23 Novembre 1980: una data da non dimenticare

Fate prestoCome già scritto nella sezione Consigliati, il 24 Novembre prossimo, nel mio paese si terrà la Seconda Edizione del Premio “23 novembre”, per ricordare tutti i cari paesani che hanno tanto sofferto la sera del terremoto del 1980. Diversi saranno i momenti che si terranno la sera dell’evento, organizzato dall’Associazione Aurora e da LuBannaiuolu. Il più importante è sicuramente il premio assegnato quest’anno al maresciallo Fiore Gaeta e ai volontari del gruppo scout di Rutigliano (Bari).

Diversi anche gli interventi dei alcuni concittadini, intervallati da 3 videoclip, di pochi minuti ciascuno, che ho videomontato e ritagliato da uno Speciale RAI abbastanza datato, girato in occasione del 10° Anniversario del terremoto. Il film è stato digitalizzato da una vecchia videocassetta e presenta immagini abbastanza distorte, ma che riescono comunque a trasmettere il dolore e la sofferenza provata dai paesani in quel triste momento.

Ecco di seguito la scaletta e le introduzioni ai 3 videoclip, che verranno proiettati la sera del Premio “23 Novembre”. Dopo l’evento pubblicherò anche i video.

Invito i paesani a partecipare attivamente per non dimenticare!

 

Introduzione

23 Novembre 1980 – una data da ricordare, per tutti gli Irpini e i paesani che hanno sofferto e perito nel tragico sisma. Un evento che ha cambiato per sempre il volto e la vita del nostro paese.

Per ricordarlo abbiamo estratto 3 brevi videosequenze da uno speciale realizzato dalla RAI in occasione del decennale dell’Anniversario del Terremoto del 1980. Ci scusiamo anticipatamente per la bassa qualità delle immagini, ma siamo certi che dalla riproduzione sarete ugualmente emozionati.

1° Sequenza. La prima sequenza ci fa ricordare com’era Calabritto prima del tragico evento. Il folklore, la tradizione e la devozione religiosa di un paese.

Una ripresa aerea ci farà vedere come il terremoto ha spazzato via la fisionomia e la storia di tutto il nostro centro urbano. Noteremo un centro storico completamente distrutto durante una passeggiata lungo le strade dei ricordi…

2° Sequenza. Nella seconda sequenza vedremo come si è usciti dall’emergenza molto a rilento. Una mensa allestita al campo sportivo a distanza di parecchi mesi dal sisma. Il disagio e le lamentale dei paesani che avevano perso tutto e non potevano nemmeno cucinare nelle loro “nuove” temporanee abitazioni. Vedremo anche il sisma raccontato dai bambini, in attesa di ritornare a scuola per condurre di nuovo una vita normale.

Sismografo Irpinia

3° Sequenza. Nell’ultima sequenza, ascolteremo i tragici 90 secondi del sisma, registrati durante lo trasmissione serale di folk di Radio Lioni. Alle ore 19:34, il sisma irrompe con degli assordanti “bombardamenti”. Il sismografo impazzito esce fuori dal tracciato, facendo registrare un decimo grado sulla scala Mercalli.

Comparirà anche l’acrilico dell’artista Keith Haring, intitolato “Senza titolo”, e realizzato in occasione del Terremoto dell’Irpinia, insieme a tutte le opere della collezione Amelio, esposta presso la Reggia di Caserta.

Keith Haring - Senza titolo

Un evento che non dobbiamo assolutamente dimenticare, per commemorare tutti i paesani scomparsi e tutti coloro si sono sacrificati e prodigati ad aiutare la nostra Comunità. 

Premio 23 Novembre 1980

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Il dottore PEPPINO DI TROLIO, Il maresciallo FIORE GAETA, furono tra i simboli del 23 NOVEMBRE 1980 a Calabritto. E con loro tanti, tantissimi nostri concittadini che in quella maledetta notte e nei terribili giorni successivi si spesero per aiutare la comunità scossa dal disastro.
Per omaggiare quelle persone è stato istituito da Aurora Pubblica Assistenzae LuBannaiuolu il Premio “23 novembre 1980”.
Una manifestazione che vuol ricordare ed esprimere una gratitudine infinita a figure indelebili, impresse nella memoria storica del paese; e vuol farle conoscere alle nuove generazioni, che non hanno vissuto il sisma, ma che devono essere riconoscenti nei confronti di chi è stato accanto ai loro cari in un momento drammatico e tristissimo.

In questa seconda edizione del Premio verranno premiati il maresciallo Fiore Gaeta e i volontari del gruppo scout di Rutigliano (Bari)

IL PREMIO SI SVOLGERA’ DOMENICA 24 NOVEMBRE ALLE 18:00 PRESSO LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI CALABRITTO.

Un appuntamento a cui è attesa una grande e sentita partecipazione da parte di tutta la comunità calabrittana.

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Gli alberi hanno radici

Pubblicizzo qui l’evento che si terrà prossimamente a Salerno e a cui partecipa l’amico Dott. Fabio Paolucci, in cui relazionerà il lavoro di ricerca genealogica condotto sulle origini del cognome Di Popolo, famiglia originaria del mio paese, Calabritto. La ricerca innovativa condotta sul web, iniziata dall’amico Filippo Di Popolo, per amore della sua famiglia e delle sue origini, e supportata dalla Community de LuBannaiuolu.net ha portato alla scrittura del libro  “La famiglia Di Popolo da Calabritto” (ed. Boopen, Napoli 2010). Ecco le discussioni pubblicate sul Forum de LuBannaiuolu al tempo della ricerca: http://www.lubannaiuolu.net/forum/index.php?topic=275.0

Gli alberi hanno radici

La ricerca genealogica in Archivio e l’attività di Family Search

Giornate di informazione presso l’Archivio di Stato di Salerno

Dal 20 al 23 Novembre 2013

Di seguito il programma completo delle giornate e le informazioni su autore e libro.

Gli alberi hanno radici

Gli alberi hanno radici

 

La famiglia Di Popolo da Calabritto – Storia, genealogia e documenti di un’antica famiglia contadina irpina

[tratto dal Forum de LuBannaiuolu.net]

Un saggio su una famiglia storica di Calabritto, i Di Popolo. Ma non solo. Quello di Fabio Paolucci è una descrizione storica a tutto tondo degli ultimi secoli di un paese umile dell’Irpinia.
Una ricerca condotta in modo innovativo, attraverso una rete di contatti stabiliti su Internet. Nato dalla sinergia stabilitasi tra alcune persone che a distanza e senza conoscersi hanno collaborato con l’autore.

Tema centrale è la ricostruzione dell’intera genealogia familiare dei Di Popolo dal 1600 ad oggi, ma che affronta anche aspetti sociali ed economici della storia del Mezzogiorno, dallo sfruttamento delle classi contadine, il brigantaggio e, soprattutto, l’emigrazione.

Nella Prefazione curata dal Dott. Andrea Jelardi, della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, si legge “La storia di un piccolo centro è stata sempre e sarà ancora soprattutto quella dei suoi abitanti – siano essi umili o potenti – mentre le loro vicende personali e private rappresentano lo specchio e il simbolo dell’intera comunità”.

Fabio Paolucci, giovane genealogista, storico e studio di araldica e di etimologia onomastica, originario del Sannio, scrive questo libro dopo essere stato contattato da uno dei tanti Di Popolo sparsi per il mondo, in cerca di notizie sulla propria famiglia d’origine della quale aveva ormai smarrito ogni memoria storica. Dopo aver consultato archivi e saggi storici, con documentazione che datavano le origini dei Di Popolo tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, si è messo in contatto con alcuni componenti della famiglia sparsi per il mondo, i quali hanno partecipato con entusiasmo inviando informazioni e fotografie d’epoca di congiunti del passato.

Su Internet si è venuta a creare una èquipe informatica creatasi spontaneamente e pronta a dialogare e collaborare con l’autore, dove di grande supporto si è rivelato il sito Internet www.lubannaiuolu.net, dove fu pubblicato un appello di aiuto ai Calabrittani al fine di recuperare tutto il materiale possibile utile per la ricerca.

Il libro “La famiglia Di Popolo da Calabritto – Storia, genealogia e documenti di un’antica famiglia contadina irpina”, stampato nell’Aprile 2010 è disponibile per la vendita ed sta per essere ripubblicato in una nuova edizione.

Per maggiori informazioni, potete contattare direttamente l’autore all’indirizzo mail fabio.paolucci@yahoo.it

Copertina Libro Fabio Paolucci

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Il Freemium: Le app economiche potrebbero uccidere l’App Store

Condivido la posizione di Lex Friedman (grande contributor su MacWorld) sulle app economiche pubblicate sui mobile store (non solo di Apple). Eccovi la traduzione e ringrazio il mio amico Marco per avermela segnalata:

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Le applicazioni economiche potrebbero uccidere l’App Store (di Lex Friedman)

Più si abbassano i prezzi per il software dell’iPhone, più la situazione per noi consumatori potrebbe peggiorare. Lo smartphone è probabilmente una delle cose più costose che abbiamo in tasca quotidianamente. Eppure molte persone sono decisamente avare quando guardano gli scaffali virtuali dell’App Store. Come mai? Ironicamente le cose che sono economiche nel breve periodo tendono a diventare costose a lungo andare.

Non sorprende che le applicazioni gratuite siano decisamente più popolari delle applicazioni a pagamento: piace a tutti avere qualcosa senza spendere un centesimo. Ma la cosa strana è che la gente consideri un’applicazione da tre euro decisamente costosa, ed una da dieci euro dal prezzo addirittura esorbitante. Conosco gente che gioca allo stesso gioco gratuito ogni singolo giorno, sorbendosi tutti i banner pubblicitari, piuttosto che spendere cinque euro una volta sola ed andare avanti per sempre senza alcun banner pubblicitario.
Nel momento in cui scrivo, tra le prime venti applicazioni più vendute dell’App Store 15 costano un euro e la più costosa viene sette euro. Il prezzo medio delle top 100 app a pagamento è inferiore ai due euro.
Mi colpisce che così tanti possessori di dispositivi iOS non capiscano che non stanno agendo nel loro interesse né a breve né a lungo termine quando sorridono al pensiero di spendere soldi sull’App Store. I clienti che spendono un sacco di soldi per l’hardware di dispositivi iOS si puniscono poi risparmiando sulle app.

Ottieni ciò per cui paghi.

Le applicazioni a pagamento tendono ad essere migliori delle alternative gratuite. Sono in pochi gli utenti Twitter che pensano che l’applicazione ufficiale offra la miglior esperienza utente, ma molti rimangono su questa semplicemente per evitare di confron- tarsi con le alternative a pagamento come Tweetbot oppure Twitterrific.

Molte applicazioni gratuite sono buone. Ma quando paghi per un’applicazione premium, spesso paghi per una esperienza utente più profonda, una per la quale tu sei il cliente più importante e non sono gli inserzionisti i responsabili del supporto dietro le quinte alla app “gratuita”.

La ragione per cui gli sviluppatori fanno pagare per le proprie applicazioni è che sviluppare un’applicazione ha un costo. Con quello che lo sviluppatore guadagna dalla vendita della sua applicazione può rientrare nell’investimento iniziale di tempo e risorse ed investire nello sviluppo futuro dell’applicazione. I clienti beneficiano di questo ottenendo applicazioni migliorate o nuove applicazioni da questi sviluppatori, invece di applicazioni gratuite abbandonate e di qualità inferiore.

Per un’applicazione da un euro uno sviluppatore guadagna circa 70 centesimi. Di questo passo uno sviluppatore deve vendere più di 70 mila copie per guadagnare almeno 50 mila euro. Per uno sviluppatore indipendente questi servono a coprire le spese, il costo di sviluppo e di progettazione, e poi vivere di quello che resta. Ma se l’applicazione da un euro viene sviluppata da una piccola società di tre persone, è necessario venderne almeno 300 mila affinché il business sia sostenibile. Ovviamente se gli sviluppatori mettono in vendita la loro app per un euro non dobbiamo sentirci in colpa acquistandole. Ma gli sviluppatori mettono in vendita le loro applicazioni a costi così bassi perché sanno che è il prezzo massimo per cui i clienti pagherebbero. E se questo è vero le applicazioni a basso prezzo stanno avendo un impatto negativo su parecchie aziende reali e potenziali.

L’ascesa del Freemium

Gli sviluppatori, comunque, sono ricchi di risorse. Così, visto che molti utenti detestano dover pagare per le applicazioni, abbiamo visto l’ascesa del modello Freemium: puoi scaricare l’app o il gioco gratuitamente, ma per poter continuare a giocarci dovrai fare uno o più acquisti in-app. E questi micropagamenti non sono solamente fastidiosi, ma a lungo andare possono costare all’utente molto di più. Ad esempio: EA Real Racing 2 inizialmente costava poco meno di sette euro. Poi è uscito con il modello Freemium, che costa agli utenti decisamente di più sul lungo periodo, semplicemente per ottenere lo stesso diverti- mento che anche Real Racing 2 offriva.

Fino a quando i clienti dell’App Store non mostreranno volontà a spendere soldi per ottime applicazioni, gli sviluppatori dovranno continuare su questa strada semplicemente per rimanere a galla.

Non è poi così caro.

Un iPhone 5 senza contratto costa di listino 729 euro e se si sceglie un iPhone con contratto di due anni alla fine si arriva a pagare almeno la stessa cifra. A confronto, un’app di quelle “care” può arrivare a costare circa l’uno per cento del prezzo dell’iPhone. E lo vale.

Non si compra un Kindle solamente per leggere il dizionario ed il manuale di istruzioni precaricato. E così non si dovrebbe comprare un iPhone solamente per utilizzare le applicazioni gratuite. Equivale a mentire a se stessi, solamente perché ognuno è ormai condizionato pensando che spendere cinque euro per un app sia troppo. Non è sbagliato pagare per prodotti di qualità.

Spendere soldi per buone applicazioni significa anche investire in ottime applicazioni che verranno create in futuro. Sistemiamo l’economia dell’App Store e iniziamo a pagare per le applicazioni senza rabbrividire quando ne vediamo una per quattro euro.

Tanti possessori di dispositivi iOS non capiscono che non stanno agendo nel loro interesse né a breve né a lungo termine quando sorridono al pensiero di spendere soldi sull’App Store.

 

Un altro articolo interessante (più vecchiotto) sull’argomento: App Store: con i prezzi troppo bassi è la fine?

 

Ecco quello che penso:

Sono in parte d’accordo con l’articolo di Friedman, perché sono ancora piuttosto scettico sulla politica del business via app. La concorrenza è spietata ed è difficile essere all’altezza nello sviluppare un’app in grado di vendere tanto sullo store.
Secondo me, ci si guadagna quando c’è un progetto di marketing vincente e strutturato dietro. La politica del guadagno tramite advising stanca l’utente, ma può risultare vincente nel breve periodo. Il freemium è davvero una bella trovata e un’ancora di salvezza (Vedi: Freemium VS. Premium)
Nel piccolo si può guadagnare vendendo l’idea e l’app a clienti o investitori. Purtroppo, l’app business non fa girare molti soldi in Italia, perché i clienti non hanno la concezione dello sforzo che si fa nel realizzarle e non comprendono ancora le potenzialità e l’utilità che possono offrire agli utenti finali. In Italia facciamo ancora ben poco tramite mobile (vedi anche i pagamenti online o la disponibilità di servizi a distanza utili al cittadino…).

Guardate un po’ i guadagni che si traggono dal modello Freemium:
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