Gita fuori porta a Orvieto-Civita di Bagnoregio-Bolsena

Questo week-end ci siamo fatti una bella gita “fuori porta”, a pochi km da Roma. Abbiamo visitato Orvieto, Civita di Bagnoregio e Bolsena. Condiviso qui alcune foto scattate e vi consiglio di visitare questi posti magnifici, ricchi di storia, tradizione e buona cucina.

Orvieto2015

 

Pozzo di San Patrizio - Orvieto Duomo di Orvieto LaBadia Orvieto Civita di Bagnoregio Civita di Bagnoregio Civita di Bagnoregio Bolsena

Un paese, Calabritto

Calabritto pre-Terremoto 1980Quando il mio paese (Calabritto) cominciò a sorgere, v’era un’osteria, nella quale abitava una donna, di nome Britta. Al disotto, passava una via mulattiera. I mulattieri chiamavano sempre la padrona, perché portasse loro qualche cosa da mangiare. Cala, Britta. La donna morì e, in suo ricordo, il paese, che s’ingrandì, si chiamò Càlabritto.

[Tratto da “Storie irpine” di Claudio Corvino]

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iParcheggiatori: estratto dell’intervista ad Antonio Puledda sul funzionamento dell’app

Estratto dell’intervista all’amico Antonio Puledda in cui spiega, alla trasmissione “diMartedì” in onda su La7 il 18 Novembre scorso, il funzionamento dell’app iParcheggiatori. So soddisfazioni! :)

iParcheggiatori: intervista su La7

Il “ricco” mestiere del parcheggiatore abusivo

[Tratto da L’Indro – L’approfondimento Quotidiano Indipendente (30 Ottobre 2014) – Il ‘ricco’ mestiere del parcheggiatore abusivo]

Il confine tra folclore e illegalità è una linea sempre molto sottile allorquando si parla di Napoli e dei suoi mille mestieri. Il parcheggiatore abusivo tra questi occupa senz’altro un posto di rilievo. Il giro di affari mosso dal settore vale diversi milioni di euro. Singole aree di sosta possono rendere infatti anche 40 mila euro al mese. Un business gestito interamente dalla camorra.

Secondo l’ultimo rapporto in materia stilato dai Vigili Urbani qualche tempo fa,  Piazza Arcangelo Scacchi, alle spalle di piazza Nicola Amore, è controllato dalla famiglia Macor per conto dell’ex clan Misso. Solo per la sosta degli ‘abbonati’ entra una cifra mensile di circa 12mila euro. Ma l’area, dove si lavora anche di notte, riesce a fruttare almeno 40mila euro. Piazza Santo Sepolcro, all’altezza dell’Università Suor Orsola Benincasa lungo il corso Vittorio Emanuele è controllata dal clan Di Biase. In questo caso le entrate ammontano a 15mila euro al mese. Il Rione Luzzati, nelle mani del clan Mazzarella, rende 25mila euro al mese e molte delle auto in sosta sono di residenti costretti a pagare per lasciare l’auto e non temere ritorsioni.

Ma per chi volesse avere un elenco dettagliato e aggiornato in tempo reale del fenomeno a Napoli come nel resto d’Italia è possibile consultare i dati dal sito web iparcheggiatori.it. Nel solo capoluogo partenopeo a oggi sono 627 i parcheggiatori senza permesso che si sono appropriati di intere zone della città (l’intera Lombardia ne ha 22), cifra che sale a 1036 se si considera l’intera regione Campania che neanche a dirlo detiene il primato, seguita da Sicilia con  213 e Lazio 158. I numeri così come ci spiega l’ideatore del sito Pasquale Mauriello: Sono forniti direttamente dagli utenti. Chiunque si imbatta in una di queste figure può tranquillamente segnalare il luogo, la tipologia di parcheggiatore, aggressivo o accomodante, unitamente al costo della tariffa”. I l servizio reso dal sito, realizzato grazie anche all’apporto di Fabio Ranieri, Antonio Puledda, Michele Palantamura, Francesco Ficetola e Sara Guidotti è stato accolto con estremo favore dal Comune di Napoli che ha deciso di collaborare fornendo i dati degli interventi da parte dei vigili urbani per cercare di arginare il fenomeno.

Diversificate a seconda delle zone il denaro estorto dai parcheggiatori. “Mediamente si va da 1 a 3 euro a sosta” senza contare naturalmente gli eventi speciali come ad esempio le partita del Napoli, in quel caso l’obolo da versare può salire anche a 5 euro. “Il fenomeno è più diffuso di quanto si possa credere” argomenta Mauriello. Una condotta che più che assurgere a innocuo elemento caratterizzante la città sembra essere diventata un vero e proprio lavoro. “La differenza” argomenta questo giovane praticante avvocato con il gusto dell’innovazione  “è che prima trattavasi di casi più isolati, dettati principalmente dal bisogno di lavoro di pochi, quasi folclore in una città che ha fatto di quest’ultimi da sempre il proprio biglietto da visita, oggi invece è una vera e propria professione”.

Difficile dargli torto. Di recente un parcheggiatore abusivo intervistato da una nota radio locale ha dichiarato di versare alla camorra dai 100 ai 500 euro a seconda della zona da lui occupata. Somme a cui vanno aggiunte i guadagni personali che possono essere pari o persino superiori. Cifre apparentemente iperboliche ma che possono tranquillamente considerarsi arrotondate per difetto.  Il costo per stare tranquilli ed evitare ritorsioni ai danni dell’auto si aggira infatti da 1 euro a salire, cifra che può arrivare anche a 5 euro in caso di eventi speciali come le partite casalinghe del Napoli calcio.

Un fenomeno difficile da debellare. “Il grande problema” continua Mauriello “è che al momento non esiste una specifica figura di reato. Un parcheggiatore abusivo al di là di una sanzione amministrativa che difficilmente pagherà perché nel 90% dei casi risulta nullatenente è perseguibile solo per estorsione. Quest’ultimo reato però non è facilmente dimostrabile, in quanto comunque richiede un ruolo attivo da parte della ‘vittima’,  in questo caso l’automobilista, che il più delle volte preferisce pagare ed evitare altri grattacapi”.

Diverso l’approccio al problema da parte dei cittadini. “Premesso che la figura del parcheggiatore abusivo vive e prospera proprio perché ci sono automobilisti pronti a pagare, c’è da registrare un atteggiamento diversificato da parte dei giovani sempre più refrattari a pagare per un qualcosa che in fondo gli spetta di diritto. Altro discorso invece vale per gli anziani, più tolleranti e sempre meno insofferenti verso un fenomeno che vivono come uno dei tanti aspetti folcloristici della città”.

Già, Napoli e il suo folclore, croce e delizia di una città incapace di accettare le regole del vivere civile anche quando a farne le spese sono per primi i suoi stessi abitanti.

 

Documentari Voyager su Roma di Massimo Fraticelli

Condivido il lavoro di collaborazione del mio amico Massimo Fraticelli, andato in onda in una puntata di Voyager su RaiDue questo mese di luglio.

Sono due servizi interessanti:

Emissari di Nemi ed Albano
Cosa è nascosto all’interno degli antichissimi tunnel che circondano i laghi di questa zona? A cosa servivano? Quando furono costruiti? Come? Tutto risale a un tempo lontanissimo. Prima ancora che Roma diventasse la Roma che tutto conquista, prima del grande Impero Romano.
Qui, qualcuno decise di scavare gallerie, tunnel, strettoie che attraversano la roccia per cambiare il volto all’intera regione: un esteso territorio vulcanico in cui si erano formati ben 12 laghi. Così appariva questa regione, prima che qualcuno ordinò di scavare.

 

Scheletri Ingioiellati
Scheletri. Vestiti di ogni lusso. Decorati con oro, argento, e gioielli. Tempestati di pietre fra le più preziose al mondo. E venerati come santi. Li chiamano “Katakombenheilige”: i santi delle Catacombe.
Ma a chi appartengono questi corpi ingioiellati? Si tratta davvero di santi? Perché alcune chiese dell’Europa del nord li mostrano pubblicamente mentre altre hanno deciso di nasconderli?
Da dove sono arrivati? E perché c’è chi sostiene che abbiano a che fare con un rito segretissimo e proibito? Tutto, ancora una volta, inizia a Roma. Nei suoi sotterranei più oscuri.

Complimenti Massimo!

Documentario sul Parco Regionale dei Monti Picentini

Parco Regionale dei Monti Picentini

La differenza tra l’osservare e il guardare

Guardare è un’attività che fa parte dell’esperienza quotidiana di ciascuno di noi, è attraverso quest’operazione che avviene il nostro primo contatto con la realtà circostante. Guardare è il mezzo più immediato, spontaneo ed efficace per entrare in possesso di informazioni, cogliere particolari di ciò che “sta intorno”, registrare elementi facenti parte di un mondo che è altro da noi.

Proviamo ora a dare una definizione dell’osservazione: che cosa distingue quest’ultima da ciò che abbiamo considerato come semplice “guardare”? I due termini hanno la stessa valenza o possiamo cogliere delle specificità?

Considerando attentamente le differenze che intercorrono tra l’atto del guardare e l’azione dell’osservare ci si può rendere conto di come, tra i due concetti, esista un’infinità di sfumature tali da produrre risultati alquanto differenti. L’atto del vedere, del guardare è spontaneo, immediato, generico, non selettivo.

Diverso è invece osservare.

Elementi che connotano l’osservazione sono la finalità, l’intenzionalità: una persona che osserva ha un preciso obiettivo che consiste nella conoscenza e nella descrizione, il più possibile oggettiva, fedele e completa, di un determinato fenomeno, considerato rilevante e significativo rispetto a particolari interessi, motivazioni, curiosità; a tal proposito ci sembra interessante la definizione di Mantovani : «l’osservazione è una forma di rilevazione finalizzata all’esplorazione di un determinato fenomeno».

L’osservazione si configura quindi come un processo cognitivo, in quanto non solo è orientata alla lettura di un fenomeno/situazione ma soprattutto alla sua comprensione.

Osservare significa mettere in luce alcune caratteristiche relative ad una cosa, persona, situazione ponendole in relazione con altre cose, persone, situazioni, all’interno di un contesto, inserite in un ambiente, in altre parole “situate” in una dimensione spazio-temporale ben definita. Osservare significa anche registrare nel modo più oggettivo possibile le informazioni di cui abbiamo appena parlato. L’osservazione, per come l’abbiamo definita, è un elemento basilare ed ineliminabile nel processo di ricerca scientifica ed è anche alla base della professionalità di educatori ed insegnanti, come cardine fondante la progettualità educativa (progettare presuppone il conoscere, comprendere la situazione di partenza).

Il fatto di lavorare con materiale “umano” non esclude una scientificità di metodo, e tale metodo non è innato ma deve essere acquisito. Per lungo tempo si è pensato che fosse sufficiente raccogliere ordinatamente ed accuratamente una serie di informazioni ritenute significative per poter garantire scientificità ed oggettività alle rilevazioni effettuate (corrente empirista, che trovò la sua massima espressione nell’Ottocento con il Positivismo).

Questa prospettiva, ormai superata, non tiene conto del fatto che ciascuno, per quanto si sforzi di registrare nel modo più preciso e sistematico il “frutto” di un’osservazione, faccia confluire elementi di soggettività, legati al proprio modo di “leggere” la realtà, ai propri parametri culturali di riferimento, alle proprie credenze, valori, …

E se, come abbiamo detto, osservare significa comprendere, appare chiaro come, in assenza di specifiche competenze ed abilità nell’osservare, sia difficile una comprensione scientificamente fondata di situazioni complesse come quelle di natura educativa. Cerchiamo quindi di tracciare sommariamente il profilo di un “buon osservatore”.

Essere un buon osservatore

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L’Italia e i principi fondamentali di Internet: la Rete come strumento di democrazia

Finalmente, anche una Italia propositiva sulla promulgazione della “carta” dei principi fondamentali di Internet. E’ partita dal 18 settembre la Consultazione pubblica a cui vi invito a partecipare. Affrettatevi perché si chiuderà il giorno 1 novembre 2012

Il Ministero per l’Università e la ricerca vuole “arricchire e migliorare il documento che riassume la posizione italiana sui principi fondamentali di Internet” da portare all’Internet Governance Forum (IGF) di Baku. Tutti i cittadini possono contribuire al dibattito sui cinque temi tradizionali del Forum ri-etichettati per l’occasione: principi generali, cittadinanza in rete, consumatori e utenti della rete, produzione e circolazione dei contenuti e sicurezza in rete.

Ecco i link degli articoli tratti da LaRepubblica.it:

Vi allego l’estratto del documento ufficiale del MIUR, che potete scaricare anche da qui:

La posizione italiana sui principi fondamentali di Internet
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La morte dei forum? Colpa dei social network

Ho deciso di scrivere questa riflessione rispondendo, sicuramente in modo scontato, alla domanda di cui titolo della presente, dopo aver letto il post polemico di FaSan dello staff di SMItalia.net, community italiana del famosissimo forum SimpleMachines, che preannuncia la fine del ciclo di vita del sito stesso:

Come la storia ci insegna, in ogni cultura, religione, impero, cultura.. ma anche semplicemente business, c’è un periodo di impennata, un periodo statico ai massimi livelli, per poi cadere e morire.
Questo è quello che è successo qui in SMItalia e che spero vivamente accadrà sempre in ogniddove.
Si ringraziano le persone che hanno speso il loro tempo ed a volte il loro denaro, rinunciando ai divertimenti più disparati per dare il loro aiuto e il loro contributo a tutti gli utenti di SMI e di SMF per risolvere i problemi delle loro board.

E se non dovessimo vederci…buongiorno, buonasera e buonanotte.

FaSan

Dal post emerge forse un senso di delusione per la scarsa partecipazione e interesse al progetto?

A questo punto mi sono chiesto: è davvero la morte dei forum? Io penso che quelli di carattere “generalista”, ossia che raccolgono persone che riflettono su argomenti di carattere generale, non tecnico, siano morti da un pezzo. Eppure i forum/blog di carattere tecnico li vedo ancora molto utilizzati (ahimè, soprattutto all’estero) e io li uso quotidianamente per leggere, documentarmi e risolvere i miei problemi di lavoro. Almeno questi sono sicuro che sopravviveranno ancora per anni.

Prima i software di instant messaging e poi i social network, hanno “monopolizzato” la comunicazione degli internauti, offrendo strumenti e modi per lo scambio di informazioni (messaggi, foto, video, …) più immediati e sicuramente accattivanti dei forum.

Nell’articolo Community Forum or Social Network? si mettono in rilievo svantaggi e vantaggi dei forum e dei social network, con consigli sulla creazione di community online. La tecnologia applicativa dei due “strumenti” è la stessa, ma cambia il focus: il forum è focalizzato verso i contenuti e la discussione, il social network è punta a far emergere la personalità dell’utente e tutte le attività della comunità, così come le relazioni tra i suoi membri.

Riporto un grafico che ci fa capire quali sono gli strumenti sociali più utilizzati del momento (Fonte SocialMediaExamine – Social Media Marketing Industry Report 2012):

Un altro articolo interessante è quello di Massimo LizziForum vs Blog e Social-network , da dove ho estratto quanto segue:

All’epoca, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, pochi forum erano l’unico effettivo spazio virtuale di dibattito pubblico. Esserne esclusi significava quasi essere messi a tacere. Oggi i forum sono tantissimi e chiunque può con facilità aprirsi un blog o una pagina su Facebook, registrarsi su Twitter e far valere quel che pensa su qualsiasi cosa e pure su chi lo ha bannato. […]

Però i forum hanno sicuramente un difetto. Blog e socialnetwork permettono i confronti alle giuste distanze e ciascuno è responsabile della sua tribuna. Frequentazioni e non frequentazioni si autoregolano. I forum invece, oltre a dipendere da admin «dittatori», funzionano come una classe scolastica, un ufficio aziendale, un reparto di lavoro. Le persone che entrano in conflitto sono costrette a continuare quotidianamente a vedersi, a incontrarsi, a frequentarsi. E questo forma il clima.

 

Mi piace molto la parola clima che è stata usata. I social network rispecchiano le relazioni sociali così come avvengono(più o meno) tutti i giorni. Eppure sono un fiero sostenitore dell’importanza dei forum, come strumento utile per mettere in comunicazione e raccogliere informazioni di una Community. Si mantiene ancora una propria identità, una facoltà nel poter gestire un proprio spazio (lontano dai “monopolisti”), inserire quando si vuole nuove funzionalità, garantire un servizio, condividere determinate informazioni opportunamente selezionate e ricercabili. Non so fino a quanto FaceBook o Twitter siano affidabili e “usabili” per poter ricercare, nella miriade di commenti e di messaggi di stato della bacheca di una pagina della Community, le informazioni che ci servono e, soprattutto, fino a quando ce le metteranno a disposizione.

Lunga vita ai forum!

Un fumetto storico sul guerriero Spartaco e le sue battaglie nella Valle del Sele

Un fumetto sulla storia del guerriero Spartaco, sulla mia terra. Opera unica ed originale, realizzata ancora una volta da chi non vive nella nostra Irpinia, ma che si innamora della sua storia e cultura, oltre che della bellezza del paesaggio.

Brillante l’idea di rappresentare un fatto storico con fumetti, sicuramente di più immediata ed interessante fruizione. Una passione che l’abruzzese James Fantauzzi ha saputo trasmettere con il vivo entusiasmo, valorizzando una vicenda del nostro passato che si era persa nei pochissimi libri che ce l’hanno tramandata.

Volendo citare Cicerone, personaggio celebre del periodo storico in cui ci collochiamo: “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzio dell’antichità”.

Lo scenario è quello della valle del Sele, al confine tra l’Irpinia e la Lucania, che vanta una storia millenaria, con i suoi territori abitati molto prima dell’epoca pre-cristiana, che offriva (ed offre ancora) tante ricchezze di pascolo e di coltivazione, lambite dal fiume omonimo che nei secoli ha marcato il suo passaggio fino alle foci di Poseidonia, l’attuale Paestum, antichissima città della Magna Grecia. Non dimentichiamo che la valle del Sele era la zona di confine tra varie popolazioni, tra cui Sanniti, Osci e Lucani, prima acerrime nemiche dei Romani e poi, sottomesse, diventate i loro punti di forza per garantire la stabilità politica del territorio. Una terra che viene citata persino da Virgilio nell’Eneide, luogo del tempio dedicato alla dea Mefite, dove lui riteneva ci fosse una delle porte per accedere all’Inferno.

La posizione strategica del territorio ha permesso all’esercito romano di attaccare Spartaco e il suo esercito di ribelli, nella località che ancora oggi prende il nome di Témete, dove si incontra il fiume Zagarone di Calabritto con il Sele che nasce a pochi km a Caposele. Qui Spartaco, spronando i suoi guerrieri avrebbe urlato “Temète!” contro i Romani che li accerchiarono e trovò la morte nell’ultima battaglia, probabilmente nella vicina Lucania, rimanendo tuttavia nella storia come eroe difensore del diritto legittimo della libertà.

Un grazie di cuore a James per averci regalato questo suo omaggio artistico. Purtroppo sono poche le iniziative locali intraprese per divulgare e, soprattutto, guidare le nuove generazioni alla scoperta degli stupendi posti, che molti sono, nella valle del Sele. Con la speranza che questo suo lavoro possa spronare la volontà e l’interesse per la realizzazione di tantissimi altri.

Il nostro unico dovere nei confronti della storia è di riscriverla” (Oscar Wilde).

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Per maggiori informazioni sull’opera di James Fantauzzi vi invito a vedere la discussione sul forum de LuBannaiuolu.net:

http://www.lubannaiuolu.net/forum/index.php?topic=796.0

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