[LuBannaiuolu] Fibra ottica a Calabritto: conviene davvero? Alcune cose da sapere e alcuni consigli utili

Sembrava ieri quando a Calabritto arrivò l’ADSL. Uno dei pochi paesi della zona ad essere raggiunto dalla linea veloce cablata, quando in altri paesi, ancora ora, arriva soltanto la linea “wireless”.

Ed oggi siamo tra i primi paesi della Valle del Sele ad essere raggiunti dalla linea ultra-veloce, quella in fibra ottica. 

Ma quali sono i reali vantaggi di questa nuova linea di trasmissione dati? Sicuramente la velocità e l’affidabilità. La trasmissione dati su fibra ottica si basa sulla propagazione di segnali ottici in cavi di fibra vetrosa o polimeri plastici e permette di essere immune ai disturbi elettromagnetici e ai fattori climatici, garantendo una capacità di banda e una velocità di trasmissione in download e upload superiore alla linea ADSL.

Grazie a tale servizio, si avrà, ad esempio la possibilità di ricevere lo streaming audio e video ad alta risoluzione, di telefonare via VOIP, di condividere file di grandi dimensioni in poco tempo, ecc.

Vantaggi che si rifletteranno sicuramente anche su professionisti ed imprese locali che fanno uso della rete Internet per le proprie attività.

Ma entriamo un po’ più nel tecnico: la velocità nominale del servizio di connettività a Calabritto arriverà al massimo a 100 Mbps (Megabit/sec), ma con una velocità effettiva che però potrebbe essere considerevolmente inferiore. Infatti, occorre considerare il “problema dell’ultimo miglio”, ossia la fibra non arriverà proprio in casa, visto che la rete di accesso all’utenza telefonica domestica continuerà ad essere costituita dal doppino di rame. 

Per intenderci, le velocità massime effettive si ottengono quando la fibra arriva dalla centrale al router domestico, senza passare per la rete telefonica tradizionale su cavo di rame; tale tipo di servizio è denominato FTTH (Fiber to the Home) e, al momento, è presente solo in poche città italiane. 

In merito agli abbonamenti, molti sono gli operatori che offrono offerte per la linea in fibra (comprensiva di chiamate telefoniche ed altri servizi), i quali hanno iniziato a chiamare i concittadini già prima che venissero ultimati i lavori di cablaggio. Il costo si dovrebbe aggirare intorno ai 25 euro al mese (in promozione iprimi 1 o 2 anni) per poi aumentare a 30-35 euro al mese. Un po’di consigli prima di scegliere l’operatore:

  • non vincolarsi ad un abbonamento che impone un numero minimo di anni prima di poter eventualmente disdire il contratto
  • chiedere all’operatore qual è la velocità minima garantita, che per legge deve essere indicata nella documentazione informativa e nel contratto telefonico
  • chiedere preventivi a più operatori, confrontando i prezzi e le offerte e, soprattutto, la velocità minima garantita.

Aldilà del fattore di attenuazione, il servizio di fibra a Calabritto avrà sicuramente velocità e affidabilità superiori rispetto a quello ADSL che, in molte abitazioni, non arriva neanche ai 5/6 Mbps (nonostante la velocità nominale massima di 20 Mbps).

Insomma, un altro passo importante ed innovativo per la Comunità di Calabritto.

[Pubblicato sul numero de LuBannaiuolu di Ottobre-Novembre 2018]

[07.07.2018] Il mio matrimonio

Il 07 Luglio 2018 io e la mia Lei ci siamo sposati.

Auguro a noi una lunga e felice vita insieme! 🙂

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[Libro] Presentazione Libro “Calabritto nel 1755” il 28 Dicembre 2017 a Calabritto

Evento a cura della redazione de LuBannaiuolu, trasmesso in diretta streaming su Radio Calabritto

Appuntamento: 28 Dicembre 2017 ore 18,30 presso la Sala Consiliare del Comune di Calabritto

Interverranno:

  • Dott. Fabio Paolucci (Autore)
  • Dir. Arturo Bascetta (Editore)
  • Prof. Gelsomino Centanni (Sindaco)
  • Prof.ssa Luisa Severino (Assessore alla Cultura)
  • Prof. Giuseppe Sierchio (storico dell’arte)
  • Ing. Francesco Ficetola
  • Dott.ssa Gerardina Ficetola
  • Dott. Gelsomino Del Guercio (Giornalista – Moderatore)

Il libro “Calabritto nel 1755” è uno studio attento del Catasto Onciario di Calabritto, redatto per ordine di Carlo III di Borbone, il quale il 17 marzo 1741 diede avvio a questo grande progetto di censimento dei beni in tutto il Regno di Napoli.
Nel testo vengono riportate tutte le rivele (dichiarazioni dei redditi) di tutte le famiglie calabrittane, descrivendo uno ad uno tutti i nuclei familiari nelle loro composizioni e nelle proprietà che i capifamiglia possedevano.

Lo studio analitico del Catasto Onciario di Calabritto consente di approfondire aspetti sociali ed economici della vita del paese nel Settecento.
Attraverso l’analisi dei cognomi tipici del luogo e già attestati nel Settecento è possibile ricostruire un profilo storico e genealogico di tutte le famiglie di Calabritto.

Il libro fa parte della Collana Catasti Onciari del Regno di Napoli, edito da ABE – Arturo Bascetta Edizioni di Avellino.

Della stessa collana è il libro “Quaglietta nel 1754”, del quale si farà cenno e che sarà disponibile al pubblico la sera dell’evento.

Locandina Presentazione
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Locandina Presentazione Libro "Calabritto nel 1755"

 

[Libro] “Calabritto nel 1755” di Fabio Paolucci

Fabio Paolucci, Calabritto nel 1755, ABE, Avellino 2017

Collana: “Catasti Onciari del Regno di Napoli”

CASA EDITRICE: ABE – Arturo Bascetta Edizioni di Avellino

 

Il libro “Calabritto nel 1755” è uno studio attento del Catasto Onciario di Calabritto, redatto per ordine di Carlo III di Borbone, il quale con le “istruzioni” emanate dalla Regia Camera della Sommaria di Napoli il 17 marzo 1741 diede avvio a questo grande progetto di censimento dei beni in tutto il Regno di Napoli.

Anche l’Università di Calabritto (l’Universitas era l’antico Comune), che era in Principato Citeriore, rispose all’appello insieme a tutte le altre città, terre e casali del Regno, ultimando nel 1755 la “confezione” del suo catasto, detto Onciario in quanto la valutazione dei patrimoni sia immobiliari che da bestiame o finanziari, veniva stimata in base all’unità monetaria teorica di riferimento, l’oncia, corrispondente a sei ducati.

Il Catasto Onciario di Calabritto è composto da ben 5 volumi manoscritti, che comprendono gli “Atti preliminari”, ossia tutti gli atti che riguardano l’organizzazione dei lavori per la redazione del Catasto, dai bandi pubblicati da “Sindico” ed “Eletti” ai verbali dei “pubblici parlamenti” nella piazza per le nomine dei deputati e degli apprezzatori, le “rivele” che erano una sorta di dichiarazione dei redditi fatta da ogni capofamiglia, l’ “apprezzo”, ossia la valutazione di tutti i beni dichiarati, ed il “catasto onciario” vero e proprio, in cui è riportata per ogni capofamiglia la tassazione in once.

L’autore ha studiato approfonditamente tutte le parti che compongono questo preziosissimo documento storico, il cui originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, nel fondo della Regia Camera della Sommaria (buste 4087-4091).

Tutte le “rivele” con le relative tasse in once sono state analizzate meticolosamente, una ad una, e trascritte in sintesi in una completa Appendice Documentaria: ben 345 famiglie, 33 vedove e vergini in capillis (ossia le donne di età maritabili non sposate), i “forastieri abitanti laici” ed i “forastieri bonatenenti” non abitanti, diverse chiese, cappelle e congreghe, nonché una decina di parroci formavano la popolazione di Calabritto nella metà del Settecento.

Dopo una breve introduzione storica, nel capitolo unico introduttivo, diviso in 5 paragrafi (1. “La confezione del General Catasto nella Terra di Calabritto”; 2. “Mestieri, professioni e società”, 3. “I cognomi”; 4. “I luoghi di Calabritto nel Catasto Onciario”; 5. “I luoghi pii”), viene descritta la società calabrittana della metà del Settecento sotto tutti gli aspetti, da quello socio-culturale a quello più strettamente urbanistico (toponomastica e localizzazione delle contrade), con una descrizione delle antiche contrade che formavano il borgo.

Segue una dettagliata Appendice Documentaria in cui l’autore ha riportato tutte le “rivele” (dichiarazioni dei redditi) di tutte le famiglie calabrittane, descrivendo uno ad uno tutti i nuclei familiari nelle loro composizioni e nelle proprietà che i capifamiglia possedevano.

Un esempio di rivela, estrapolata dal libro, è il seguente: «Il bracciale Antonio Perna di Giuseppe di 40 anni abita in casa propria a San Pietro e possiede 4 pecore, un somaro, vigne alle Saude, alle Fosse e alla Serra, un terreno seminatorio alle Caldare, un castagneto alla Valle di Vitale e un oliveto alle Coste dell’Ogliaro. Vive con la moglie Rosa Castagno di 36 anni e con i figli Silvestro lattante, Angela in capillis di 8 anni e Catarina di 5 anni. Nella stessa casa vive pure il fratello Pasquale Perna bracciale di 24 anni».

Lo studio analitico del Catasto Onciario di Calabritto ha consentito di approfondire aspetti sociali ed economici della vita del paese nel Settecento. Poche famiglie agiate dimostrano la presenza di un notabilato locale con notevole potere economico in una società divisa rigorosamente nei tre ceti “de’ Civili”, “de’ mediocri” e “degl’inferiori”; l’artigianato era vivace e proficuo, consentendo vere e proprie redditizie attività imprenditoriali come quelle dei “sartori”, degli “scarpari” e dei “barilari” (produttori di barili).

Infine, attraverso l’analisi dei cognomi tipici del luogo e già attestati nel Settecento è possibile ricostruire un profilo storico e genealogico di tutte le famiglie di Calabritto. Tra i cognomi più diffusi all’epoca, troviamo: Spatola, Centanni, Del Guercio, Rizzolo, Gonnella, Mattia, Raimo, D’Alessio, Grillo, Parisi, Perna, Ficetola, Megaro, Corbo, Quartuccio, Viscido, Burdo, Calcagno, Castagno, Filippone, Moretto, Zecca, Cardellicchio, Del Plato, Di Marco, Dragonetto, Gigante, Lione, Pucillo, Vetracchio, Carluccio, Di Gregorio, Di Nicola, Di Popolo, Di Trolio e Farella.

Il testo verrà presentato a Calabritto durante il periodo natalizio, in data da definire, insieme ad un altro libro sul Catasto Onciario di Quaglietta, opera degli autori Del Bufalo e dello stesso editore Bascetta.

 

BIOGRAFIA AUTORE:

FABIO PAOLUCCI (Salerno, 1982) – Appartenente ad antica famiglia di Colle Sannita (BN), è ricercatore storico presso l’Archivio del Capitolo di San Pietro in Vaticano, archivista, saggista e giornalista pubblicista. Laureato con lode in ‘Beni Culturali’ e in ‘Gestione e conservazione del patrimonio archivistico e librario’, si è specializzato in ‘Archivistica, Paleografia e Diplomatica’ presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Napoli.

Tra le sue pubblicazioni: La famiglia Di Popolo da Calabritto. Storia, genealogia e documenti di un’antica famiglia contadina irpina (Boopen, 2010), Le famiglie campane. Tra storia, genealogie e personaggi illustri (Kairós, 2012), Francesco Flora. Le radici, l’uomo, la storia (Fausto Fiorentino Editrice, 2012) e quattro volumi per il Capitolo di San Pietro in Vaticano sulle epigrafi pagane e cristiane dell’area vaticana (ECV – Edizioni del Capitolo Vaticano, 2013-2015). Ha già pubblicato, per la presente collana Catasti Onciari del Regno di Napoli, i volumi Colle Sannita nel 1742, Praiano nel 1752 e Reino nel 1753 (ABE 2017). Sono in preparazione i testi sui Catasti Onciari di Nereto (TE), Cetara (SA) e Bonito (AV).

 

"Calabritto nel 1755" - Copertina del Libro

Premio FORUM PA 2017: 10×10 = cento progetti per cambiare la PA

Al FORUM PA 2017 sono stati presentati i vincitori del “Premio FORUM PA 2017: 10×10 = cento progetti per cambiare la PA”. La mia azienda, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), ha partecipato con il progetto “BusinessContinuity, Disaster Recovery & Cyber Physical Security Center“, posizionandosi tra i primi 5 vincitori del premio. Personalmente ho partecipato attivamente all’iniziativa progettuale denominata “CYPSEC” (Cyber Physical Security Center), che prevede la realizzazione di una Centrale Operativa per il monitoraggio, il controllo e l’incident detection/response degli eventi di sicurezza logica e fisica, in grado di individuare le vulnerabilità e gestire le situazioni di pericolo.

Tale riconoscimento gratifica e premia il lavoro fatto insieme ai miei colleghi.

Di seguito gli abstract del progetto e il riconoscimento conferito ad IPZS:

Forum PA Challenge 2017 - IPZS - BC, DR e CYPSEC

Forum PA Challenge 2017 - CYPSEC
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FORUM PA 2017: Premio IPZS

Riferimenti:

[ECODAY] La giornata ecologica a Calabritto – ECODAY 2016

Il giorno 26 Agosto scorso si è tenuta la 3° Edizione dell’ECODAY a Calabritto, una giornata ecologica organizzata insieme agli amici de @LuBannaiuolu, della @Comunità Parrocchiale Calabritto e di @MarcusAntonius Russus LoScrigno Quaglietta, con il patrocinio del Comune di Calabritto.

https://www.facebook.com/events/1766324133644762/

L’evento ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare il problema della pulizia delle aree verdi delle nostre montagne e ripulirle dall’immondizia lasciata da gente noncurante. Purtroppo, la partecipazione all’evento da parte dei giovani di Calabritto è stata scarsa (come nella passata edizione del 2011 è stata ammirevole la presenza dei Quagliettani).

Nelle aree dove siamo intervenuti abbiamo trovato di tutto, dai rifiuti da pic-nic a materiale ingombrante. Vere discariche a cielo aperto, nei boschi del Parco Regionale dei Monti Picentini. Dopo il tanto lavoro, abbiamo pranzato tutti insieme al Gaudo e, nonostante eravamo pochi, lo spirito dell’iniziativa e la voglia di divertirsi non sono mancati.

L’album delle foto dell’Ecoday sono state caricate su Facebook a questo link: Foto ECODAY 2016

ECODAY 2017

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Gita fuori porta a Orvieto-Civita di Bagnoregio-Bolsena

Questo week-end ci siamo fatti una bella gita “fuori porta”, a pochi km da Roma. Abbiamo visitato Orvieto, Civita di Bagnoregio e Bolsena. Condiviso qui alcune foto scattate e vi consiglio di visitare questi posti magnifici, ricchi di storia, tradizione e buona cucina.

Orvieto2015

 

Pozzo di San Patrizio - Orvieto Duomo di Orvieto LaBadia Orvieto Civita di Bagnoregio Civita di Bagnoregio Civita di Bagnoregio Bolsena

Un paese, Calabritto

Calabritto pre-Terremoto 1980Quando il mio paese (Calabritto) cominciò a sorgere, v’era un’osteria, nella quale abitava una donna, di nome Britta. Al disotto, passava una via mulattiera. I mulattieri chiamavano sempre la padrona, perché portasse loro qualche cosa da mangiare. Cala, Britta. La donna morì e, in suo ricordo, il paese, che s’ingrandì, si chiamò Càlabritto.

[Tratto da “Storie irpine” di Claudio Corvino]

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iParcheggiatori: estratto dell’intervista ad Antonio Puledda sul funzionamento dell’app

Estratto dell’intervista all’amico Antonio Puledda in cui spiega, alla trasmissione “diMartedì” in onda su La7 il 18 Novembre scorso, il funzionamento dell’app iParcheggiatori. So soddisfazioni! 🙂

iParcheggiatori: intervista su La7

Il “ricco” mestiere del parcheggiatore abusivo

[Tratto da L’Indro – L’approfondimento Quotidiano Indipendente (30 Ottobre 2014) – Il ‘ricco’ mestiere del parcheggiatore abusivo]

Il confine tra folclore e illegalità è una linea sempre molto sottile allorquando si parla di Napoli e dei suoi mille mestieri. Il parcheggiatore abusivo tra questi occupa senz’altro un posto di rilievo. Il giro di affari mosso dal settore vale diversi milioni di euro. Singole aree di sosta possono rendere infatti anche 40 mila euro al mese. Un business gestito interamente dalla camorra.

Secondo l’ultimo rapporto in materia stilato dai Vigili Urbani qualche tempo fa,  Piazza Arcangelo Scacchi, alle spalle di piazza Nicola Amore, è controllato dalla famiglia Macor per conto dell’ex clan Misso. Solo per la sosta degli ‘abbonati’ entra una cifra mensile di circa 12mila euro. Ma l’area, dove si lavora anche di notte, riesce a fruttare almeno 40mila euro. Piazza Santo Sepolcro, all’altezza dell’Università Suor Orsola Benincasa lungo il corso Vittorio Emanuele è controllata dal clan Di Biase. In questo caso le entrate ammontano a 15mila euro al mese. Il Rione Luzzati, nelle mani del clan Mazzarella, rende 25mila euro al mese e molte delle auto in sosta sono di residenti costretti a pagare per lasciare l’auto e non temere ritorsioni.

Ma per chi volesse avere un elenco dettagliato e aggiornato in tempo reale del fenomeno a Napoli come nel resto d’Italia è possibile consultare i dati dal sito web iparcheggiatori.it. Nel solo capoluogo partenopeo a oggi sono 627 i parcheggiatori senza permesso che si sono appropriati di intere zone della città (l’intera Lombardia ne ha 22), cifra che sale a 1036 se si considera l’intera regione Campania che neanche a dirlo detiene il primato, seguita da Sicilia con  213 e Lazio 158. I numeri così come ci spiega l’ideatore del sito Pasquale Mauriello: Sono forniti direttamente dagli utenti. Chiunque si imbatta in una di queste figure può tranquillamente segnalare il luogo, la tipologia di parcheggiatore, aggressivo o accomodante, unitamente al costo della tariffa”. I l servizio reso dal sito, realizzato grazie anche all’apporto di Fabio Ranieri, Antonio Puledda, Michele Palantamura, Francesco Ficetola e Sara Guidotti è stato accolto con estremo favore dal Comune di Napoli che ha deciso di collaborare fornendo i dati degli interventi da parte dei vigili urbani per cercare di arginare il fenomeno.

Diversificate a seconda delle zone il denaro estorto dai parcheggiatori. “Mediamente si va da 1 a 3 euro a sosta” senza contare naturalmente gli eventi speciali come ad esempio le partita del Napoli, in quel caso l’obolo da versare può salire anche a 5 euro. “Il fenomeno è più diffuso di quanto si possa credere” argomenta Mauriello. Una condotta che più che assurgere a innocuo elemento caratterizzante la città sembra essere diventata un vero e proprio lavoro. “La differenza” argomenta questo giovane praticante avvocato con il gusto dell’innovazione  “è che prima trattavasi di casi più isolati, dettati principalmente dal bisogno di lavoro di pochi, quasi folclore in una città che ha fatto di quest’ultimi da sempre il proprio biglietto da visita, oggi invece è una vera e propria professione”.

Difficile dargli torto. Di recente un parcheggiatore abusivo intervistato da una nota radio locale ha dichiarato di versare alla camorra dai 100 ai 500 euro a seconda della zona da lui occupata. Somme a cui vanno aggiunte i guadagni personali che possono essere pari o persino superiori. Cifre apparentemente iperboliche ma che possono tranquillamente considerarsi arrotondate per difetto.  Il costo per stare tranquilli ed evitare ritorsioni ai danni dell’auto si aggira infatti da 1 euro a salire, cifra che può arrivare anche a 5 euro in caso di eventi speciali come le partite casalinghe del Napoli calcio.

Un fenomeno difficile da debellare. “Il grande problema” continua Mauriello “è che al momento non esiste una specifica figura di reato. Un parcheggiatore abusivo al di là di una sanzione amministrativa che difficilmente pagherà perché nel 90% dei casi risulta nullatenente è perseguibile solo per estorsione. Quest’ultimo reato però non è facilmente dimostrabile, in quanto comunque richiede un ruolo attivo da parte della ‘vittima’,  in questo caso l’automobilista, che il più delle volte preferisce pagare ed evitare altri grattacapi”.

Diverso l’approccio al problema da parte dei cittadini. “Premesso che la figura del parcheggiatore abusivo vive e prospera proprio perché ci sono automobilisti pronti a pagare, c’è da registrare un atteggiamento diversificato da parte dei giovani sempre più refrattari a pagare per un qualcosa che in fondo gli spetta di diritto. Altro discorso invece vale per gli anziani, più tolleranti e sempre meno insofferenti verso un fenomeno che vivono come uno dei tanti aspetti folcloristici della città”.

Già, Napoli e il suo folclore, croce e delizia di una città incapace di accettare le regole del vivere civile anche quando a farne le spese sono per primi i suoi stessi abitanti.