La differenza tra l’osservare e il guardare

Guardare è un’attività che fa parte dell’esperienza quotidiana di ciascuno di noi, è attraverso quest’operazione che avviene il nostro primo contatto con la realtà circostante. Guardare è il mezzo più immediato, spontaneo ed efficace per entrare in possesso di informazioni, cogliere particolari di ciò che “sta intorno”, registrare elementi facenti parte di un mondo che è altro da noi.

Proviamo ora a dare una definizione dell’osservazione: che cosa distingue quest’ultima da ciò che abbiamo considerato come semplice “guardare”? I due termini hanno la stessa valenza o possiamo cogliere delle specificità?

Considerando attentamente le differenze che intercorrono tra l’atto del guardare e l’azione dell’osservare ci si può rendere conto di come, tra i due concetti, esista un’infinità di sfumature tali da produrre risultati alquanto differenti. L’atto del vedere, del guardare è spontaneo, immediato, generico, non selettivo.

Diverso è invece osservare.

Elementi che connotano l’osservazione sono la finalità, l’intenzionalità: una persona che osserva ha un preciso obiettivo che consiste nella conoscenza e nella descrizione, il più possibile oggettiva, fedele e completa, di un determinato fenomeno, considerato rilevante e significativo rispetto a particolari interessi, motivazioni, curiosità; a tal proposito ci sembra interessante la definizione di Mantovani : «l’osservazione è una forma di rilevazione finalizzata all’esplorazione di un determinato fenomeno».

L’osservazione si configura quindi come un processo cognitivo, in quanto non solo è orientata alla lettura di un fenomeno/situazione ma soprattutto alla sua comprensione.

Osservare significa mettere in luce alcune caratteristiche relative ad una cosa, persona, situazione ponendole in relazione con altre cose, persone, situazioni, all’interno di un contesto, inserite in un ambiente, in altre parole “situate” in una dimensione spazio-temporale ben definita. Osservare significa anche registrare nel modo più oggettivo possibile le informazioni di cui abbiamo appena parlato. L’osservazione, per come l’abbiamo definita, è un elemento basilare ed ineliminabile nel processo di ricerca scientifica ed è anche alla base della professionalità di educatori ed insegnanti, come cardine fondante la progettualità educativa (progettare presuppone il conoscere, comprendere la situazione di partenza).

Il fatto di lavorare con materiale “umano” non esclude una scientificità di metodo, e tale metodo non è innato ma deve essere acquisito. Per lungo tempo si è pensato che fosse sufficiente raccogliere ordinatamente ed accuratamente una serie di informazioni ritenute significative per poter garantire scientificità ed oggettività alle rilevazioni effettuate (corrente empirista, che trovò la sua massima espressione nell’Ottocento con il Positivismo).

Questa prospettiva, ormai superata, non tiene conto del fatto che ciascuno, per quanto si sforzi di registrare nel modo più preciso e sistematico il “frutto” di un’osservazione, faccia confluire elementi di soggettività, legati al proprio modo di “leggere” la realtà, ai propri parametri culturali di riferimento, alle proprie credenze, valori, …

E se, come abbiamo detto, osservare significa comprendere, appare chiaro come, in assenza di specifiche competenze ed abilità nell’osservare, sia difficile una comprensione scientificamente fondata di situazioni complesse come quelle di natura educativa. Cerchiamo quindi di tracciare sommariamente il profilo di un “buon osservatore”.

Essere un buon osservatore

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Per ricostruire Città della Scienza…

Per ricostruire insieme Città della Scienza a Bagnoli (Napoli), distrutta da un incendio il 4 Maggio scorso, per salvare occupazione, ricerca, cultura e sviluppo dell’Italia, e non solo del Mezzogiorno.

Ricostruiamo Città della Scienza

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Le Leggi Fondamentali della stupidità umana

Ho da poco letto un saggio dello storico ed economista italiano Carlo M. Cipolla, dopo che mi è capitata una frase su un libro in cui si parlava di Etica e che mi ha particolarmente colpito:

“E’ intelligente chi fa il bene suo e degli altri, è bandito chi fa il bene suo e il male degli altri, è sprovveduto chi fa il bene degli altri e il male suo, è stupido chi fa il male suo e degli altri”

 

Il saggio in questione si intitola “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (1988) e ve lo allego di seguito.

 

Leggi della stupidità umana di Cipolla
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Vi consiglio di leggerlo perché, anche se apparentemente ironico, è (ahimè) alquanto realistico e rispecchia appieno la realtà sociale di questo periodo.

stupidita-cipolla

Ecco la classificazione che Cipolla dà degli esseri umani:

Gli esseri umani si dividono in SPROVVEDUTI, INTELLIGENTI, BANDITI e STUPIDI.
I Banditi sono quelli che si procurano un guadagno a scapito di altri, i quali subiscono una perdita.
Gli Sprovveduti sono quelli che realizzano un’azione il cui risultato comporta una perdita per lui ed un guadagno per gli altri.
Gli Intelligenti sono quelli che realizzano un’azione dalla quale lui e gli altri traggono un vantaggio.
La nostra vita è però punteggiata da vicende in cui si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creature che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. La persona in questione è stupida.

 

Ecco le 5 Leggi Fondamentali della stupidità umana proposte da Cipolla:

1° Legge. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
2° Legge. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
3° Legge. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o un gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.
4° Legge. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
5° Legge. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista
Corollario 5° Legge. Lo stupido è più pericoloso del bandito

 

Mi sono appuntato delle frasi del saggio che qui condivido:

  • La maggior parte delle persone non agisce coerentemente. In certe circostanze una persona agisce intelligentemente e in altre quella stessa persona si comporta da sprovveduto. Una persona intelligente può talvolta comportarsi da sprovveduto, come può talvolta assumere un comportamenti banditesco. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalle persone stupide che normalmente mostrano una massima propensione per una piena coerenza in ogni campo di attività.
  • Alcuni individui ereditano notevoli dosi del gene della stupidità e grazie a tale eredità appartengono, sin dalla nascita, all’élite del loro gruppo. Il secondo fattore che determina il potenziale di una persona stupida deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra burocrati, generali, politici e capi di stato si ritrova l’aurea percentuale di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono (od occupano). Al proposito anche i prelati non vanno trascurati.
  • La domanda che spesso si pongono le persone ragionevoli è in che modo e come mai persone stupide riescano a raggiungere posizioni di potere e di autorità. Classe e casta (sia laica che ecclesiastica) furono gli istituti sociali che permisero un flusso costante di persone stupide in posizioni di potere nella maggior parte delle società preindustriali. Nel mondo industriale moderno, classe e casta vanno perdendo sempre più di rilievo. Ma, al posto di classe e casta, ci sono partiti politici, burocrazia e democrazia. All’interno di un sistema democratico, le elezioni generali sono uno strumento di grande efficacia per assicurare il mantenimento stabile della frazione a fra i potenti.
  • Va ricordato che, in base alla Seconda Legge, la frazione a di persone che votano sono stupide e le elezioni offrono loro una magnifica occasione per danneggiare tutti gli altri, senza ottenere alcun guadagno dalla loro azione. Esse realizzano questo obiettivo, contribuendo al mantenimento del livello a di stupidi tra le persone al potere.

Infine, il saggio si chiude dicendo che sono meglio i banditi, che traendo guadagno a scapito di altri non comportano un impoverimento/danneggiamento della società, rispetto agli stupidi che, danneggiando sè e gli altri, impoveriscono o danneggiano la società stessa in cui vivono.

Lo studio è un mestiere faticoso

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.”
Per la ricerca del principio educativo, Antonio Gramsci

 

“Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”
Antonio Gramsci, da “L’ordine nuovo”

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Un 2013 di tante soddisfazioni e successi!

Il primo post di quest’anno. Il 2013.

Che sia un anno di successi per tutte le persone a cui voglio bene. Non tanto per me, che nel mio piccolo cerco di stare sempre al passo e dare il massimo. Con la soddisfazione di riuscire a cavarmela sempre da solo, con la sorte che finora mi ha aiutato. Che la stessa sorte aiuti chi ha meno possibilità di me.

Un 2013 in cui stringere ancora una volta i denti, in un periodo difficile per noi giovani. Tagliati fuori da tutte le possibilità che hanno avuto le generazioni che ci hanno preceduto. Dove non è vero che una laurea non serve a niente, perché non c’è niente di più bello che vedere un genitore che si emoziona vedendo un figlio, con i suoi e i loro sacrifici, raggiungere un importante risultato.

Buon anno a tutti!

Buon anno 2013

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L’incantato del presepe

Tra le statuine del presepio, ce n’è una molto curiosa. La chiamano “il pastore meravigliato” o “l’incantato“.
Rappresenta un fanciullo con le mani vuote, le braccia aperte e il viso che
esprime meraviglia.

Un giorno le statuine del presepio se la presero con l’Incantato perché non
portava nessun dono a Gesù.
Gli dicevano:
“Non hai vergogna? Vieni a Gesù e non gli porti niente?”.

“L’Incantato” non rispondeva: era totalmente assorto nel guardare il Bambino.
I rimproveri si fecero più fitti.

Allora la Madonna intervenne: “Incantato non viene a mani vuote! Non vedete che porta al mio Gesù la sua meraviglia, il suo stupore! L’amore di Dio fatto bambino lo incanta”.

Quando tutti compresero, la Madonna concluse:

“Il mondo è pieno di meraviglie, ma gli uomini hanno perso la meraviglia.
Peccato! Perché è lo stupore che fa crescere il voltaggio dell’anima e la
ingentilisce.

E’ lo stupore che fa crescere giovani!”

Foto di un presepe scattata a Napoli - Dicembre 2012

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Un pò di sapere è pericoloso: “Ars longa, vita brevis”

Da quando ho messo su questo blog articoli tecnici, mi arrivano spesso mail per informazioni sulla risoluzione di problemi di programmazione, soprattutto quelli legati all’iOS di Apple, visti alcuni processi “rognosi” in cui spesso ci si sbatte.
La mia idea è che si sta procedendo verso quella che definirei “standardizzazione” del linguaggio, che facilita la programmazione, portando anche i non esperti del settore a “cimentarsi” nello sviluppo dei software.

Quella che scrivo è una riflessione che si può applicare ai settori lavorativi più disparati, ma che qui vorrei particolareggiare per quello in cui opero, quello dello sviluppo di software appunto.

Innanzitutto, parto da una citazione famosa di Socrate: “Scio ne sapio” (“Io so di non sapere”). La citazione è rivolta (e venne rivolta) con un atteggiamento polemico contro coloro che pretendono di sapere troppo. Ma il “non” sapere è uno stato normale dell’uomo.
La presente riflessione è nata dopo aver letto una mail, e di cui qui vi riporto un estratto:

[…] So utilizzare abbastanza bene Windows 7; non sono un programmatore, ma mi interesserebbe prendere delle lezioni sull’utilizzo dello smartphone e tablet Apple (rispettivamente iPhone e iPad). Sono appassionato di questi apparecchi, ma non so utilizzarli. […]

Cosa ho pensato? La curiosità è lecita, ma non si può pretendere di imparare a programmare così da un giorno all’altro e, sicuramente, non è il caso di partire da Objective-C per farlo.

Il punto di partenza potrebbe essere quello di trovare un “linguaggio padre”, come può essere C/C++/Java per i linguaggi “tipati” o Python/PHP per quelli “non tipati”.
L’importante è iniziare a pensare alla programmazione. Non programmare.

Mi ha molto affascinato l’articolo di Peter Norvig (padre dell’intelligenza artificiale) dal titolo: “Teach Yourself Programming in Ten Years“, e di cui riporto il link all’ottima traduzione di Fabio Tessitore): Imparara a programmare in 10 anni…perchè vanno tutti di fretta?

Vi invito a leggerlo tutto di un fiato. Io da qui ho estrapolato le seguenti frasi/citazioni:

  • La conclusione è che le persone vanno molto di fretta quando devono imparare qualcosa sui computer, oppure che i computer sono qualcosa di favolosamente facile da imparare rispetto a qualsiasi altra cosa.
  • Non ci sono libri su come studiare Beethoven, la Fisica dei Quanti o perfino l’Addestramento dei Cani in pochi giorni.
  • Come disse Alexander Pope, “un po’ di sapere è pericoloso“.
  • Qual è il punto? Alan Perlis una volta disse: “Un linguaggio che non influenza il modo di pensare la programmazione, non vale la pena di essere conosciuto. È possibile che debba imparare una piccola parte del C++ (o più probabilmente, qualcosa del tipo JavaScript o Flash) perché hai bisogno di interfacciarti con qualcosa di esistente per portare a termine un compito specifico. Ma allora non stai imparando a programmare; stai imparando a completare quel compito”.
  • Alcuni ricercatori (Bloom (1985), Bryan & Harter (1899), Hayes (1989), Simmon & Chase (1973)) hanno dimostrato che sono necessari circa dieci anni per sviluppare esperienza in una gran varietà di campi, inclusi il gioco degli scacchi, la composizione musicale, la telegrafia, la pittura, il suonare il pianoforte, il nuoto, il tennis, le ricerche in neuropsicologia e in topologia.
  • La chiave è la pratica intenzionale: non semplicemente farlo ancora e ancora, ma impegnarsi in un compito appena oltre le proprie abilità, provare, analizzare il proprio rendimento mentre e dopo l’esecuzione e correggere gli errori. Quindi ripetere. E ripetere ancora. (Vedi l’articolo “Lo sgobbone batte l’intelligente“)
  • Samuel Johnson (1709-1784) pensava ci volesse anche di più: “L’eccellenza in un campo qualsiasi può essere raggiunta solo attraverso il lavoro di una vita; non si può acquistare ad un prezzo inferiore“. E Chaucer (1340-1400) aggiunse La vita è così breve, l’arte così lunga da imparare. Ippocrate (c. 400 AC) è noto per la massima “Ars longa, vita brevis“, che è parte della citazione più lunga “Ars longa, vita brevis, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile, che in Italiano suona come” –  [La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione è fugace, l’esperienza ingannevole, il giudizio difficile]. Sebbene in Latino, “ars” può significare sia arte che mestiere, nell’originale Greco la parola “techne” significa solo abilità, non arte.
  • Lavora su progetti insieme ad altri programmatori. Sii il miglior programmatore in alcuni progetti; sii il peggiore in altri. Quando sarai il migliore potrai testare le tue abilità di guidare un progetto e ispirare gli altri con la tua visione. Quando sarai il peggiore imparerai cosa fanno i maestri, e cosa non piace fare loro (perché lo faranno fare a te).
  • Perlis dice che i migliori hanno un talento che prescinde dall’allenamento. Ma da dove viene questo talento? È innato? O viene sviluppato con la diligenza? Auguste Gusteau (lo chef di Ratatouille) dice: “Tutti possono cucinare, ma solo gli impavidi possono essere grandi.” Penso sia volontà di dedicare una larga parte della propria vita alla pratica. Ma forse “impavidi” è un termine per sintetizzare questo concetto. Oppure, come dice Anton Ego, il critico di Gusteau: “Non tutti possono diventare grandi artisti, ma un grande artista può venir fuori da ovunque“.

Non c’è altro da aggiungere penso. Occorre aver la coscienza di non sapere le cose, per studiarle, provarle e confrontarsi con gli altri, migliorandosi continuamente. Comunque, il segreto per sopportare lo sforzo è quello di fare le cose con passione.

 

La crisi dei piccoli Comuni: sempre meno servizi nelle aree interne

Su LuBannaiuolu.net si leggono due notizie negative per il mio paese:

Addirittura, fino a qualche mese fa, si parlava di installare un inceneritore nella piana del Sele. Un paese che con il Terremoto del 1980, di cui è appena trascorso il 32° anniversario, è stato distrutto quasi interamente e che si è visto segnare il destino di una Comunità che non si è più risvegliata.

In merito all’ultimo episodio della chiusura dell’ufficio postale di Quaglietta, ecco cosa penso. Ennesima “mazzata” nei confronti di una Comunità che perde un altro servizio, come tanti altri che si è vista sottrarre da anni a questa parte.
Stanno chiudendo scuole, uffici pubblici/privati, fabbriche, ecc. Mettiamo in conto anche che il servizio “Provincia” si allontanerà ancora di più dai nostri centri…
Ma i nostri paesini hanno già perso quella che è la vera forza, costituita dai propri giovani che non ritornano più a casa, per cercar “fortuna” altrove. Dove la “fortuna” al giorno d’oggi è il lavoro.

Quindi, la domanda è: “Che senso ha avere servizi se poi nn c’è gente sufficiente che ne possa usufruire?“.  La risposta “logica” e più realistica potrebbe essere: “Si, occorre togliere quel servizio, risparmiare, non poter far altrimenti, anche se vorrebbe dire creare disagio a quelle poche persone che sono rimaste“. La direzione verso cui si sta andando, in un periodo come questo, è il risparmio …i cosiddetti tagli dei costi nelle “aree interne” e che si stanno spopolando.

La protesta è lecita, ma l’accorpamento/detrazione dei servizi è purtroppo giustificabile. Dove si può agire? Dal basso, come sempre. Dando lavoro, opportunità/spazio, un incitamento e una pacca sulla spalla ad un giovane…

Un altro autunno che inizia

Ultimo post di Ottobre. Inizio di autunno, giornate che diventano sempre più corte e fredde. Umore che cambia, con movimenti lenti e pigri. Per me un periodo davvero frenetico e pieno di impegni, scadenze, consegne. Movimenti strani e personaggi ambigui. Voglia di crescere, dimostrare, imparare, realizzare. Tanta speranza per il futuro, sempre più incerto e scoraggiante, ma con la consapevolezza di non perder nulla rischiando.

Chiudo questo mese con una bella foto del mio amico Zєи. Buona fortuna.

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La crisi secondo Einstein

20121020-093409.jpgNon possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

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