscenza e nella descrizione, il più possibile oggettiva, fedele e completa, di un determinato fenomeno, considerato rilevante e significativo rispetto a particolari interessi, motivazioni, curiosità; a tal proposito ci sembra interessante la definizione di Mantovani : «l’osservazione è una forma di rilevazione finalizzata all’esplorazione di un determinato fenomeno».

L’osservazione si configura quindi come un processo cognitivo, in quanto non solo è orientata alla lettura di un fenomeno/situazione ma soprattutto alla sua comprensione.

Osservare significa mettere in luce alcune caratteristiche relative ad una cosa, persona, situazione ponendole in relazione con altre cose, persone, situazioni, all’interno di un contesto, inserite in un ambiente, in altre parole “situate” in una dimensione spazio-temporale ben definita. Osservare significa anche registrare nel modo più oggettivo possibile le informazioni di cui abbiamo appena parlato. L’osservazione, per come l’abbiamo definita, è un elemento basilare ed ineliminabile nel processo di ricerca scientifica ed è anche alla base della professionalità di educatori ed insegnanti, come cardine fondante la progettualità educativa (progettare presuppone il conoscere, comprendere la situazione di partenza).

Il fatto di lavorare con materiale “umano” non esclude una scientificità di metodo, e tale metodo non è innato ma deve essere acquisito. Per lungo tempo si è pensato che fosse sufficiente raccogliere ordinatamente ed accuratamente una serie di informazioni ritenute significative per poter garantire scientificità ed oggettività alle rilevazioni effettuate (corrente empirista, che trovò la sua massima espressione nell’Ottocento con il Positivismo).

Questa prospettiva, ormai superata, non tiene conto del fatto che ciascuno, per quanto si sforzi di registrare nel modo più preciso e sistematico il “frutto” di un’osservazione, faccia confluire elementi di soggettività, legati al proprio modo di “leggere” la realtà, ai propri parametri culturali di riferimento, alle proprie credenze, valori, …

E se, come abbiamo detto, osservare significa comprendere, appare chiaro come, in assenza di specifiche competenze ed abilità nell’osservare, sia difficile una comprensione scientificamente fondata di situazioni complesse come quelle di natura educativa. Cerchiamo quindi di tracciare sommariamente il profilo di un “buon osservatore”.

Essere un buon osservatore

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Per ricostruire Città della Scienza…

Per ricostruire insieme Città della Scienza a Bagnoli (Napoli), distrutta da un incendio il 4 Maggio scorso, per salvare occupazione, ricerca, cultura e sviluppo dell’Italia, e non solo del Mezzogiorno.

Ricostruiamo Città della Scienza

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Le Leggi Fondamentali della stupidità umana

Ho da poco letto un saggio dello storico ed economista italiano Carlo M. Cipolla, dopo che mi è capitata una frase su un libro in cui si parlava di Etica e che mi ha particolarmente colpito:

“E’ intelligente chi fa il bene suo e degli altri, è bandito chi fa il bene suo e il male degli altri, è sprovveduto chi fa il bene degli altri e il male suo, è stupido chi fa il male suo e degli altri”

 

Il saggio in questione si intitola “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (1988) e ve lo allego di seguito.

 

Leggi della stupidità umana di Cipolla
Titolo: Leggi della stupidità umana di Cipolla (0 click)
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Vi consiglio di leggerlo perché, anche se apparentemente ironico, è (ahimè) alquanto realistico e rispecchia appieno la realtà sociale di questo periodo.

stupidita-cipolla

Ecco la classificazione che Cipolla dà degli esseri umani:

Gli esseri umani si dividono in SPROVVEDUTI, INTELLIGENTI, BANDITI e STUPIDI.
I Banditi sono quelli che si procurano un guadagno a scapito di altri, i quali subiscono una perdita.
Gli Sprovveduti sono quelli che realizzano un’azione il cui risultato comporta una perdita per lui ed un guadagno per gli altri.
Gli Intelligenti sono quelli che realizzano un’azione dalla quale lui e gli altri traggono un vantaggio.
La nostra vita è però punteggiata da vicende in cui si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creature che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. La persona in questione è stupida.

 

Ecco le 5 Leggi Fondamentali della stupidità umana proposte da Cipolla:

1° Legge. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
2° Legge. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
3° Legge. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o un gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.
4° Legge. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
5° Legge. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista
Corollario 5° Legge. Lo stupido è più pericoloso del bandito

 

Mi sono appuntato delle frasi del saggio che qui condivido:

  • La maggior parte delle persone non agisce coerentemente. In certe circostanze una persona agisce intelligentemente e in altre quella stessa persona si comporta da sprovveduto. Una persona intelligente può talvolta comportarsi da sprovveduto, come può talvolta assumere un comportamenti banditesco. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalle persone stupide che normalmente mostrano una massima propensione per una piena coerenza in ogni campo di attività.
  • Alcuni individui ereditano notevoli dosi del gene della stupidità e grazie a tale eredità appartengono, sin dalla nascita, all’élite del loro gruppo. Il secondo fattore che determina il potenziale di una persona stupida deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra burocrati, generali, politici e capi di stato si ritrova l’aurea percentuale di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono (od occupano). Al proposito anche i prelati non vanno trascurati.
  • La domanda che spesso si pongono le persone ragionevoli è in che modo e come mai persone stupide riescano a raggiungere posizioni di potere e di autorità. Classe e casta (sia laica che ecclesiastica) furono gli istituti sociali che permisero un flusso costante di persone stupide in posizioni di potere nella maggior parte delle società preindustriali. Nel mondo industriale moderno, classe e casta vanno perdendo sempre più di rilievo. Ma, al posto di classe e casta, ci sono partiti politici, burocrazia e democrazia. All’interno di un sistema democratico, le elezioni generali sono uno strumento di grande efficacia per assicurare il mantenimento stabile della frazione a fra i potenti.
  • Va ricordato che, in base alla Seconda Legge, la frazione a di persone che votano sono stupide e le elezioni offrono loro una magnifica occasione per danneggiare tutti gli altri, senza ottenere alcun guadagno dalla loro azione. Esse realizzano questo obiettivo, contribuendo al mantenimento del livello a di stupidi tra le persone al potere.

Infine, il saggio si chiude dicendo che sono meglio i banditi, che traendo guadagno a scapito di altri non comportano un impoverimento/danneggiamento della società, rispetto agli stupidi che, danneggiando sè e gli altri, impoveriscono o danneggiano la società stessa in cui vivono.

Lo studio è un mestiere faticoso

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.”
Per la ricerca del principio educativo, Antonio Gramsci

 

“Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”
Antonio Gramsci, da “L’ordine nuovo”

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[Accessibilità] Legge Stanca: finora una norma in bianco. Sta cambiando?

Logo di accessbilità CNIPAAccessibilità dei siti istituzionali? Finora solo utopia. Una legge rimasta nel cassetto, senza il supporto di un vero e proprio organismo di vigilanza (forse il CNIPA?) capace di regolamentare un obbligo che è diventato legge nel 2004 (Legge Stanca sull’accessibilità – Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”). Eppure è una legge, ma che in Italia resta solo un mero termine, che per gli organismi pubblici diventa una linea guida “facoltativa”.

La Legge Stanca, nei confronti della pubblica amministrazione, reca degli obblighi, a cui applicare, in teoria, sanzioni in caso di infrazione.

E’ previsto, infatti, che i siti Web delle pubbliche amministrazioni creati ex-novo o soggetti a «rinnovo, modifica o novazione» dovranno essere accessibili (entro 12 mesi) secondo le linee guida definite nel regolamento tecnico e che i nuovi contratti stipulati siano colpiti da nullità, qualora non rispettino i requisiti di accessibilità (Art. 4).

Ma è rimasta teoria insomma, soggetta ad interpretazione e incostituzionale in alcuni punti: Legge Stanca: la sanzione della nullità dei contratti

Una “norma in bianco”? Chi ne paga le conseguenze? I cittadini tutti. Siti internet che dovrebbero offrire “sportelli elettronici” online, quasi sempre inaccessibili, non usabili e che arrecano danno e disservizio. L’Italia vuole stare al passo tecnologico con il resto di Europa? Ma se sta indietro almeno 10 anni sulla roadmap verso la digitalizzazione dei servizi della PA?

Le PA abbracciano un bacino di utenza molto ampio e il livello di rischio è relativamente alto e non possono trascurare il requisito dell’accessibilità, che è legge!

accessibileSi parla di Agenda Digitale, ma prima di tutto si dovrebbe far applicare alla lettera la Legge Stanca, multando o mettendo offline quei siti che non superano i 22 requisiti di accessibilità che la normativa impone. Scandaloso l’esempio dell’ISTAT che l’anno scorso mise online il questionario per il referendum presentando una form inaccessibile. Esemplare è stata la denuncia del liceale leccese non vedente, Vincenzo Rubano, che li ha “sputtanati” con l’ottima iniziativa “Ti tengo d’occhio“, il sito web dedicato all’accessibilità e che ha come obiettivo primario, appunto, quello di denunciare siti e programmi poco o per nulla accessibili ai ciechi e agli ipovedenti (vedi anche articolo, “Ti tengo d’occhio sito istituzionale”). Si, perché l’unica cosa che si può fare è denunciare i cosiddetti CED interni delle PA, che dovrebbero essere centri informativi di eccellenza. La domanda è lecita: è ancora utile avere un CED interno nella Pubblica Amministrazione?

Voci del silenzioNe approfitto per informarvi che ieri a Catanzaro si è tenuta la conferenza  “Le voci del silenzio”, che propone di individuare i crocevia per l’incontro, la promozione e la conoscenza di problemi economici-sociali, con particolare riferimento alla ricerca di tutte le azioni atte a favorire e facilitare il recupero e l’inserimento nel tessuto socio-economico dei portatori di handicap, tossicodipendenti, ex reclusi. Tra i tanti illustri relatori previsti nel programma della conferenza, figura proprio Vincenzo Rubano, il quale presenterà il suo progetto “Ti tengo d’occhio”. Lo studente salentino, inoltre, presenterà alla platea “V4B – Video4Blind”, la sua originale idea per rendere “visibili” ai non vedenti i video pubblicati su Youtube e su altri media similari.

Dopo l’approvazione del Decreto Crescita 2.0 qualcosa sembra muoversi. Tra le novità più importanti introdotte dal decreto:

  • gli utenti sono invitati a segnalare eventuali inadempienze all’Agenzia per l’Italia Digitale; nel caso la segnalazione sia fondata, sarà richiesto l’adeguamento del servizio entro 90 giorni dalla segnalazione;
  • gli obblighi della legge Stanca si estendono anche ai soggetti privati che forniscono servizi alle PA;
  • il 31 marzo di ogni anno, le PA saranno tenute a pubblicare l’elenco degli obiettivi di accessibilità per l’anno corrente;
  • nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, le sanzioni per inadempienza andranno a gravare sui dirigenti responsabili in termini di valutazione prestazionale.

Andranno a gravare sui dirigenti responsabili in termini di valutazione prestazionale? Non penso gli abbasseranno gli stipendi o manderanno a casa…

Un 2013 di tante soddisfazioni e successi!

Il primo post di quest’anno. Il 2013.

Che sia un anno di successi per tutte le persone a cui voglio bene. Non tanto per me, che nel mio piccolo cerco di stare sempre al passo e dare il massimo. Con la soddisfazione di riuscire a cavarmela sempre da solo, con la sorte che finora mi ha aiutato. Che la stessa sorte aiuti chi ha meno possibilità di me.

Un 2013 in cui stringere ancora una volta i denti, in un periodo difficile per noi giovani. Tagliati fuori da tutte le possibilità che hanno avuto le generazioni che ci hanno preceduto. Dove non è vero che una laurea non serve a niente, perché non c’è niente di più bello che vedere un genitore che si emoziona vedendo un figlio, con i suoi e i loro sacrifici, raggiungere un importante risultato.

Buon anno a tutti!

Buon anno 2013

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L’incantato del presepe

Tra le statuine del presepio, ce n’è una molto curiosa. La chiamano “il pastore meravigliato” o “l’incantato“.
Rappresenta un fanciullo con le mani vuote, le braccia aperte e il viso che
esprime meraviglia.

Un giorno le statuine del presepio se la presero con l’Incantato perché non
portava nessun dono a Gesù.
Gli dicevano:
“Non hai vergogna? Vieni a Gesù e non gli porti niente?”.

“L’Incantato” non rispondeva: era totalmente assorto nel guardare il Bambino.
I rimproveri si fecero più fitti.

Allora la Madonna intervenne: “Incantato non viene a mani vuote! Non vedete che porta al mio Gesù la sua meraviglia, il suo stupore! L’amore di Dio fatto bambino lo incanta”.

Quando tutti compresero, la Madonna concluse:

“Il mondo è pieno di meraviglie, ma gli uomini hanno perso la meraviglia.
Peccato! Perché è lo stupore che fa crescere il voltaggio dell’anima e la
ingentilisce.

E’ lo stupore che fa crescere giovani!”

Foto di un presepe scattata a Napoli - Dicembre 2012

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