La start-up sei tu. La vita come impresa e il network sociale professionale

Ho letto un libro interessante, suggeritomi da @PepperZen, e scritto dal cofondatore e presidente di LinkedIn, Reid Hoffman, in collaborazione con Ben Casnocha.

Ecco il titolo: Teniamoci in contatto. La vita come impresa (traduzione dell’originale “The start-up of you”).

Questo libro è concepito come un dono che gli autori hanno voluto fare ai lettori, offrendo strumenti per migliorare la realtà non solo lavorativa, ma anche quotidiana, le relazioni con le persone con cui ci troviamo a contatto. Il tema predominante è quello delle start-up, iniziative che nascono per attitudine, grazie ad una mentalità imprenditoriale e ad una fitta di rete di contatti. Dove si rischia e si sa da dove attingere per ricavare informazioni, ovvero dal network di persone che ci circondano. Nel libro vengono date varie “dritte” su come creare e gestire il proprio network, usandolo come propria arma per passare da un Piano A ad un piano B e costruendosi un piano di “salvataggio” (detto Z). Interessanti sono anche le motivazioni che hanno portato all’adozione di determinate scelte nell’ambito dei social network, come LinkedIn – per esempio, il discorso dei gradi di separazione – e gli esempi di vita di alcuni personaggi che hanno fondato le loro start-up, divenute poi grandi società famose in tutto il mondo.

Ecco la mission di Hoffman e Casnocha con la scrittura di questo libro:

Per Ben e per me, questo libro rappresenta uno dei nostri doni alla società, per ricambiare ciò che abbiamo ricevuto. Siamo convinti che gli strumenti forniti in queste pagine possano migliorare sia la tua vita sia la società. A volte ricambiare può significare semplicemente diffondere idee dense di significato.

Per una sintesi e una recensione del libro, vi invito a leggere questo articolo: Il libro “Teniamoci in contatto”, molto più di un libro.

Cito un passo che mi ha particolarmente colpito durante la lettura:

Diventa una persona a cui le altre persone del tuo network siano motivate a rivolgersi in relazione a determinati argomenti. Rendi noti ai tuoi collegamenti i tuoi interessi e le tue competenze scrivendo blog post ed email, o creando gruppi di discussione. Quando le persone si rivolgono a te per ottenere informazioni, tu acquisti al tempo stesso informazioni da loro.

Per finire, trasmettere informazioni interessanti al tuo network in modalità push incrementa le probabilità che tu ottenga informazioni ricollegabili alla serendipity. Pubblica un articolo, manda una citazione via email, inoltra un’offerta di lavoro e fai piccoli doni di altro tipo alla tua rete. I tuoi amici lo apprezzeranno, e tu renderai più probabile che quelle stesse persone ti ricambino mandando a te informazioni in futuro.

Sperando di farvi cosa gradita e utile e di scambiare con voi informazioni che ci arricchiscano a vicenda, ho sottolineato ed estratto delle frasi che ho reputato importanti man mano che leggevo e vorrei condividerle qui con voi. Buona lettura!

La mentalità imprenditoriale «beta permanente». Siamo tutti work-in-progress. Ogni giorno ci offre l’opportunità di imparare di più, di fare di più, essere di più, crescere di più nella vita privata e in quella professionale. Lasciare la tua carriera in fase beta permanente ti obbliga a riconoscere che hai dei bug, che hai ancora un’opera di sviluppo da compiere su te stesso, che dovrai sempre adattarti ed evolverti. Ma è comunque una mentalità che trabocca di ottimismo perché celebra la tua facoltà di migliorare te stesso e, altro aspetto ugualmente importante, il mondo che ti circonda.

Andy Hagardon, direttore del centro studi sull’imprenditorialità della University of California-Davis, sostiene che per molte persone «vent’anni di esperienza» equivalgano in realtà a un anno di esperienza ripetuto venti volte. Se la tua carriera è in fase beta permanente, vent’anni di esperienza saranno effettivamente vent’anni di esperienza perché ognuno di essi sarà segnato da nuove sfide e nuove opportunità di arricchimento. Essenzialmente, la mentalità beta permanente è un impegno per tutta la vita nei confronti di una crescita costante.

Impegnati a vivere, o sarai impegnato a morire. Se non stai crescendo, ti stai contraendo. Se non stai avanzando, stai indietreggiando.

Tracciare la rotta del successo. Il vantaggio competitivo rappresenta la base su cui si poggia l’intera strategia di carriera. Aiuta a rispondere al classico interrogativo «Che cosa dovrei fare nella vita?». Ti aiuta a decidere quali opportunità inseguire. Ti offre le linee guida per investire su te stesso. Dato che tutti questi elementi sono soggetti al cambiamento, l’analisi e la valutazione del tuo vantaggio competitivo è un processo che dura tutta la vita, non un’attività che si svolge una tantum. Inoltre richiede la comprensione di tre tessere del puzzle che si incastrano in modo diversi a seconda del momento.

Il tuo vantaggio competitivo sorge dall’interazione fra tre forza diverse e in costante mutamento: i tuoi asset, le tue aspirazioni e i tuoi valori, e la realtà del mercato, cioè la domanda e l’offerta per ciò che proponi sul mercato rispetto alla concorrenza.

I tuoi asset sono ciò che hai in questo momento. Prima di metterti a sognare sul futuro o a pianificare, devi chiarire quali frecce hai già al tuo arco – esattamente come fa un imprenditore. Hai due tipologie di asset di cui tenere traccia per la tua carriera: asset soft e asset hard. Gli asset soft non sono monetizzabili. Sono gli elementi immateriali che contribuiscono al successo professionale: il sapere e le informazioni che hai immagazzinato nella tua mente; le relazioni professionali e i rapporti di fiducia che hai instaurato; la tua reputazione e il personal brand; i tuoi punti di forza (cioè le cose che ti riescono facilmente).

Gli asset hard sono quelli che tipicamente metteresti a bilancio: i contanti che hai in tasca; le azioni che detieni; i beni materiali come la tua scrivania e il tuo computer portatile.

In genere, però, i singoli asset presi isolatamente non hanno molto valore. Un vantaggio competitivo emerge quando abbiniamo competenze, esperienze e relazioni diverse. Il tuo mix di asset non è immutabile. Puoi potenziarlo investendo su te stesso. Se credi che ti manchino determinate competenze che accrescerebbero la tua competitività, non prenderla come una scusa. Inizia ad acquisirle. Nel frattempo, cerca di capire come trasformare un dato punto di debolezza in un punto di forza. Per esempio può darsi che l’inesperienza non ti sembri un asset da mettere in risalto, ma tendenzialmente il rovescio della medaglia è fatto di energia, entusiasmo e disponibilità a darsi da fare per apprendere.

Le aspirazioni e i valori sono la seconda componente. Le aspirazioni comprendono i tuoi desideri più profondi, le tue idee, i tuoi obiettivi e la tua visione del futuro, indipendentemente dalle circostanze esterne e dal tuo mix di asset attuale. Forse non sarai in grado di realizzare tutte le tue aspirazioni o di crearti una vita che incarni tutti i tuoi valori. Le une e gli altri, inoltre, cambieranno di sicuro nel tempo. Però dovresti perlomeno orientarti nella direzione di una stella polare, per quanto anch’essa possa cambiare.

Le aspirazioni e i valori sono due componenti importanti del vantaggio competitivo – del tuo percorso professionale, semplicemente perché quando svolgi un lavoro a cui tieni, riesci a lavorare meglio e più sodo. Un individuo appassionato di ciò che fa è destinato a battere, in termini di qualità del lavoro e longevità professionale, un altro motivato unicamente dal guadagno.

La realtà del mondo in cui vivi è l’ultima tessera del puzzle. Un imprenditore intelligente sa che un prodotto non venderà se i clienti non lo vogliono o non ne hanno bisogno, anche se ha una forma e una funzione ingegnose. Ricorda inoltre che il «mercato» non è un’astrazione. Consiste nelle persone le cui decisioni hanno un impatto su di te, e le cui necessità tu devi soddisfare: il tuo capo, i tuoi colleghi, i clienti, i collaboratori diretti e altri ancora. Quanto bisogno hanno di ciò che hai da offrire, e se ce l’hanno, tu offri un valore aggiunto migliore della concorrenza?

Incastra insieme i pezzi. Un buon piano di carriera rende conto dell’interazione fra le tre tessere del puzzle: i tuoi asset, le tue aspirazioni, le realtà di mercato. I pezzi vanno incastrati. Pertanto, valuta ogni tessera del puzzle contestualizzandola sulla base delle altre. Inoltre, rivaluta periodicamente: le tessere cambiano forma e dimensione nel tempo. Per sviluppare un vantaggio competitivo sul mercato bisogna incastrare i tre pezzi a ogni snodo del percorso professionale.

Il modo migliore più ovvio per accrescere il tuo vantaggio competitivo è potenziare il tuo mix di asset, per esempio acquisendo nuove competenze. E’ indubbiamente una mossa astuta.

Le tre tessere del puzzle diventano traducibili in azione quando rientrano in un piano azzeccato.

Pianifica ma sii flessibile. Se sei appassionato di una cosa ti diverti di più, ti impegni di più e ottieni di più. E’ giusto anche investire sul lungo termine: per scoprire se sei bravo in una cosa e se ti piace davvero, devi continuare a farla per un periodo di tempo adeguato.

Se non riesci a trovare un datore di lavoro disposto ad assumerti perché tu svolga il lavoro dei tuoi sogni, o se non sei in grado di mantenerti – cioè percepire uno stipendio che ti consenta di avere lo stile di vita che preferisci -, il tentativo di trasformare la tua passione in una carriera non ti porterà molto lontano.

Ma la maggior parte di noi procede a zig-zag attraverso la vita. Tony Blair cercò per un anno di sfondare come manager di gruppi rock prima di entrare in politica. Jerry Springer fu sindaco di Cincinnati prima di conquistare notorietà come presentatore televisivo. Andrea Bocelli lavorò in ambito legale prima di diventare un tenore di fama mondiale. Le carriere vincenti, così come le start-up vincenti, rimangono in fase beta permanente: un perenne work-in-progress.

E’ importante capire, però, che mentre le imprese e le persone evolvono costantemente, le scelte che hanno sono metodiche, non casuali. C’è una pianificazione vera e propria in corso, pur non esistendo piani immutabili. Noi definiamo questo tipo di pianificazione metodica e flessibile «Pianificazione ABZ».

La Pianificazione ABZ. E’ un approccio flessibile alla pianificazione, che invita a procedere per tentativi ed errori. Consente di inseguire con determinazione i benefici desiderati attenuando i potenziali rischi. La Pianificazione ABZ non è un’attività che si svolge una tantum nelle prime fasi del percorso professionale. E’ un processo altrettanto importante per una persona di quaranta o cinquant’anni quanto per un neolaureato appena sfornato. Il viaggio della tua carriera non prevede un inizio, uno svolgimento e una fine; quale che sia la tua età o la fase di vita in cui ti trovi, non smetterai mai di pianificare e di adattarti.

Che cosa indicano, dunque, le lettere A, B e Z? Il Piano A è ciò che stai facendo adesso. E’ l’implementazione attuale del tuo vantaggio competitivo. Quando attui un Piano A operi lievi correzioni a mano a mano che apprendi; effettui periodicamente nuovi tentativi. Il Piano B è quello su cui svolti quando devi cambiare il tuo obiettivo o la rotta per arrivarci. Tende a seguire le stesse linee generali del Piano A. Certe volte cambi strada perché il Piano A non sta funzionando; altre volte semplicemente perché hai scoperto un’opportunità migliore di ciò che stai facendo adesso.

Il Piano Z è la soluzione di riserva: la tua scialuppa di salvataggio Qual è dunque il tuo piano sicuro, affidabile e stabilire nell’eventualità che i tuoi piani di carriera vadano in fumo o tu decida di cambiare completamente vita? Il Piano Z. La certezza del Piano Z ti permette di accollarti l’incertezza e i rischi previsti dal Piano A e dal Piano B.

Dai la priorità all’apprendimento. Chi abbandona le scuole superiori può guadagnare di più, nel breve periodo, di chi rimane incatenato alla scrivania a studiare chimica. Ma nel lungo periodo, suggerisce la logica, chi ha una base di nozioni e competenze farà più soldi e con ogni probabilità si sentirà più realizzato. E’ la verità. C’è una convinzione analoga fra le start-up: nei primi anni di vita le aziende tecnologiche danno la priorità all’apprendimento rispetto alla redditività, per massimizzare il fatturato negli anni successivi.

Purtroppo, per troppe persone l’apprendimento mirato termina con la laurea. Leggono notizie sulla Borsa o sui titoli di stato invece di leggere libri che affinino le loro facoltà intellettuali. Si concentrano, in poche parole, sugli asset hard invece che su quelli soft.

Un buon Piano A offre flessibilità per svoltare su una gamma di potenziali Piani B; analogamente, un buon primo passo genera un gran numero di possibili secondi passi.

Lanciati in piccole scommesse, dove non hai nulla da perdere. La Pianificazione ABZ ammette l’insuccesso rimediabile purché fornisca reali insegnamenti.

Inizia a tenere un blog, a costruirti una reputazione pubblica e a sviluppare un portfolio pubblico di progetti non legati al tuo datore di lavoro. Così facendo, avrai un’identità professionale che potrai portarti dietro anche quando cambierai lavoro. Sei il padrone di te stesso. La start-up sei tu.

Quando svoltare: per inseguire potenziali benefici o evitare rischi. L’opinione diffusa prevede che si passi dal Piano B quando qualcosa non funziona. Spesso è così, ma non sempre. Ciò che stai facendo attualmente non deve per forza andar male perché sia il caso di cambiare rotta. Naturalmente, data l’instabilità dell’odierno panorama professionale, spesso la decisione di svoltare non è volontaria. A volte passiamo al Piano B perché siamo costretti.

Andy Grove, co-fondatore di Intel, definisce gli eventi di questo tipo «punti di flesso». Le forze esterne, così come minacciano le aziende, possono sortire effetti considerevoli sul tuo percorso professionale. Per un operaio di una casa automobilistica di Detroit, la chiusura di un grande stabilimento è una forza 10x. Per un professore di una scuola pubblica, i tagli al budget per l’istruzione sono una forza 10x. Come spiega Grove«Un punto di flesso nel percorso professionale scaturisce da un sottile ma profondo cambiamento dell’ambiente in cui operi, una situazione in cui il futuro della tua carriera sarà determinato dalle azioni che compirai in tutta risposta». In genere un punto di flesso nella tua azienda o nel tuo settore ti obbligherà ad acquisire competenze diverse o a cambiare ambiente. In altre parole, spesso ti obbligherà a svoltare.

E’ impossibile conoscere il momento esatto in cui un punto di flesso metterà a soqquadro la tua carriera. L’unica cosa di cui puoi star sicuro riguardo al futuro è che arriverà prima, e sarà più strano, di quanto non ti aspetti. Invece di provare a fare l’impossibile – prevedere il momento in cui verrai minacciato da un punto di flesso – preparati ad affrontare l’ignoto. Coltiva i tuoi asset soft e assimila proattivamente le nuove tecnologie cosicché, se e quando succederà, tu sia pronto a mettere rapidamente a frutto le tue competenze nel contesto di un Piano B.

Come svoltare: iniziando a lavorarci nel tempo libero. A meno che tu non debba agire seduta stante, un modo per avviare il processo di svolta è intraprendere il potenziale Piano B nel tempo libero. Inizia ad acquisire una competenza di sera e nei weekend. Comincia ad instaurare un rapporto con persone che lavorano in un settore adiacente. Fai richiesta per svolgere uno stage part-time. Avvia un’attività extra come consulente.  Se hai un’idea di business che vuoi provare a realizzare, una competenza che vuoi acquisire, un rapporto che vuoi instaurare o qualche altra curiosità o aspirazione, inizia ad occupartene nel tempo libero e osserva quale piega prende. Come minimo, inizia a parlarne con qualcuno. Prenditi una giornata di ferie e fissa cinque appuntamenti per bere un caffè con persone che lavorano in un settore adiacente.

Piano Z: sali sulla scialuppa di salvataggio e riarmati. Il modo migliore per sentirti a tuo agio nell’attuazione di queste strategie è avere un piano nella tua vita che abbia un alto grado di certezza. Questo è il piano Z: un piano affidabile a cui passi quando non hai più fiducia nel Piano A o B, o quando i tuoi piani vengono messi gravemente a soqquadro. E’ proprio la sicurezza offerta dalla rete di protezione del Piano Z a consentirti di essere determinato – invece che esitante – nell’attuazione dei Piani A e B. Avendo un Piano Z, perlomeno saprai di poter reggere a un eventuale insuccesso.

Ci vuole una rete di relazioni. Anche se non ti renderai conto di essere in fase beta permanente, anche se svilupperai un vantaggio competitivo, anche se adatterai i tuoi piani di carriera alle mutevoli condizioni in cui ti trovi – anche se farai tutto ciò, ma lo farai da solo – non raggiungerai il successo. Per quanto la tua mente o la tua strategia siano brillanti, se giochi da solo perderai invariabilmente contro un’intera squadra. Il lavoro di gruppo si manifesta con particolare evidenza nel mondo delle start-up. Pochissime di queste imprese vengono fondate da una sola persona. Qualunque esponente del mondo imprenditoriale concorda sul fatto che radunare un team di talento riveste la massima importanza.

Le relazioni contato ai fini del tuo percorso professionale quale che sia la tua azienda o il tuo livello di anzianità. La parola inglese company (azienda) deriva dai termini latini cum e pane, nel senso di “spezzare il pane insieme”. Le relazioni contano perché le persone con cui passi il tempo influenzano quello che sei e quello che diventi. Il modo più veloce per cambiare è passare tempo con persone che sono già come vorresti essere.

Una persona leggermente meno competente che va d’accordo con gli altri e contribuisce al lavoro di gruppo può essere più utile all’azienda di un’altra competente al cento per cento ma incapace di fare gioco di squadra. Una mela marcia in un ottimo gruppo può rovinare tutte le altre. La ricerca dimostra che un team aziendale tende a rendere al livello del membro peggiore.

Un rapporto può essere stretto o a lunga distanza, a progetto o a lungo termine, intimo o puramente professionale. Il network della vecchia guardia è un opportunista. Coltiva le sue relazioni pensando unicamente a ciò che gli altri possono fare per lui. E fa il networking solo quando ha bisogno di qualcosa, per esempio impiego o nuovi clienti. Un «costruttore di relazioni», invece, cerca di aiutare gli altri prima di tutto. Non tiene il conto. Sa che molti gesti altruistici vengono ricambiati, ma non è calcolatore al riguardo. Inoltre si prende costantemente cura dei suoi rapporti, non solo quando ha bisogno di qualcosa.

La creazione di un rapporto autentico con un’altra persona dipende da (almeno) due cose. La prima è la capacità di vedere il mondo dal suo punto di vista. Il secondo requisito per creare un rapporto autentico è pensare come puoi aiutare l’altra persona e collaborare con lei invece di pensare a ciò che tu puoi ottenere da lei. Quando incontri un amico o un nuovo conoscente, smetti di porti la domanda del tutto spontanea «Che cosa possiamo guadagnarci?» e inizia a chiederti piuttosto «Che cosa possiamo guadagnarci entrambi?». Tutto il resto scaturisce da questo.

La costruzione di relazioni è il tentativo appassionante, seppur delicato, di capire un’altra persona e al tempo stesso permettere a lei di capirti. Il modo migliore per fare nuove conoscenze è passare attraverso le persone che conosci già.

Alleati professionali. In primo luogo, un alleato è una persona che consulti periodicamente in cerca di consigli. Ti fidi dei suoi giudizi. In secondo luogo, voi due condividete proattivamente le opportunità che trovate e le cogliete in collaborazione. Tu tieni le antenne puntate su tutto ciò che è legato agli interessi del tuo alleato, e quando ha senso realizzare un progetto insieme, voi due lo fate. In terzo luogo, parli bene del tuo alleato ad altri amici. Promuovi il suo «brand personale». Quando entra in conflitto con qualcuno, lo difendi e proteggi a la sua reputazione. E il tuo alleato fa la stessa cosa nei momenti difficili. Non esistono alleanze che funzionano solo quando tutto va bene; se il rapporto regge il carico dello stress, non è un’alleanza.

La prossimità fisica è uno dei più efficaci fattori predittivi della forza di un rapporto, come dimostrano molte ricerche. Un’alleanza è sempre uno scambio, ma non di stampo opportunistico. Si manifesta quando un tuo collega ha bisogno di aiuto all’ultimo momento, una domenica sera, per preparare una presentazione per il lunedì mattina e anche se sei occupato accetti di andare a casa sua a dargli una mano. La fiducia, scrive David Brooks, è una «reciprocità abituale che viene rivestita di emotività. Aumenta quando due persone capiscono gradualmente di poter contare l’una sull’altra. Ben presto le parti legate da un rapporto di fiducia maturano la disponibilità non solo a cooperare, ma anche a sacrificarsi l’una per l’altra». Tu cooperi e ti sacrifichi perché vuoi aiutare un amico che ha bisogno, ma anche perché immagini di poterti rivolgere a lui in futuro quando sarai tu ad avere bisogno. Non è egoismo, è la natura dell’essere umano. Gli animali sociali si aiutano a vicenda anche perché le loro buone azioni verranno ricambiate prima o poi.

Legami deboli e conoscenze: amplia la tua rete. E’ ben più alto il numero dei contatti più deboli e dei conoscenti, e anch’essi svolgono un ruolo nella tua vita professionale. Sono le persone che incontri ai convegni, gli ex compagni di studio, i colleghi di altri reparti o semplicemente le persone interessanti con idee interessanti in cui ti imbatti nel quotidiano. I sociologi definiscono tali contatti «legami deboli»: gli individui con cui hai passato una quantità limitata di momenti a bassa intensità ma con cui hai comunque un rapporto amichevole. La “forza dei legami deboli”: gli amici che non conosci a fondo sono quelli che ti procurano un lavoro vincente. I legami deboli possono avere la funzione davvero unica di gettare un ponte verso altri mondi, e di conseguenza possono inoltrarti informazioni e opportunità di cui non sei al corrente. I legami deboli in sé e per sé non rivestono un valore particolare; ciò che ha valore è l’ampiezza e la portata della tua rete. I legami deboli sono effettivamente importanti, ma hanno valore solo fintantoché offrono nuove informazioni e opportunità. Non tutti i legami deboli lo fanno. Un legame debole che lavora nel tuo campo ed è in contatto con le stesse persone e le stesse informazioni non getterà il ponte di cui parla Mark Granovetter (sociologo che fece uno studio formale sui legami deboli nel 1973). I legami deboli sono un mezzo per conseguire un network ad ampio raggio, ma qualunque relazione getti un ponte verso un altro mondo servirà a tale scopo.

Indipendentemente dalle modalità che scegli, accrescere la varietà e l’ampiezza della tua rete è particolarmente importante durante i passaggi di carriera. Quando svolti su un Piano B o un Piano Z, è fondamentale che tu sia informato sulle nuove opportunità. E’ inoltre fondamentale conoscere persone che operano in nicchie o settori diversi e possano agevolare il tuo cambiamento di rotta.

La tua rete di relazioni allargata: collegamenti di secondo e terzo grado. I tuoi amici conoscono persone che tu non conosci. Tali «amici di amici» sono i tuoi collegamenti di secondo grado. E a loro volta anche questi amici di amici hanno degli amici: essi rappresentano i tuoi collegamenti di terzo grado. I teorici dei network sociali ricorrono alla terminologia dei «gradi di separazione» per far riferimento agli individui che rientrano nella tua rete sociale. Un network sociale corrisponde a un gruppo di persone e alle relazioni esistenti fra loro. Ogni persona con cui interagisci in ambito lavorativo rientra nel tuo network sociale professionale.

Le ricerche di Stanley Milgram (psicologo) e Duncan Watts (sociologo) dimostrano che il pianeta Terra è un enorme network sociale, in cui ogni essere umano è collegato a tutti gli altri attraverso non più di sei intermediari circa. E’ bello pensare di essere collegati a miliardi di persone tramite i propri amici, e anche le implicazioni pratiche per quella start-up che sei tu sono significative. I social network su Internet stanno trasformando il concetto astratto dell’interconnessione su scala mondiale in qualcosa di tangibile ed esplorabile tramite funzionalità di ricerca.

Quando si tratta di conoscere persone che possono aiutarti a livello professionale, tre gradi di separazione è la distanza giusta. Tre è il numero magico perché quando ti presentano un collegamento di secondo o terzo grado, almeno un individuo nella catena delle presentazioni conosce personalmente te o il «bersaglio». E’ così che si salvaguarda la fiducia. Se si aggiunge un grado di separazione in più, in mezzo alla catena ci sarà una persona che non conoscerà né te né un tuo amico, perciò non sarà motivata ad assicurarsi che la segnalazione vada in porto. Il network allargato che hai a disposizione in ambito professionale, dunque, non contiene i sette miliardi circa di altri abitanti del pianeta situati a sei gradi di separazione. Ma contiene tutte le persone che distano due o tre gradi, perché sono quelle che puoi raggiungere attraverso una presentazione.

Raggiungi i tuoi collegamenti di secondo e terzo grado facendoti presentare da qualcuno. Come fai in concreto a contattare questo collegamento di secondo o terzo grado? Il modo migliore (a volte l’unico) è questo: farti presentare da una persona di tua conoscenza, che a sua volta conosce la persona che vuoi raggiungere. Quando contatti qualcuno tramite la segnalazione di un amico in comune, è come se ti trovassi alla frontiera tra due paesi con un passaporto in mano: passi direttamente senza alcun problema. L’interazione viene immediatamente permeata dalla fiducia.

Se non presenti qualcuno o non ti presentano qualcuno almeno una volta al mese, probabilmente non stai mettendo in moto il tuo network professionale allargato. La maggior parte dei tuoi buoni amici si conosce, perciò chiunque possa presentarti una persona (a) che conosci già, o (b) da cui non potresti trarre informazioni nuove o interessanti. Ecco perché dovresti cogliere ogni opportunità per instaurare rapporti di fiducia con persone di settori diversi o giri di conoscenze diversi. Quando vai d’accordo con una persona significativamente diversa da te, sappi che il rapporto fra voi due ha il potenziale per arricchirti genuinamente e al tempo stesso permetterti di ampliare il respiro delle informazioni e della creatività in circolazione nel tuo network.

Il valore e le potenzialità del tuo network non sono rappresentati dal numero di contatti presenti nella tua agenda. Ciò che conta sono le tue alleanze, la solidità e la varietà dei tuoi rapporti di fiducia, l’attualità delle informazioni che fluiscono all’interno della tua rete, l’ampiezza dei tuoi legami deboli e la facilità con cui puoi raggiungere i tuoi collegamenti di secondo o terzo grado. Esistono, in poche parole, diversi fattori che contribuiscono a rendere soddisfacente e utile un network professionale.

La tua vita professionale dipende dal fatto che tu sia intelligente e generoso nei confronti delle persone a cui tieni.

Le amicizie gradevoli sono un piacere, ma i professionisti che hanno le relazioni migliori sono quelli che possono aiutare davvero i propri alleati. E’ questo ciò che rende professionale un network e non meramente sociale.

Fai da ponte. Un ottimo modo per aiutare qualcuno è fargli conoscere persone ed esperienze con cui altrimenti non potrebbe entrare in contatto. In altre parole, mettiti a cavallo fra diverse community/giri di conoscenze, dopodiché i tuoi amici possano passare da uno all’altro.

La morale non è che bisogna adulare le persone di status più elevato. Sottoscrivere servilmente ogni parola pronunciata da una persona importante è un atteggiamento mediocre, per non dire disonesto. La soluzione non è neppure mancare di rispetto a chi ha uno status inferiore, oppure ostentare superiorità. Molti rapporti si spengono inconsapevolmente e malauguratamente. Mantieni attivamente i rapporti che rivestono un valore per te, e lascia con consapevolezza che altri si spengano.

Qual è la definizione di “legame debole” data da Granovetter? Nel suo studio egli utilizza la frequenza dei contatti come un indicatore della forza del rapporto. Si tratta di un indicatore imperfetto: è probabile che tu veda la tua segretaria o il portinaio ogni giorno, ma ciò non li rende legami forti. Granovetter riconosce che la misurazione della forza di un rapporto è una più ampia “combinazione di quantità di tempo, intensità emotiva, intimità (fiducia reciproca) e servizi vicendevoli che caratterizzano il legame”.

Un legame “semiforte”, che sia al tempo stesso diverso da te ma abbastanza simile da presentarti altre persone, ha più valore di un legame debole e accresce come nessun altro l’ampiezza totale della tua rete. Ricorda che c’è una differenza tra legami deboli e collegamenti di secondo e terzo grado. Un legame debole è una persona con cui hai un rapporto in questo momento; è un collegamento di primo grado. Un collegamento di secondo o terzo grado è una persona con cui attualmente non hai alcun contatto, ma che potresti raggiungere facendoti presentare da un amico.

Insegui le opportunità per sfondare. Tocca a te – con l’aiuto del tuo network – metterti in moto per trovare e far nascere opportunità professionali adatte per te. Per ottenere risultati significativi nel tuo percorso professionale, devi concentrarti sull’obiettivo di trovare e capitalizzare le grandi opportunità professionali: quelle che estenderanno il tuo vantaggio competitivo e accelereranno il tuo Piano A o il tuo piano B.

Per te, nel tuo percorso professionale, la curiosità (con o senza frustrazione) verso diversi settori, individui e posti di lavoro ti renderà vigile rispetto alle opportunità professionali. E’ difficile imparare a essere curiosi. Piuttosto, è un atteggiamento da cui puoi essere contagiato frequentando persone che hanno una fervida curiosità. E quando sei stato contagiato, è (fortunatamente) difficile guarire. Quando i tuoi occhi sono aperti e la tua mente è curiosa, puoi intraprendere una serie di iniziative che accrescono decisamente il flusso delle occasioni che ti si presentano – come attingere ai network di contatti, andare incontro ai casi fortunati e vedere le difficoltà come opportunità.

Coltivare, identificare e far nascere un’opportunità richiede un investimento continuativo. Serendipity è il grazioso termine che si usa in inglese per descrivere i colpi di fortuna casuali. Quasi tutti i casi di serendipity e di opportunità implicano che qualcuno faccia qualcosa. Come dice l’imprenditore Bo Peabody, «il modo migliore per assicurarsi che succedano cose fortunate è assicurarsi che succedano molte cose». Fai in modo che succedano delle cose e, a lungo andare, sarai tu a creare la tua stessa serendipity e a far nascere le tue opportunità.

Collegati alle reti di persone: gruppi e associazioni. Le opportunità non fluttuano come nuvole. Sono fermamente ancorate a certi individui. Se stai cercando un’opportunità, in realtà stai cercando delle persone. Se stai valutando un’opportunità, in realtà stai valutando delle persone. Se stai cercando di rimediare le risorse per cogliere un’opportunità, in realtà stai cercando di accaparrarti il supporto e il coinvolgimento di altre persone. Non è un’azienda a offrirti un lavoro, sono delle persone a farlo.

Le persone che hanno idee e informazioni di qualità tendono a frequentarsi. Se vuoi aumentare il flusso delle tue opportunità, entra in (e partecipa a) più gruppi e associazioni possibile. Perché un network abbia valore, tutti devono essere intenzionati a investire in esso facendo circolare informazioni e idee al suo interno.

La morale è che le grandi opportunità non arrivano quasi mai nel momento ideale in base ai tuoi piani. Sarebbe bello se trovassi quell’opportunità di svolta professionale proprio quando stai pensando di lasciare il tuo attuale lavoro. In genere, la tempistica è imperfetta e complicata. Nella maggior parte dei casi, l’opportunità arriverà quando ti trovi nel bel mezzo di un piano diverso – per esempio a pochi giorni dalla tua partenza per fare il giro del mondo.

Assumere rischi intelligenti. Il rischio non è il nemico, è una costante della vita. Esiste una concorrenza per accaparrarsi le buone opportunità. E proprio per questo, se sei in grado di assumere rischi con intelligenza, troverai opportunità che altri non coglieranno. Il «rischio» nel contesto del percorso professionale equivale alle conseguenze negative di una data azione o decisione, nonché al grado di probabilità che tali conseguenze si verifichino. Ciò che distingue i grandi imprenditori da tutti gli altri, però, non è un’alta tolleranza del rischio in sè e per sè, bensì la capacità di valutarlo e gestirlo con giudizio. Essi perseguono strategicamente solo le opportunità che promettono di arrecare abbastanza benefici da giustificare le potenziali minacci. Se non sei costretto a riflettere seriamente sui rischi insiti in un’opportunità lavorativa, probabilmente non è quell’opportunità da sprint che stai cercando.

La costante presenza del rischio è il motivo per cui ogni Piano A per il percorso professionale dovrebbe essere accompagnato da un Piano B e un Piano Z.

Sopravvalutare le minacce ed evitare i danni può essere una buona strategia per obbedire al freddo mandato dell’evoluzione: tramandare i nostri geni alle generazioni future. Ma non è il modo giusto per vivere al massimo. Per condurre una vita straordinaria e gagliarda, devi sforzarti di superare questo pregiudizio negativo. Il primo passo è ricordare a te stesso che probabilmente le potenziali minacce di una data situazione non sono gravi, o probabili, come sembrano.

La prima cosa che devi chiederti riguardo a una possibile opportunità è: se si verificasse la peggiore delle ipotesi, rimarrei comunque in gioco? Se lo scenario più infausto prevede un grave danno alla tua reputazione, o la perdita di tutti i tuoi asset economici, o un esito che porrebbe fine in altro modo al tuo percorso professionale, non assumere quel rischio. Se la peggiore delle ipotesi è che tu vanga licenziato, che perda un pò di tempo o di soldi, o che ti trovi in una situazione disagevole, fintantoché avrai a disposizione un solido e affidabile Piano Z rimarrai comunque in gioco, dunque dovresti essere aperto all’idea di assumere quel rischio.

Non avrai mai la certezza assoluta. Non confondere l’incertezza con il rischio. Esisteranno sempre motivi di incertezza sulle opportunità lavorative e sui rischi associati. Ma spesso le più grandi e migliori opportunità sono quelle accompagnate da più punti di domanda. Non lasciare che l’incertezza ti blocchi facendoti sopravvalutare il rischio.

Il lavori part-time o a contratto, meno “stabili” di quelli a tempo pieno. Una certa instabilità è meno problematica di quanto non si creda: anzi, in verità è positiva. Molto scartano i lavori part-time o a contratto considerandoli inferiori a quelli a tempo pieno o a tempo indeterminato, mentre in realtà sono un ottimo modo per sviluppare le competenze e le relazioni che aiutano a svoltare su un’ampia gamma di Piani B.

Il fatto stesso che così tanti imprenditori considerino altamente rischiosa la decisione di fondare un’azienda durante una recessione, in realtà, la rende meno rischiosa.

Anche se i datori di lavoro di oggi non offrono un posto fisso a vita – il patto fra datore di lavoro e dipendente si è totalmente disintegrato – alcuni settori offrono una certa parvenza di stabilità: è relativamente difficile essere licenziati, il salario non fluttua più di tanto, le responsabilità lavorative rimangono stabili. Sono i settori generalmente considerati meno rischiosi: pubblica amministrazione, istruzione, ingegneria, sanità.

Introducendo periodicamente una certa instabilità nel tuo percorso professionale, ti assicurerai di scampare alle brutte sorprese. Acquisirai la «capacità di incassare gli shock senza contraccolpi».

Avere la pretesa di poter evitare qualsiasi rischio ti farebbe perdere opportunità che potrebbero cambiarti la vita. Inoltre, ti farebbe cadere in uno schema di vita pericolosamente fragile, lasciandoti esposto alla minaccia di una crisi enorme in futuro. Oltre a ciò, non puoi mai prevedere con esattezza quando raggiungerai dei punti di flessione o avrà luogo qualunque altro evento minaccioso per il tuo percorso professionale. Se svilupperai la tua capacità di resistenza, potrai cogliere le grandi opportunità nutrendo meno preoccupazione per le possibili conseguenze di un intoppo imprevisto. Per quella start-up che sei tu, l’unica soluzione di lungo termine al rischio è la capacità di resistenza. Ricorda: se tu non trovi il rischio, sarà il rischio a trovare te.

Le persone che conosci sono il tuo sapere. Non puoi riempire il tuo cervello fino all’orlo con tutte le informazioni che potrebbero essere pertinenti al tuo percorso professionale, per poi dispiegarle il giorno dell’esame. Nel mondo del lavoro, ogni giorno è il giorno dell’esame; ogni giorno reca con sè nuove, imprevedibili sfide e decisioni. Ammassare riserve di nozioni non ti porterà da nessuna parte. Ciò che ti porterà da qualche parte è la possibilità di accedere alle informazioni che ti servono, quando ti servono. 

Un imprenditore naviga attraverso i problemi del quotidiano associati alla gestione di un’azienda raccogliendo la cosiddetta business intelligenceinformazioni tempestive e traducibili in azione su ogni aspetto della sua attività. Anche tu hai bisogno di una attività di intelligence per navigare attraverso queste sfide. Puoi ottenerla parlando con le persone del tuo network. Sono le persone ad aiutarti a capire i tuoi asset, le tue aspirazioni e le realtà di mercato; sono le persone ad aiutarti a valutare i possibili alleati e contatti di fiducia e a presentarti a loro; sono le persone ad aiutarti a monitorare i rischi insiti in una data opportunità. Ciò che ottieni attingendo alla mente degli altri si chiama network intelligence, o patrimonio informativo del network.

Le persone possono scremare le informazioni che ricevi da altre fonti. Possono dirti quali libri leggere; quali passaggi di un articolo sono importanti; quali risultati di ricerca ignorare; di quali individui puoi fidarti o meno. Le persone ti aiutano a concentrare l’attenzione sulle informazioni pertinenti e traducibili in azione. In un’era caratterizzata dal sovraccarico informativo, questo è un vantaggio che ha un valore incredibile.

Molte persone, infine, hanno semplicemente pensieri più azzeccati quando dialogano con altri. Il potere di un individuo aumenta esponenzialmente grazie all’aiuto di un network. Ciò avviene anche perché quando le informazioni vengono scambiate fra persone che conoscono a fondo una certa questione e ci tengono, il segnale diventa più forte. Due (o più) menti ben coordinate battono sempre una mente sola.

Poni domande a tutto il network. Sono due le modalità fondamentali per trarre informazioni dalla rete: 1) porre domande a individui specifici che fanno parte del tuo network, e/o 2) gettare una rete più ampia consultando simultaneamente una parte significativa del network.Tutti noi abbiamo certe persone a cui chiediamo consigli o informazioni su determinati argomenti o problemi, ma non tutti sappiamo su quali persone del nostro network possiamo contare per informarci in vista di varie decisioni che riguardano il nostro percorso professionale.

Porre molte buone domande è il segreto anche sul fronte del patrimonio informativo del network. Può sembrare ovvio, ma se non poni effettivamente le tue domande in modo da ricevere risposte utili, il resto non conta.

Come abbiamo detto, la serendipity ha luogo quando sei in movimento, quando stai facendo delle cose. La serendipity ti aiuta anche a ricavare informazioni dal tuo network quando ti comporti in modo analogo – quando coinvolgi le persone. Il fatto di rimanere “loggato” su Amazon, LinkedIn, Yahoo, Facebook, Yelp, Google e gli altri “segnali di linea” di Internet, come li chiama il CEO di Zynga Mark Pincus, può permetterti di ottenere informazioni personalizzate ricollegabili alla serendipity.

Finora, abbiamo parlato del primo passo – raccogliere le informazioni da più persone del tuo network. Una volta raccolte le informazioni, il passo successivo è analizzare la validità, l’utilità e la pertinenza di ciò che ogni persona ha detto. La sintesi costituisce l’importante passo finale. Se non fai una pausa per assimilare il quadro complessivo di tutto ciò che hai scoperto, ti sentirai come se ti stessi infiltrando in una festa ascoltando brevi stralci di conversazioni diverse senza riuscire a coglierne la sostanza. Per fare una sintesi di ciò che scopri devi conciliare le informazioni e i consigli contraddittori (il che è inevitabile, se attingi a più flussi informativi forniti da persone diverse), ignorare le informazioni che ti sembrano completamente fuori luogo e soppesare le informazioni di ogni persona in modo diverso. E’ un processo cognitivo complesso. Per ora ci limiteremo a dire che per quanto riguarda le informazioni, una sintesi efficace fa sì che l’intero valga più della somma delle sue parti. 

Trarre informazioni di qualità dal patrimonio del network è difficile. Il patrimonio informativo del network rappresenta il livello avanzato del gioco: se saprai attingere a esso nel modo giusto, ti conferirà un vantaggio competitivo.

Conclusioni. Viviamo in un’economia interconnessa, in rapido movimento e competitiva. Il cambiamento e l’incertezza costanti rendono inefficace qualunque strategia tradizionale per il percorso professionale. La scala mobile delle carriere è perennemente inceppata. Il patto tra datore di lavoro e dipendente si sta dissolvendo. La concorrenza per accaparrarsi le opportunità è aspra.

I tuoi alleati ti aiuteranno a sviluppare un vantaggio competitivo, effettuare la Pianificazione ABZ, inseguire le opportunità da sprint, assumere rischi intelligenti e attingere al patrimonio informativo del network. Devi assolutamente prendere il controllo del tuo percorso professionale, ma devi anche investire sulla carriera di altre persone del tuo network, che ti aiuteranno e che a tua volta aiuterai.

Se la cultura, le istituzioni e la popolazione locali non danno adito a una vita di stampo imprenditoriale, le strategie di Teniamoci in contatto offrono solo una piccola parte del loro vero potenziale. Un imprenditore che sta cercando di crearsi un giro d’affari in una società malsana è come un seme piantato in un vaso che non viene mai innaffiato: indipendentemente dal talento dell’imprenditore, i suoi affari non possono andare a gonfie vele.

Lo stato di salute di una società incide analogamente sugli esiti raggiunti dai singoli professionisti. E’ difficile avere un percorso professionale degno di nota se si vive in una società caratterizzata da un’estrema povertà, servizi e infrastrutture scadenti o un clima di scarsa fiducia. Nelle società sane è più probabile che la gente si scambi informazioni, entri a far parte di vari gruppi e collaboratori a progetti insieme – tutte le attività che finiscono per ampliare le opportunità di carriera, sia per te sia per le persone che verranno dopo di te.

Inizia ad attingere alla tua rete di relazioni, dunque. Inizia a investire sulle competenze. Inizia ad assumere rischi intelligenti. Inizia a inseguire le opportunità di svolta. Ma soprattutto, inizia a studiare i piani per il tuo percorso professionale che ti differenzieranno da chiunque altro; inizia ad adattare queste regole in base alla tua vita di professionista flessibile. Per condurre una vita in fase beta permanente, il trucco è non smettere mai di iniziare. La start-up sei tu.

Reid Hoffman e Ben Casnocha

http://www.thestartupofyou.com

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