Documentario sul Parco Regionale dei Monti Picentini

Parco Regionale dei Monti Picentini

La produttività è alla base del benessere sociale…

Con l’alternarsi di saggi governi, il popolo italiano ha ormai raggiunto un alto grado di maturità! I lavoratori, operai ed impiegati, hanno finalmente capito che la produttività è alla base del benessere sociale e l’unica strada per uscire dalla crisi. Oramai, le due grandi piaghe dell’assenteismo e del secondo lavoro che tanti danni hanno provocato all’economia italiana possono dirsi, finalmente, vinte e debellate.

(Voce narrante in “Fantozzi subisce ancora”)

 

Spopolamento e dinamiche demografiche a Quaglietta

La storia di Quaglietta è, da sempre, caratterizzata e marcata da momenti, in cui il fenomeno dello spopolamento ha avuto i suoi effetti più evidenti. La forte diminuzione della quantità di popolazione è stato, spesso, qui, il risultato dell’abbandono volontario, forzoso, o repentino oppure effetto di flussi continui e prolungati di abbandoni da parte dei Quagliettani, le cui conseguenze si protraggono fino ai giorni nostri (secc. XVII – XXI, ben documentati nell’opera di Domenica Corrado: Quaglietta, dinamiche demografiche di un habitat irpino). A parte l’esodo demografico conseguente a disastri o calamità naturali e umane, il fenomeno più significativo è quello conseguente alle migrazioni di Quagliettani, in cerca di nuove terre su cui edificare (Inghilterra, Americhe, Nord Italia per lo più), speranzosi in una qualche probabilità di miglioramento economico e, non ultima, di sopravvivenza. La prima legge approvata il 30 dicembre del 1888, n. 5866, sull’emigrazione, all’epoca di Umberto I, ha sicuramente incentivato ed innescato maggiormente tale tendenza, rendendola oggi inarrestabile. La scarsa circolazione di denaro, la deficienza del lavoro, le risorse presenti sul territorio, la mancanza di infrastrutture e servizi indispensabili, allora ed ora più che mai, in un’epoca in cui la mobilità sociale non ha e non deve avere limiti, uniti ad altri fattori di carattere più strettamente soggettivo, sono gli elementi socio-economici scatenanti di un sempre più mutevole trend demografico, i cui dati statistici rilevati sono certamente sconcertanti.

Allo stato attuale, lo stesso www.lubannaiuolu.net, con il mensile cartaceo, costituisce quel “ponte per l’informazione”, volto a solidificare il legame con la propria terra d’origine e per restare in contatto, virtualmente, con Calabritto e Quaglietta. Dalle visite effettuate sul portale, dal 2007 ad oggi, al primo posto, è possibile constatare collegamenti dall’Italia (in particolare, Lazio, Campania e Nord Italia, circa l’87,11%), seguita dagli Stati Uniti (5,95%, in particolare New Jersey, New York, California, Delaware), e dal Regno Unito (3,01%), con considerevoli accessi riscontrabili in Germania, Canada, Francia, Svizzera, Russia, Venezuela, Australia, America latina, Svezia, Polonia, Spagna. Questo ci permette di verificare la cronologia e il numero degli accessi con la relativa localizzazione di coloro che si connettono al portale, buona parte dei quali sicuramente di emigrati.

La diminuzione progressiva della popolazione Quagliettana è causa di una contrazione dei matrimoni e delle nascite e soprattutto, si assiste ad un graduale invecchiamento della popolazione esistente, in seguito al miglioramento degli standard qualitativi della vita, che ha portato ad un prolungamento della durata della vita media. Infatti, dai dati anagrafici ricavati dagli Archivi Comunali, dal 01.01.2009 al 31.12.2013, risultano circa 11 i nati e 42 i morti. Il numero dei votanti attuali della quarta sezione Quagliettana è di 397.  Per quanto riguarda la fascia d’età compresa tra anni 0-18, ad oggi, ripartiti in maniera disomogenea, si contano circa 59 unità, tra bambini, ragazzi e giovani, di cui 5 trattasi di bambini compresi tra gli 0-3 anni.  Molti di questi, poi, sono distribuiti, incoerentemente, tra il territorio di Calabritto, Senerchia ed Oliveto Citra, per quanto riguarda l’istruzione obbligatoria, in particolare scuola primaria e secondaria di primo grado. Sommando il numero dei votanti a quello della fascia d’età 0-18 è possibile ricavare il numero complessivo degli abitanti. Si tratta, ovviamente, di un dato indicativo poiché bisogna considerare che, tra le unità stimate, molti sono coloro che non risiedono da anni in paese, molti con doppia cittadinanza, molti coloro che non rientrano da tempo, molti coloro che ci lasciano… insomma, i casi sono molti e le ragioni le più varie. Quello che si può affermare con certezza è che risiede stabilmente nel paese meno della metà del numero complessivo degli abitanti durante tutto l’anno, mentre il paese sembra ripopolarsi magicamente con l’arrivo delle stagioni più calde e in prossimità delle feste.

La gran parte della popolazione è, dunque, costituita da anziani; poche le giovani coppie che si formano e che vivono in loco, spesso supportate dai loro familiari; appena sufficiente la circolazione di denaro nelle attività commerciali esistenti, data la scarsità di popolazione ivi rimasta e le continue tasse da versare e spesso, brevi e inappaganti le esperienze lavorative sul posto; molti i beni immobili in disuso, o in vendita o in affitto, per pochi euro, soprattutto nel periodo estivo, per la permanenza di emigrati, che sopraggiungono a centinaia per le feste patronali, o di turisti interessati alle vicine terme o a vivere qui un periodo di relax e tranquillità, lontani dalla congestione cittadina; altrettanto poca quella gente che non rinuncia ad abbandonare la propria terra e la propria identità, e a combattere affinché la propria “eredità” non venga recisa. Eppure, una cosa positiva c’è: l’inflazione galoppante nella nostra Nazione riesce ad essere più contenuta qui che altrove; in linea generale, la produzione agricola e artigianale è in grado di garantire il soddisfacimento e la produzione di beni di prima necessità, sicuramente non come un tempo, ma a livelli discreti, ma se opportunamente sfruttate, potrebbero se non pareggiare, quanto meno provare ad eguagliare quelle di una volta; quelle poche risorse naturali e paesaggistiche disponibili e altri beni, non ultima la Casa-Albergo per gli Anziani e il Borgo Medioevale, con il connesso appoggio degli enti e delle istituzioni qui presenti, potrebbero arrestare il flusso migratorio. Nulla di nuovo, insomma. Simili risorse, se sfruttate ed utilizzate in maniera intelligente, avendo a disposizione adeguati capitali economici per poterlo fare, potrebbero, in parte, dati i tempi critici, arrestare il problema occupazionale e la conseguente migrazione. Il turismo potrebbe essere una possibilità di sviluppo, attraverso la messa a punto di itinerari di turismo ecologico, culturale ed enogastronomico, con la costituzione di un sistema turistico sostenibile e responsabile. Altre se ne potrebbero enunciare: migliorare la mobilità, le infrastrutture e i servizi maggiormente “sensibili” ai fini della qualità della vita (o crearli ex novo, dato che sono praticamente nulli: la stessa SS 7 Ofantina non ha, di certo, favorito la mobilità in paese, che era fiorente negli anni passati, essendo zona di transito per l’interno); recuperare e riqualificare gli edifici, gli spazi pubblici e le reti di servizio; responsabilizzare maggiormente le associazioni presenti sul territorio e rendere tutti più attivi, valorizzando le energie sociali il più possibile; attrarre nuovi abitanti, inclusi gli immigrati, attraverso la messa a disposizione a condizioni di vantaggio di immobili pubblici e privati non utilizzati da destinare ad attività produttive, terreni e case rurali non utilizzati da destinare ad attività agricole, forestali e di turismo rurale; valorizzare le produzioni tipiche locali sia alimentari che artigianali; mobilitare i saperi sociali e le competenze diffuse, tra cui il sapere dei pastori, dei contadini, degli artigiani e delle casalinghe nel produrre beni e servizi; incoraggiare il contatto tra paesi, ampliando la capacità di risonanza e di mobilitazione delle iniziative;   … queste ed altre idee che, sicuramente, senza le opportune risorse economiche, non possono essere realizzate nel concreto, ma che restano, per il momento, utopiche. Ciò che, invece, non resterà un’illusione è che, di questo passo, perdendo abitanti, “La Quaglietta” potrebbe subire una inevitabile estinzione; la propria identità culturale, il patrimonio locale, la sua tipicità si deteriorerebbe  e perderebbe il suo valore; quelle poche attività verrebbero abbandonate, tradizioni millenarie, uniche, irripetibili finirebbero per sempre, mentre aumenta il dissesto idrogeologico connesso alla mancata cura del territorio per effetto dello spopolamento e, parallelamente, cresce la congestione nei centri urbani più vicini e più fiorenti e crescono i problemi di degrado ambientale. La continua perdita di popolazione rappresenta, quindi, un grave rischio dal punto di vista socio-culturale, economico, fisico e geologico. In particolare, l’abbandono del presidio del territorio comporta la perdita di interesse sia da parte della popolazione stessa rispetto alla corretta manutenzione del territorio, sia da parte delle pubbliche istituzioni.  Lo spopolamento risulta essere un limite ai processi di qualificazione e sostenibilità territoriale. Contrastarlo è, dunque, un dovere della politica e delle Istituzioni di ogni ordine e grado; una sfida difficile e complessa, che va comunque affrontata, riducendo i fattori di espulsione della popolazione residente e potenziando i fattori di attrazione di nuove attività e abitanti.

Nonostante queste premesse, per certi versi, preoccupanti, si rende necessaria, ora, questa fase di forte, di incisiva e determinante presenza dei nostri paesi, “luoghi della memoria”, anche nelle dinamiche e nelle lotte che, ogni giorno, toccano l’intera Valle del Sele. Per fare ciò, è necessario partire dal basso, rendere ancora più solido il senso di identità che fortifica lo spirito di un popolo (il “Volksgeist” hegeliano), altrimenti tutto si distrugge. La consapevolezza del proprio passato, l’orgoglio e la fiducia nelle proprie potenzialità e la voglia di rinnovamento ed essere attivi possono dare quell’incentivo opportuno e necessario, utile per un futuro migliore e più equilibrato.

Dina Ficetola

LuBannaiuolu.net compie 7 anni: lo festeggiamo con LuBannApp per Android

lubannapp-androidLa Community online di Calabritto e Quaglietta, LuBannaiuolu.net, ha compiuto 7 anni lo scorso 10 gennaio. Per celebrare l’occasione, un amico dei Bannaiuolesi ci ha regalato l’app LuBannApp per Android. Finalmente, a distanza di poco più di due anni dalla pubblicazione dell’app per i dispositivi iOs, è arrivata anche quella per i device degli “androidiani”.

Ringrazio, a nome di tutta la Community, Giuseppe Straziota che, con la passione e la volontà, ci ha fatto questo bellissimo regalo!

Vi riporto i link per il download da Play Store (Android) e da Apple Store (iOs):

Ecco la descrizione delle funzionalità de LuBannApp:

LuBannApp è l’applicazione mobile de LuBannaiuolu.net, la Community online di Calabritto e Quaglietta. L’applicazione consente di avere informazioni sugli eventi, le manifestazioni, i fatti di cronaca della Gemma dell’Irpinia e del Borgo. Consente di navigare nel forum e nella gallery, di visualizzare i giornalini e contattare la redazione.

Ecco nel dettaglio le funzionalità previste:

  • Navigazione del forum: visualizzazione dei topic e dei post degli utenti, suddivisi per board;
  • Visualizzazione delle ultime 20 news;
  • Visualizzazione delle foto nella Gallery, suddivise in sezioni;
  • Lettura dei numeri del giornalino, suddivisi per anno;
  • Informazioni sulla redazione e sui contatti

Scarica l’applicazione LuBannApp e iscriviti al sito www.lubannaiuolu.net!

L’applicazione verrà migliorata ed aggiornata periodicamente. Dacci un tuo feedback, ma evita recensioni negative, visto che è free!

ATTENZIONE: L’applicazione necessita di una connessione ad Internet!

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Tanti auguri di un Buon 2014!

Ultimo post dell’anno 2013. Un buon anno tutto sommato, con non poche preoccupazioni e paure, ma soprattutto gioie, nuovi stimoli e voglia di mettersi in gioco. Lo definirei proprio così l’anno che sta per passare: “un anno in cui mi sono messo in gioco“, sia dal punto di vista lavorativo che personale.

Sono soddisfatto delle esperienze avute finora, delle persone incontrate, delle cose che ho imparato. Sono ancora più affascinato da quello che c’è ancora da imparare, da vedere, da tutto un mondo che mi circonda.

Auguro a tutti quelli a cui voglio bene di stare sempre in salute, di essere sempre soddisfatti e felici. Non desidero altro. Spero che il 2014 porti a tutti tanta tranquillità, con qualche segno di ricrescita da questa crisi assurda, e che sia l’anno in cui i giovani tutti abbiano un lavoro che gli permetta di vivere e sperare.

Buon anno!

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23 Novembre 1980: una data da non dimenticare

Fate prestoCome già scritto nella sezione Consigliati, il 24 Novembre prossimo, nel mio paese si terrà la Seconda Edizione del Premio “23 novembre”, per ricordare tutti i cari paesani che hanno tanto sofferto la sera del terremoto del 1980. Diversi saranno i momenti che si terranno la sera dell’evento, organizzato dall’Associazione Aurora e da LuBannaiuolu. Il più importante è sicuramente il premio assegnato quest’anno al maresciallo Fiore Gaeta e ai volontari del gruppo scout di Rutigliano (Bari).

Diversi anche gli interventi dei alcuni concittadini, intervallati da 3 videoclip, di pochi minuti ciascuno, che ho videomontato e ritagliato da uno Speciale RAI abbastanza datato, girato in occasione del 10° Anniversario del terremoto. Il film è stato digitalizzato da una vecchia videocassetta e presenta immagini abbastanza distorte, ma che riescono comunque a trasmettere il dolore e la sofferenza provata dai paesani in quel triste momento.

Ecco di seguito la scaletta e le introduzioni ai 3 videoclip, che verranno proiettati la sera del Premio “23 Novembre”. Dopo l’evento pubblicherò anche i video.

Invito i paesani a partecipare attivamente per non dimenticare!

 

Introduzione

23 Novembre 1980 – una data da ricordare, per tutti gli Irpini e i paesani che hanno sofferto e perito nel tragico sisma. Un evento che ha cambiato per sempre il volto e la vita del nostro paese.

Per ricordarlo abbiamo estratto 3 brevi videosequenze da uno speciale realizzato dalla RAI in occasione del decennale dell’Anniversario del Terremoto del 1980. Ci scusiamo anticipatamente per la bassa qualità delle immagini, ma siamo certi che dalla riproduzione sarete ugualmente emozionati.

1° Sequenza. La prima sequenza ci fa ricordare com’era Calabritto prima del tragico evento. Il folklore, la tradizione e la devozione religiosa di un paese.

Una ripresa aerea ci farà vedere come il terremoto ha spazzato via la fisionomia e la storia di tutto il nostro centro urbano. Noteremo un centro storico completamente distrutto durante una passeggiata lungo le strade dei ricordi…

2° Sequenza. Nella seconda sequenza vedremo come si è usciti dall’emergenza molto a rilento. Una mensa allestita al campo sportivo a distanza di parecchi mesi dal sisma. Il disagio e le lamentale dei paesani che avevano perso tutto e non potevano nemmeno cucinare nelle loro “nuove” temporanee abitazioni. Vedremo anche il sisma raccontato dai bambini, in attesa di ritornare a scuola per condurre di nuovo una vita normale.

Sismografo Irpinia

3° Sequenza. Nell’ultima sequenza, ascolteremo i tragici 90 secondi del sisma, registrati durante lo trasmissione serale di folk di Radio Lioni. Alle ore 19:34, il sisma irrompe con degli assordanti “bombardamenti”. Il sismografo impazzito esce fuori dal tracciato, facendo registrare un decimo grado sulla scala Mercalli.

Comparirà anche l’acrilico dell’artista Keith Haring, intitolato “Senza titolo”, e realizzato in occasione del Terremoto dell’Irpinia, insieme a tutte le opere della collezione Amelio, esposta presso la Reggia di Caserta.

Keith Haring - Senza titolo

Un evento che non dobbiamo assolutamente dimenticare, per commemorare tutti i paesani scomparsi e tutti coloro si sono sacrificati e prodigati ad aiutare la nostra Comunità. 

I have a dream

“I have a dream”

(di Martin Luther King – Washington 28 Agosto 1963)

 Martin Luther King

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

 

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Il pensiero umano non è come la logica…non procede con eleganza e senza sbalzi

Gli psicologi hanno registrato le cronache dei fallimenti del pensiero, dell’irrazionalità del comportamento reale. Anche compiti semplici possono talvolta mettere in crisi persone peraltro abilissime. Benché i principi di razionalità sembrino contraddetti altrettanto spesso quanto rispettati, restiamo attaccati all’idea che il pensiero umano debba essere razionale, logico e ordinato. Gran parte dell’ordinamento giudiziario si basa sul concetto di un pensiero e comportamento razionale. Gran parte della teoria economica si basa sul modello dell’individuo razionale che cerca di ottimizzare vantaggi, utilità e benessere personale. Molti studiosi di intelligenza artificiale usano la matematica della logica formale – il calcolo predicativo – come strumento principale per simulare il pensiero.

Ma il pensiero umano – e quei suoi parenti stretti che sono la soluzione dei problemi e l’elaborazione dei piani d’azione – sembra più radicato nell’esperienza passata che nella deduzione logica. La vita mentale non è lucida e ordinata, non procede con eleganza e senza sbalzi in forma logica e pulita. Al contrario, va avanti a sbalzi e strattoni, saltando da un’idea all’altra, collegando cose che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, formando intuizioni e concetti nuovi, saltando creativamente alle conclusioni. Il pensiero umano non è come la logica; è fondamentalmente diverso come spirito e qualità. La differenza non è né in meglio né in peggio. Ma è questa differenza a portare le scoperte creative e la grande solidità del comportamento.

Tratto da “La caffettiera del masochista” di Donald A. Norman

La caffettiera del masochista

Alla ricerca di nuovi stimoli…

New ExperienceInizio di una nuova esperienza. Mi sono preso un periodo di pausa per riorganizzare un po’ di cose. Essenzialmente per la ricerca di nuovi stimoli, ma soprattutto perché penso che nella vita ci siano dei passaggi obbligati e delle opportunità che vanno prese al volo. Fa paura pensare a quello che si lascia sicuramente. Ma è bello poi guardarsi indietro pensando ad una esperienza passata, alle persone conosciute, a sbagli o successi che hanno condizionato quegli momenti di esistenza.

Mi sento fortunato e fiero per come è andata finora. Consapevole di dimostrare ogni giorno i miei valori in ogni circostanza e di dare sempre il meglio, cercando di superare le difficoltà … ed anzi vederle come una continua sfida, per migliorare e crescere.

Mi faccio un grosso in bocca al lupo.

 

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La differenza tra l’osservare e il guardare

Guardare è un’attività che fa parte dell’esperienza quotidiana di ciascuno di noi, è attraverso quest’operazione che avviene il nostro primo contatto con la realtà circostante. Guardare è il mezzo più immediato, spontaneo ed efficace per entrare in possesso di informazioni, cogliere particolari di ciò che “sta intorno”, registrare elementi facenti parte di un mondo che è altro da noi.

Proviamo ora a dare una definizione dell’osservazione: che cosa distingue quest’ultima da ciò che abbiamo considerato come semplice “guardare”? I due termini hanno la stessa valenza o possiamo cogliere delle specificità?

Considerando attentamente le differenze che intercorrono tra l’atto del guardare e l’azione dell’osservare ci si può rendere conto di come, tra i due concetti, esista un’infinità di sfumature tali da produrre risultati alquanto differenti. L’atto del vedere, del guardare è spontaneo, immediato, generico, non selettivo.

Diverso è invece osservare.

Elementi che connotano l’osservazione sono la finalità, l’intenzionalità: una persona che osserva ha un preciso obiettivo che consiste nella conoscenza e nella descrizione, il più possibile oggettiva, fedele e completa, di un determinato fenomeno, considerato rilevante e significativo rispetto a particolari interessi, motivazioni, curiosità; a tal proposito ci sembra interessante la definizione di Mantovani : «l’osservazione è una forma di rilevazione finalizzata all’esplorazione di un determinato fenomeno».

L’osservazione si configura quindi come un processo cognitivo, in quanto non solo è orientata alla lettura di un fenomeno/situazione ma soprattutto alla sua comprensione.

Osservare significa mettere in luce alcune caratteristiche relative ad una cosa, persona, situazione ponendole in relazione con altre cose, persone, situazioni, all’interno di un contesto, inserite in un ambiente, in altre parole “situate” in una dimensione spazio-temporale ben definita. Osservare significa anche registrare nel modo più oggettivo possibile le informazioni di cui abbiamo appena parlato. L’osservazione, per come l’abbiamo definita, è un elemento basilare ed ineliminabile nel processo di ricerca scientifica ed è anche alla base della professionalità di educatori ed insegnanti, come cardine fondante la progettualità educativa (progettare presuppone il conoscere, comprendere la situazione di partenza).

Il fatto di lavorare con materiale “umano” non esclude una scientificità di metodo, e tale metodo non è innato ma deve essere acquisito. Per lungo tempo si è pensato che fosse sufficiente raccogliere ordinatamente ed accuratamente una serie di informazioni ritenute significative per poter garantire scientificità ed oggettività alle rilevazioni effettuate (corrente empirista, che trovò la sua massima espressione nell’Ottocento con il Positivismo).

Questa prospettiva, ormai superata, non tiene conto del fatto che ciascuno, per quanto si sforzi di registrare nel modo più preciso e sistematico il “frutto” di un’osservazione, faccia confluire elementi di soggettività, legati al proprio modo di “leggere” la realtà, ai propri parametri culturali di riferimento, alle proprie credenze, valori, …

E se, come abbiamo detto, osservare significa comprendere, appare chiaro come, in assenza di specifiche competenze ed abilità nell’osservare, sia difficile una comprensione scientificamente fondata di situazioni complesse come quelle di natura educativa. Cerchiamo quindi di tracciare sommariamente il profilo di un “buon osservatore”.

Essere un buon osservatore

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