[Storia&Folklore] Quaglietta Ieri & Oggi (di Dina Ficetola)

Sono orgoglioso di pubblicizzare la presentazione del testo storico “Quaglietta Ieri e Oggi” di mia sorella, la dott.ssa Dina Ficetola.

L’evento si terrà Domenica 3 gennaio ore 19.00 presso la Chiesa Santa Maria del Carmine di QuagliettaIl lavoro, condotto con costanza, pazienza e grande impegno, è un grande regalo per la Comunità del nostro paese, soprattutto per la frazione Quaglietta, perché tiene vivi la memoria, le tradizioni e il folklore di un popolo la cui storia è stata davvero ricca. Opera di memoria e storia da tramandare alle generazioni future.

Quaglietta_Ieri&Oggi_Locandina

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Un paese, Calabritto

Calabritto pre-Terremoto 1980Quando il mio paese (Calabritto) cominciò a sorgere, v’era un’osteria, nella quale abitava una donna, di nome Britta. Al disotto, passava una via mulattiera. I mulattieri chiamavano sempre la padrona, perché portasse loro qualche cosa da mangiare. Cala, Britta. La donna morì e, in suo ricordo, il paese, che s’ingrandì, si chiamò Càlabritto.

[Tratto da “Storie irpine” di Claudio Corvino]

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Il “ricco” mestiere del parcheggiatore abusivo

[Tratto da L’Indro – L’approfondimento Quotidiano Indipendente (30 Ottobre 2014) – Il ‘ricco’ mestiere del parcheggiatore abusivo]

Il confine tra folclore e illegalità è una linea sempre molto sottile allorquando si parla di Napoli e dei suoi mille mestieri. Il parcheggiatore abusivo tra questi occupa senz’altro un posto di rilievo. Il giro di affari mosso dal settore vale diversi milioni di euro. Singole aree di sosta possono rendere infatti anche 40 mila euro al mese. Un business gestito interamente dalla camorra.

Secondo l’ultimo rapporto in materia stilato dai Vigili Urbani qualche tempo fa,  Piazza Arcangelo Scacchi, alle spalle di piazza Nicola Amore, è controllato dalla famiglia Macor per conto dell’ex clan Misso. Solo per la sosta degli ‘abbonati’ entra una cifra mensile di circa 12mila euro. Ma l’area, dove si lavora anche di notte, riesce a fruttare almeno 40mila euro. Piazza Santo Sepolcro, all’altezza dell’Università Suor Orsola Benincasa lungo il corso Vittorio Emanuele è controllata dal clan Di Biase. In questo caso le entrate ammontano a 15mila euro al mese. Il Rione Luzzati, nelle mani del clan Mazzarella, rende 25mila euro al mese e molte delle auto in sosta sono di residenti costretti a pagare per lasciare l’auto e non temere ritorsioni.

Ma per chi volesse avere un elenco dettagliato e aggiornato in tempo reale del fenomeno a Napoli come nel resto d’Italia è possibile consultare i dati dal sito web iparcheggiatori.it. Nel solo capoluogo partenopeo a oggi sono 627 i parcheggiatori senza permesso che si sono appropriati di intere zone della città (l’intera Lombardia ne ha 22), cifra che sale a 1036 se si considera l’intera regione Campania che neanche a dirlo detiene il primato, seguita da Sicilia con  213 e Lazio 158. I numeri così come ci spiega l’ideatore del sito Pasquale Mauriello: Sono forniti direttamente dagli utenti. Chiunque si imbatta in una di queste figure può tranquillamente segnalare il luogo, la tipologia di parcheggiatore, aggressivo o accomodante, unitamente al costo della tariffa”. I l servizio reso dal sito, realizzato grazie anche all’apporto di Fabio Ranieri, Antonio Puledda, Michele Palantamura, Francesco Ficetola e Sara Guidotti è stato accolto con estremo favore dal Comune di Napoli che ha deciso di collaborare fornendo i dati degli interventi da parte dei vigili urbani per cercare di arginare il fenomeno.

Diversificate a seconda delle zone il denaro estorto dai parcheggiatori. “Mediamente si va da 1 a 3 euro a sosta” senza contare naturalmente gli eventi speciali come ad esempio le partita del Napoli, in quel caso l’obolo da versare può salire anche a 5 euro. “Il fenomeno è più diffuso di quanto si possa credere” argomenta Mauriello. Una condotta che più che assurgere a innocuo elemento caratterizzante la città sembra essere diventata un vero e proprio lavoro. “La differenza” argomenta questo giovane praticante avvocato con il gusto dell’innovazione  “è che prima trattavasi di casi più isolati, dettati principalmente dal bisogno di lavoro di pochi, quasi folclore in una città che ha fatto di quest’ultimi da sempre il proprio biglietto da visita, oggi invece è una vera e propria professione”.

Difficile dargli torto. Di recente un parcheggiatore abusivo intervistato da una nota radio locale ha dichiarato di versare alla camorra dai 100 ai 500 euro a seconda della zona da lui occupata. Somme a cui vanno aggiunte i guadagni personali che possono essere pari o persino superiori. Cifre apparentemente iperboliche ma che possono tranquillamente considerarsi arrotondate per difetto.  Il costo per stare tranquilli ed evitare ritorsioni ai danni dell’auto si aggira infatti da 1 euro a salire, cifra che può arrivare anche a 5 euro in caso di eventi speciali come le partite casalinghe del Napoli calcio.

Un fenomeno difficile da debellare. “Il grande problema” continua Mauriello “è che al momento non esiste una specifica figura di reato. Un parcheggiatore abusivo al di là di una sanzione amministrativa che difficilmente pagherà perché nel 90% dei casi risulta nullatenente è perseguibile solo per estorsione. Quest’ultimo reato però non è facilmente dimostrabile, in quanto comunque richiede un ruolo attivo da parte della ‘vittima’,  in questo caso l’automobilista, che il più delle volte preferisce pagare ed evitare altri grattacapi”.

Diverso l’approccio al problema da parte dei cittadini. “Premesso che la figura del parcheggiatore abusivo vive e prospera proprio perché ci sono automobilisti pronti a pagare, c’è da registrare un atteggiamento diversificato da parte dei giovani sempre più refrattari a pagare per un qualcosa che in fondo gli spetta di diritto. Altro discorso invece vale per gli anziani, più tolleranti e sempre meno insofferenti verso un fenomeno che vivono come uno dei tanti aspetti folcloristici della città”.

Già, Napoli e il suo folclore, croce e delizia di una città incapace di accettare le regole del vivere civile anche quando a farne le spese sono per primi i suoi stessi abitanti.

 

James Fantauzzi: Chastel Le vainqueur du Gevandan

Il mio amico James Fantauzzi ha pubblicato un nuovo fumetto. Si intitola “Chastel – Le vainqueur du Gévandan” ed è disponibile sia in formato ebook che in cartaceo. Ecco il link al sito della Feltrinelli, dove trovate anche gli altri lavori di James.

Catalogo La Feltrinelli – James Fantauzzi

James Fantauzzi

[PrimeFaces&jQuery] Letture consigliate su PrimeFaces e jQuery

Ho finito di leggere due libri ben fatti e molto pratici su PrimeFaces e jQuery, editi da Packt Publishing, e che consiglio a chi vuol imparare ad utilizzare queste due tecnologie web attualmente molto in voga.

Learning jQuery Learning jQuery

 

 

 

 

 

 

Sono corredati ovviamente anche da esempi scaricabili. Le versioni eBook sono economicamente accessibili, ma per Learning jQuery esiste anche una versione online free (disponibile QUI).

Il livello non è sicuramente avanzato, ma penso siano ottimi per chi sta approcciando ad un primo studio di questi framework. Sicuramente occorrono conoscenze di base di Javascript, CSS e, in generale, JSF (o tecnologie simili).

 

Il pensiero umano non è come la logica…non procede con eleganza e senza sbalzi

Gli psicologi hanno registrato le cronache dei fallimenti del pensiero, dell’irrazionalità del comportamento reale. Anche compiti semplici possono talvolta mettere in crisi persone peraltro abilissime. Benché i principi di razionalità sembrino contraddetti altrettanto spesso quanto rispettati, restiamo attaccati all’idea che il pensiero umano debba essere razionale, logico e ordinato. Gran parte dell’ordinamento giudiziario si basa sul concetto di un pensiero e comportamento razionale. Gran parte della teoria economica si basa sul modello dell’individuo razionale che cerca di ottimizzare vantaggi, utilità e benessere personale. Molti studiosi di intelligenza artificiale usano la matematica della logica formale – il calcolo predicativo – come strumento principale per simulare il pensiero.

Ma il pensiero umano – e quei suoi parenti stretti che sono la soluzione dei problemi e l’elaborazione dei piani d’azione – sembra più radicato nell’esperienza passata che nella deduzione logica. La vita mentale non è lucida e ordinata, non procede con eleganza e senza sbalzi in forma logica e pulita. Al contrario, va avanti a sbalzi e strattoni, saltando da un’idea all’altra, collegando cose che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, formando intuizioni e concetti nuovi, saltando creativamente alle conclusioni. Il pensiero umano non è come la logica; è fondamentalmente diverso come spirito e qualità. La differenza non è né in meglio né in peggio. Ma è questa differenza a portare le scoperte creative e la grande solidità del comportamento.

Tratto da “La caffettiera del masochista” di Donald A. Norman

La caffettiera del masochista

Le Leggi Fondamentali della stupidità umana

Ho da poco letto un saggio dello storico ed economista italiano Carlo M. Cipolla, dopo che mi è capitata una frase su un libro in cui si parlava di Etica e che mi ha particolarmente colpito:

“E’ intelligente chi fa il bene suo e degli altri, è bandito chi fa il bene suo e il male degli altri, è sprovveduto chi fa il bene degli altri e il male suo, è stupido chi fa il male suo e degli altri”

 

Il saggio in questione si intitola “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (1988) e ve lo allego di seguito.

 

Leggi della stupidità umana di Cipolla
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Vi consiglio di leggerlo perché, anche se apparentemente ironico, è (ahimè) alquanto realistico e rispecchia appieno la realtà sociale di questo periodo.

stupidita-cipolla

Ecco la classificazione che Cipolla dà degli esseri umani:

Gli esseri umani si dividono in SPROVVEDUTI, INTELLIGENTI, BANDITI e STUPIDI.
I Banditi sono quelli che si procurano un guadagno a scapito di altri, i quali subiscono una perdita.
Gli Sprovveduti sono quelli che realizzano un’azione il cui risultato comporta una perdita per lui ed un guadagno per gli altri.
Gli Intelligenti sono quelli che realizzano un’azione dalla quale lui e gli altri traggono un vantaggio.
La nostra vita è però punteggiata da vicende in cui si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creature che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. La persona in questione è stupida.

 

Ecco le 5 Leggi Fondamentali della stupidità umana proposte da Cipolla:

1° Legge. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
2° Legge. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
3° Legge. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o un gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.
4° Legge. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
5° Legge. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista
Corollario 5° Legge. Lo stupido è più pericoloso del bandito

 

Mi sono appuntato delle frasi del saggio che qui condivido:

  • La maggior parte delle persone non agisce coerentemente. In certe circostanze una persona agisce intelligentemente e in altre quella stessa persona si comporta da sprovveduto. Una persona intelligente può talvolta comportarsi da sprovveduto, come può talvolta assumere un comportamenti banditesco. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalle persone stupide che normalmente mostrano una massima propensione per una piena coerenza in ogni campo di attività.
  • Alcuni individui ereditano notevoli dosi del gene della stupidità e grazie a tale eredità appartengono, sin dalla nascita, all’élite del loro gruppo. Il secondo fattore che determina il potenziale di una persona stupida deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra burocrati, generali, politici e capi di stato si ritrova l’aurea percentuale di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono (od occupano). Al proposito anche i prelati non vanno trascurati.
  • La domanda che spesso si pongono le persone ragionevoli è in che modo e come mai persone stupide riescano a raggiungere posizioni di potere e di autorità. Classe e casta (sia laica che ecclesiastica) furono gli istituti sociali che permisero un flusso costante di persone stupide in posizioni di potere nella maggior parte delle società preindustriali. Nel mondo industriale moderno, classe e casta vanno perdendo sempre più di rilievo. Ma, al posto di classe e casta, ci sono partiti politici, burocrazia e democrazia. All’interno di un sistema democratico, le elezioni generali sono uno strumento di grande efficacia per assicurare il mantenimento stabile della frazione a fra i potenti.
  • Va ricordato che, in base alla Seconda Legge, la frazione a di persone che votano sono stupide e le elezioni offrono loro una magnifica occasione per danneggiare tutti gli altri, senza ottenere alcun guadagno dalla loro azione. Esse realizzano questo obiettivo, contribuendo al mantenimento del livello a di stupidi tra le persone al potere.

Infine, il saggio si chiude dicendo che sono meglio i banditi, che traendo guadagno a scapito di altri non comportano un impoverimento/danneggiamento della società, rispetto agli stupidi che, danneggiando sè e gli altri, impoveriscono o danneggiano la società stessa in cui vivono.

Le famiglie campane. Tra storia, genealogie e personaggi illustri

[Post rilasciato sulla pagina Facebook de LuBannaiuolu.net]

A tutti gli Amici di questo interessantissimo gruppo di divulgazione culturale, sperando di non arrecare disturbo ad alcuno, vorrei comunicare che è disponibile il mio libro “Le famiglie campane. Tra storia, genealogie e personaggi illustri” (di Fabio Paolucci – Ed. Kairòs, Napoli 2012, pp. 287 – ISBN 978-88-98029-07-5, Euro 14,00).

Nel testo tantissimi sono i riferimenti a Famiglie della provincia di Avellino e di Calabritto nello specifico, meravigliosa realtà che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare quando ho pubblicato il libro “La famiglia Di Popolo da Calabritto” (ed. Boopen, Napoli 2010).
Le famiglie campane” è acquistabile in ogni libreria oppure contattando la casa editrice Kairòs Edizioni sul seguente link: http://www.edizionikairos.com/

Grazie a Tutti per la cortese attenzione.

Fabio Paolucci

Le famiglie campane

L’Italia e i principi fondamentali di Internet: la Rete come strumento di democrazia

Finalmente, anche una Italia propositiva sulla promulgazione della “carta” dei principi fondamentali di Internet. E’ partita dal 18 settembre la Consultazione pubblica a cui vi invito a partecipare. Affrettatevi perché si chiuderà il giorno 1 novembre 2012

Il Ministero per l’Università e la ricerca vuole “arricchire e migliorare il documento che riassume la posizione italiana sui principi fondamentali di Internet” da portare all’Internet Governance Forum (IGF) di Baku. Tutti i cittadini possono contribuire al dibattito sui cinque temi tradizionali del Forum ri-etichettati per l’occasione: principi generali, cittadinanza in rete, consumatori e utenti della rete, produzione e circolazione dei contenuti e sicurezza in rete.

Ecco i link degli articoli tratti da LaRepubblica.it:

Vi allego l’estratto del documento ufficiale del MIUR, che potete scaricare anche da qui:

La posizione italiana sui principi fondamentali di Internet
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La complessità di un sistema e la parabola dei due orologiai

È inevitabile, in quasi tutte le discipline di studio, che dopo aver esaurito gli aspetti generali e quelli introduttivi, e dovendo quindi entrare nel vivo delle questioni, si debba avere a che fare con tecnicismi e con riferimenti ad altre materie che non sempre si prestano alla divulgazione. Ne risultano articoli spesso astrusi, poco immediati o quantomeno noiosi. Però trattare di architettura della complessità o di strutture gerarchiche in modo semplice non è oggettivamente facile.

Chi ci ha provato è stato Herbert A. Simon, più noto per i suoi lavori sulla teoria delle decisioni e su quella delle gerarchie che come psicologo. La Teoria delle Gerarchie, dice Simon, “è un modo di guardare alla complessità di un sistema senza specificare i contenuti di quella complessità.

Esempi di gerarchie, egli notava, sono le sostanze chimiche che, analizzate, si rivelano composte di molecole, e queste di atomi. Oppure gli organismi viventi, composti di organi e tessuti, poi di cellule e poi di macromolecole, da cui si passa alla gerarchia vista prima.

Per quale motivo tali strutture gerarchiche sono così predominanti in natura? Simon lo spiegava con la parabola dei due orologiai.

C’erano una volta due orologiai, Hora e Tempus, che fabbricavano dei gran bei orologi. Entrambi gli artigiani erano molto stimati, e il telefono nel loro laboratorio suonava frequentemente, dato che nuovi clienti li chiamavano. Ma mentre Hora prosperava, Tempus diventava sempre più povero, sinchè alla fine dovette chiudere il negozio. Quale ne fu la ragione?

Gli orologi che i due maestri producevano erano composti da circa mille parti ciascuno. Tempus però costruiva i suoi in maniera che, se doveva metterli giù quand’erano parzialmente assemblati per rispondere al telefono, andavano in pezzi e dovevano essere ricostruiti daccapo. Più i suoi orologi piacevano, più riceveva telefonate e meno riusciva a produrne.

Gli orologi di Hora non erano meno complessi, ma lui li aveva progettati in modo da comporre dei sub-assiemi iniziali di circa dieci elementi ciascuno. Dieci di questi sub-assiemi potevano essere montati per formare un sottoinsieme più grande, e un gruppo di dieci di questi formava un intero orologio. Quindi, quando Hora doveva tralasciare un orologio non ancora completo per rispondere al telefono, perdeva solo una piccola parte del suo lavoro: i sub-assiemi finiti non si decomponevano. Egli poteva così assemblare gli orologi in una frazione del tempo che occorreva a Tempus.

La morale è che le strutture gerarchiche evolvono molto più rapidamente dagli elementi costituenti di quanto possano farlo sistemi non-gerarchici con lo stesso numero di elementi.

Alla fine”, diceva Simon, “anche la conoscenza scientifica è organizzata in livelli non perché la riduzione totale in principio sia impossibile, ma perché la natura è organizzata in livelli, e la configurazione a ciascun livello è più facilmente discernibile se si può prescindere dai dettagli dei livelli inferiori.

[Tratto da Managers Meeting Point]